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di Cesare Fumagalli

Presidente Lariodesk Informazioni, Azienda Speciale Camera di Commercio di Lecco

Un territorio che ha sofferto e soffre per la difficoltà con la quale si muovono le persone e le merci deve far tesoro degli errori del passato e non ripeterli: ecco perché la provincia di Lecco oggi deve dotarsi di una infrastruttura di rete di banda larga1. È sostanzialmente questa la motivazione che ci ha mosso nel promuovere un anno e mezzo fa lo studio di fattibilità per la realizzazione di una rete a banda larga nella provincia di Lecco. Questo territorio non ha mai valutato in termini di costo le difficoltà di sviluppo che la sua economia ha patito per la carenza di strade e ferrovie idonee: Lecco è diventata capoluogo di provincia, distinguendosi per non disporre di un collegamento veloce di tipo autostradale alla rete delle autostrade italiane e quindi europee, così come va sottolineato che il collegamento ferroviario con Milano è tutt'oggi senza doppio binario. Condizioni infrastrutturali incredibili per un territorio situato all'interno dell'area di più antica industrializzazione del Paese, che si colloca stabilmente nel primo quarto di percentile in tutte le classifiche sugli indicatori di sviluppo tra le 100 province italiane. Ci piacerebbe pensare che la lezione della storia più recente sia servita e che non si commetta più l'errore di esasperare i fattori di efficienza intra-aziendali trascurando di occuparsi dei fattori extra-aziendali, quelle condizioni che stanno "fuori dai cancelli" della fabbrica, come si usava dire, in grado però di incidere pesantemente sul livello di competitività dei beni e dei servizi prodotti. Ma il ragionamento non cambia se allo sviluppo economico si sostituisce il miglioramento della qualità della vita dei 300.000 cittadini che abitano questa provincia e la percorrono spostandosi per lavoro, per necessità e per piacere. Ora non vi è dubbio che la "mobilità delle informazioni" è già oggi fattore determinante sia per lo sviluppo delle attività economiche sia per il miglioramento della qualità della vita. E ancor più lo sarà in futuro, con progressione esponenziale. E la mobilità delle informazioni è legata all'esistenza di infrastrutture su cui le informazioni viaggiano, esattamente come la mobilità delle automobili è legata all'esistenza di infrastrutture stradali. È stata questa la prima risposta che lo studio di fattibilità affidato a Tecnochora SpA - che si è avvalsa delle professionalità del Politecnico di Milano - ci ha fornito. Per dirla chiara, ci siamo tolti il dubbio che alla luce delle conoscenze scientifiche odierne esistesse la possibilità di far viaggiare grandi quantità di dati senza dover creare infrastrutture, come spesso esperti estemporanei (quasi sempre interessati) sostengono. Oggi e nel futuro prossimo l'"autostrada" su cui far viaggiare grandi quantità di dati è la fibra ottica. E la fibra ottica è contenuta in cavi e i cavi vanno posati all'interno di cavidotti. Così lo studio in oggetto indica l'opportunità di creare una rete di backbone consistente in un anello primario intorno alla "grande Lecco" come viene chiamato l'agglomerato urbano che va da Calolzio a Valmadrera abbracciando il capoluogo, in un anello secondario che da lì raggiunge Oggiono e poi Merate per ritornare a Lecco e poi una dorsale che corra lungo la sponda orientale del Lario e si ricongiunga con la Valsassina per tornare a Lecco. ... Chilometri di fibra ottica da posare in cavidotti in parte esistenti e in parte da realizzare... per non perdere il treno dello sviluppo e della qualità della vita.

Nota

1. Il termine italiano banda larga è la traduzione letterale dalla parola inglese "broadband". La prima definizione della parola broadband risale al 1956, quando gli operatori di telecomunicazioni affermarono che con banda larga bisognava riferirsi alla tecnologia che permetteva di "operare con un elevato numero di frequenze" (in inglese "operating at, responsive to, or comprising a wide band of frequencies"). Col passare del tempo il termine banda larga ha assunto accezioni sempre più complesse così come è accaduto e accade per molte altre parole coniate nel mondo delle telecomunicazioni e di Internet. In particolare c'è chi classifica la banda larga solo in funzione della capacità trasmissiva e chi, invece, esclusivamente in base ai servizi. Nel nostro studio abbiamo adottato la definizione di broadband riportata nel rapporto della task force sulla larga banda istituita dal Ministero delle Comunicazioni il 14 settembre 2001, secondo cui "Per banda larga si intende l'ambiente tecnologico che consente l'utilizzo delle tecnologie digitali ai massimi livelli di interattività. L'ambiente tecnologico è costituito da applicazioni, contenuti, servizi ed infrastrutture". Con questa definizione è possibile distinguere il concetto di banda larga da quello della capacità trasmissiva e dalle tipologie di applicazioni. In questo modo la definizione è sempre applicabile e sarà indipendente dai progressi tecnologici, dalle applicazioni e dal contesto di utilizzo.