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di Sergio Marelli
Presidente Associazione ONG Italiane

 

Il mondo economico, con l'apporto della società civile e delle associazioni non governative, deve impegnarsi nella promozione di uno sviluppo che consenta di soddisfare gli attuali bisogni senza mettere a rischio i diritti fondamentali

 

Diversi strumenti di rilevazione indicano la centralità del rapporto tra mondo economico, società civile e istituzioni. Qualche anno fa l'Eurispes aveva condotto una ricerca su "Etica e Impresa" sottoponendo ad un campione di imprenditori alcune delle più rilevanti questioni relative all'ordine mondiale. I dati emersi indicano che la maggioranza degli intervistati si è espresso favorevolmente verso il sostegno allo sviluppo economico dei Paesi dei Sud del mondo. Sebbene il dato possa in qualche modo rappresentare ambizioni di ampliamento del proprio potenziale produttivo o di mercato, si tratta di una chiara indicazione di una positiva dinamica innescatasi nel mondo economico italiano, sia nelle piccole attività che nelle grandi aziende. Una dinamica di dialogo con la società civile, attenta promotrice di valori di solidarietà, che trova conferma da un altro dato: oltre il 45% degli imprenditori intervistati ha espresso il giudizio che le associazioni di volontari possano dare un contributo sostanziale allo sviluppo. Più recentemente il Barometro della solidarietà internazionale degli Italiani – indagine promossa da Volontari nel mondo (FOCSIV) nel 1999 e recentemente riproposta (www.focsiv.it) – ha evidenziato che quasi il 10% degli italiani ripone fiducia nelle imprese per la promozione degli aiuti internazionali.

Il divario tra Paesi ricchi e poveri

L'economia, sappiamo, non è una cosa astratta attorno alla quale vertono affari, transazioni, multinazionali, banche e servizi. Non è stare seduti intorno a un tavolo di "Monopoli". Da essa, e dalle relazioni da essa generate, dipendono fattori che incidono sulla vita delle donne e degli uomini del pianeta, che incidono sulla vita dei quasi due miliardi di persone che vivono con meno di un dollaro al giorno, sulla vita di quell'80% della popolazione mondiale che – nei Sud del mondo – dispone del solo 20% delle risorse. Queste profonde contraddizioni sono rappresentate dalla crescente divaricazione tra i Paesi ricchi che sono via via più ricchi e quelli poveri che sono sempre più poveri. A tale proposito sono eloquenti i dati pubblicati sul Rapporto Sviluppo Umano realizzato dall'UNDP che 11 anni fa veniva lanciato per la prima volta e che introduceva importantissime novità soprattutto per quanto riguardava i parametri di riferimento, svincolati dalle equazioni macroeconomiche e dalle bilance dei pagamenti e maggiormente incentrati su fattori che incidono sulla vita degli individui e delle comunità.

Nel 1999 – secondo il Rapporto 2001 – l'aspettativa di vita alla nascita era di quasi 80 anni nei Paesi ai primi posti dell'Indice dello Sviluppo Umano (HDI), mentre negli ultimi, di media, questo valore risultava dimezzato. Nella Norvegia – ma la scegliamo solo per citare il Paese al primo posto – vi era un reddito annuo procapite di quasi 30 mila dollari mentre in Sierra Leone, il Paese che occupava l'ultima posizione, questo valore era di 448 dollari.

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Queste contraddizioni vanno inquadrate in un'ottica di giustizia sociale che deve garantire a tutti i diritti solennemente sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata nel 1948. Infatti nel Preambolo viene ribadito, tra l'altro, che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo; che è indispensabile promuovere lo sviluppo di rapporti amichevoli tra le Nazioni; che i popoli delle Nazioni Unite hanno riaffermato, nello Statuto, la loro fede nei diritti fondamentali dell'uomo, nella digni-
tà e nel valore della persona umana, nell'eguaglianza dei diritti dell'uomo e della donna, ed hanno deciso di promuovere il progresso sociale e un miglior tenore di vita in una maggiore libertà; che gli Stati membri delle Nazioni Unite si sono impegnati a perseguire il rispetto e l'osservanza universale dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

Questi diritti umani, sul cui rispetto e universalità l'intera comunità internazionale si è solennemente impegnata, non sembrano trovare una corretta – e il termine è riduttivo – applicazione. Per limitarci, in questa riflessione, solo ad alcuni significativi articoli, possiamo facilmente rilevare che diritti i quali nel Nord del mondo trovano generalmente applicazione, nei Sud assumono la forma di un miraggio. L'articolo 4 sancisce che nessun individuo potrà essere tenuto in stato di schiavitù; l'articolo 22 sancisce che ogni individuo, in quanto membro della società, ha diritto alla sicurezza sociale, nonché alla realizzazione – attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale, ed in rapporto con l'organizzazione e le risorse di ogni Stato – dei diritti economici, sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità; l'articolo 23 sancisce che ogni individuo ha diritto al lavoro e ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana, integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale; l'articolo 25 sancisce che ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all'alimentazione e al vestiario, all'abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari; l'articolo 26 sancisce che ogni individuo ha diritto all'istruzione; l'articolo 28 sancisce che ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possano essere pienamente realizzati.

Economia e giustizia sociale

Il mondo economico – senza dubbio con il concorso della società civile e del mondo non governativo – può contribuire a riportare la situazione di squilibrio economico mondiale e del rispetto dei diritti universali verso scenari di maggiore equità. Possono contribuire tutti, ed il loro apporto è necessario. A determinare ciò saranno le grandi multinazionali e i singoli consumatori, saranno le organizzazioni come le Nazioni Unite e i singoli Stati, saranno le grandi associazioni e le comunità locali. Il caso delle multinazionali farmaceutiche è significativo: lo scorso anno alcuni gruppi della società civile, insieme ad alcuni governi africani e mediante una massiccia mobilitazione, hanno ottenuto che questi colossi ritirassero la causa intentata per fermare la produzione di farmaci per la terapia dell'HIV/AIDS a costi più contenuti. Come anche è stato raggiunto un accordo per distribuire nuovamente in Africa un farmaco necessario per curare la malattia del sonno e la cui produzione era stata sospesa perché economicamente poco vantaggiosa.

Abbiamo anche assistito allo sviluppo del commercio equo e solidale e di organizzazioni bancarie ispirate a principi etici. Sono realtà che nascono dall'impegno del non profit che – al di là del ruolo prettamente economico e di mercato – favoriscono un modo di organizzare l'economia e di pensarla con una forte motivazione di giustizia sociale.

Il ruolo della società civile nella promozione della responsabilità sociale del mondo economico è cresciuto negli ultimi anni. Sempre di più assistiamo a forme di collaborazione e di interscambio tra impresa e non governativo in iniziative che vanno dalle campagne di sensibilizzazione, alla sponsorizzazione di iniziative, al finanziamento di progetti di sviluppo.

Questa dinamica non deve limitarsi a una ricerca – da parte di tutti – di un vantaggio da trarre, ma deve portare ad un processo di sostenibilità della responsabilità sociale del mondo economico. Una inversione di rotta della tendenza al divario tra i Paesi ricchi e quelli poveri e la promozione del rispetto dei diritti umani per tutti deve essere accompagnata dalla diffusione di una corretta informazione e conoscenza delle problematiche che ne stanno alla radice. E ciò richiede lo sforzo proprio di tutti.

L'attuale ordine economico mondiale ha raggiunto livelli di insostenibilità tali da richiedere interventi molto urgenti. Sta a tutti proporli e attuarli mediante le proprie scelte eticamente motivate. Sono passi che vanno compiuti oggi, e non domani, perché i 2 miliardi di poveri non possono più aspettare…