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di Carlo Sangalli

Presidente della Camera di Commercio di Milano

Il tema dell'innovazione è un tema estremamente qualificante per un'impresa e un intero sistema economico, perché, soprattutto nella fase storica che stiamo vivendo, solo chi riesce a precorrere i tempi innovando, riesce a vincere la partita della competitività. Una partita difficile, che vede scendere in campo ogni giorno sei milioni di imprese italiane, oltre 400 mila nella sola provincia di Milano, che grazie alle carte vincenti della flessibilità e della dinamicità continuano a crescere, mostrandosi ancora una volta "ottimiste operose" e dando un segnale positivo per il futuro. Per queste imprese, come Camera di Commercio di Milano, stiamo lavorando per agevolare l'adozione di nuove tecnologie, nuovi processi o nuove forme organizzative, coinvolgendo non solo le altre istituzioni del territorio ma anche personalità e istituzioni straniere. Un passo in questa direzione è stato compiuto anche lo scorso 29 novembre, con l'organizzazione a Milano di un convegno dal titolo "I luoghi dell'Innovazione", al quale hanno partecipato autorevoli esponenti sia italiani sia stranieri. Dall'estero sono infatti venuti tre premi Nobel, Gary Becker, economista, Kary Mullis, chimico e Arno Penzias, astrofisico, la cui presenza in Camera di Commercio, oltre che un contributo di sostanza, è stata anche un contributo di metodo, l'indicazione cioè di un cammino molto operativo che mette al centro la ricerca, in ogni sua declinazione. Il convegno è stato anche l'occasione per ribadire l'importanza dei brevetti attraverso la prima edizione del premio "Milano Innovativa", un premio dato a quelle imprese milanesi che hanno saputo tradurre le loro intuizioni in valore aggiunto per la loro crescita economica e per la comunità stessa. I brevetti, infatti, rappresentano un'importante chiave di lettura della capacità innovativa di un sistema imprenditoriale, e rappresentano anche un fattore determinante per la crescita economica e sociale di un'area territoriale. A livello nazionale, Milano guida la graduatoria delle province più creative con 16.641 brevetti, più del 28% dei 58.811 depositati in tutta Italia. Ed è anche in base ai brevetti depositati che una ricerca della Camera di Commercio di Milano, svolta in collaborazione con la Bocconi, mette Milano al primo posto per capacità innovativa, in una graduatoria di 12 grandi città europee. Anche questo dimostra che i nostri imprenditori sono persone che hanno saputo muoversi sempre un passo avanti rispetto agli altri, traducendo la creatività personale in innovazioni profonde, "radicali". Esperienze che ci dimostrano la centralità della persona nei processi di innovazione, centralità che viene messa in evidenza anche da due fondamentali concetti. Il primo è quello del capitale umano. E l'investimento sulla formazione deve essere continuo per permettere alle nostre imprese di stare al passo con i tempi e poterli anzi precedere. Allo stesso tempo è fondamentale offrire ai nostri laureati posizioni aziendali che permettano di esprimere il potenziale innovativo e che sappiano anche gratificare le loro competenze. Una città come Milano, che vanta un'offerta formativa di primo livello, non può permettersi di continuare a "produrre" ottimi laureati nei settori scientifici che poi vanno a fare ricerca e innovazione fuori dal territorio. Un modo per cercare di risolvere questo problema è lavorare sulla domanda di innovazione, che significa anche domanda di "capitale umano" di qualità. Dobbiamo quindi allargare il campo di gioco dell'innovazione proprio a quel mondo delle imprese, in particolare della piccola e media impresa, che gioca di rimessa, che "subisce" l'innovazione. E per "promuovere" innovazione ci vogliono giovani appassionati - e ce ne sono tanti - e investimenti in formazione. Il secondo concetto, strettamente legato al primo, è quello che alcuni chiamano "capitalismo personale". Perché possiamo affermare che il "capitalismo" italiano oltre che basato sulle piccole e medie imprese è stato costruito sulle persone. La natura dell'innovazione nel nostro Paese, infatti, è quella della ricerca "informale", legata all'imprenditore, che diventa inventore di prodotti e di processi. L'area milanese vanta eccellenze, penso ad esempio al design, che sono partite dal basso, dal lavoro nei laboratori della provincia, intessendo così la trama dell'impresa diffusa, con l'ordito della creatività. Eccellenze che hanno fatto crescere l'economia creativa a Milano del 64% in dieci anni, dando lavoro a quasi mezzo milione di persone. Mantenere la persona al centro del tema dell'innovazione ci aiuta a evitare due rischi. Il primo è pensare che l'innovazione sia un fattore competitivo settoriale, limitato solo ad alcune imprese, quelle più tecnologiche. È una specie di "fede nella predestinazione", sulla divisione manichea tra moderni e tradizionali. L'innovazione non è il deus ex machina, che con una carrucola scende dall'alto, è semmai un cammino da fare insieme, e dove le imprese più aperte, sono un po' come il pifferaio magico che si porta dietro tutte le altre. L'innovazione, infatti, nella sua idea più moderna mette insieme il "ferro" e l' "anima", cioè la tecnologia e l'organizzazione, le reti fisiche e il capitale sociale. Un esempio è l'innovazione nell'organizzazione, nel fare sistema tra piccole imprese. Quello che chiamiamo fattore G, al fattore Gruppo, oggi è un modo per le piccole e medie imprese di organizzarsi per essere competitive, e innovative, utilizzando la flessibilità e specializzazione della dimensione ridotta e l'economia di scala della grande dimensione. Nel nostro Paese ci sono 157 mila imprese che fanno gruppo, a Milano sono circa 30 mila e danno lavoro al 58% dei dipendenti privati della provincia. Il secondo rischio che dobbiamo evitare è quello che l'innovazione, mettendo in primo piano solo i processi tecnologici, sia slegata dal territorio, slegata dai luoghi in cui si produce, quelli che devono essere i luoghi dell'innovazione. L'innovazione ha bisogno di visibilità, ha bisogno di concretezza, ha bisogno di luoghi fisici che siano nodi di incontro e di servizio. E questo ciò che vuole essere il Palazzo dell'Innovazione della Camera di Commercio di Milano. Un progetto al quale ci stiamo dedicando da tempo, il piano di lavoro è stato approvato dal Consiglio della Camera di Commercio già il 30 luglio 2003, all'interno del Programma Pluriennale, con un percorso di attenzione e coinvolgimento di tutti i soggetti disponibili per realizzare un palazzo di 8 mila metri quadrati in via Soderini, che ospiterà gli uffici per l'innovazione della Camera di Commercio e delle sue Aziende speciali, centri di ricerca italiani ed europei, studi brevettuali, società specializzate in trasferimento tecnologico, società di venture capital. Un investimento complessivo di circa 30 milioni di euro, che potrà portare all'offerta dei nuovi servizi già nel 2008. Si tratta quindi di un investimento importante e ambizioso, uno strumento concreto, con un'apertura internazionale. Perché se dobbiamo parlare di Milano e delle sue imprese non possiamo non essere "glocali". Ossia siamo convinti dell'importanza del territorio, del radicamento nel locale, con le sue eccellenze, la sua cultura della qualità, dal design alle risorse umane, dal livello delle infrastrutture fisiche come Malpensa e la Fiera. Ma siamo altrettanto convinti che il mercato è come il mare e non si può fermare con le mani, e che la dimensione globale è l'orizzonte comune. Le imprese sono come una casa ben salda sul territorio, ma al tempo stesso con le finestre sempre aperte verso il mondo e verso nuovi mercati. Ecco perché il progetto del Palazzo dell'Innovazione è aperto a una forte dimensione internazionale. Il governo di questa struttura sarà dato da una fondazione, promossa dalla Camera di Commercio di Milano e alla quale la Provincia ha già aderito siglando il protocollo di intesa. L'organigramma di preparazione comprende anche tre comitati, con personalità italiani ed internazionali. Tra questi ci sono Gary Becker, premio Nobel per l'Economia 1992, Fan Gang, direttore dell'istituto nazionale cinese di ricerca in economia, Kary Mullis, premio Nobel per la chimica 1993, Heinrich Rohrer, premio Nobel per la fisica 1986, Ismail Serageldin, direttore della biblioteca di Alessandria. È dunque un progetto importante, in cui la riqualificazione urbanistica di un pezzo della nostra città, passa in secondo piano: il vero investimento - e anche economicamente più rilevante - è nell'offrire alle imprese, alle piccole e medie imprese della nostra realtà, un paio di occhiali in grado di riconoscere nel mare della tecnologia quegli strumenti e quelle idee che servono davvero.