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di Renato Borghi
Presidente Federazione Moda Italia e Ascomoda Milano.
Gran parte dei motivi che fanno di Milano una città nota a livello mondiale ricadono nell'ambito del buon gusto, della creatività, della proverbiale operosità dei milanesi. Tutti fattori strettamente legati alle nostre produzioni, in particolare nei settori che rappresentano la moda. Quando si parla di Made in Italy, infatti, soprattutto in contesti esteri, si evoca immediatamente un'immagine di qualità e di sofisticatezza collegata essenzialmente al prodotto moda italiano, che la maggior parte delle volte è proprio milanese. L'affermazione dei nostri marchi sui principali mercati mondiali, oltre che dall'apprezzamento dello stile e della qualità che contraddistingue le nostre produzioni, è stata favorita anche da fenomeni economici di natura globale. Hanno certamente inciso, infatti, sia la lunga fase di espansione economica dello scorso decennio, che ha caratterizzato l'economia mondiale e in particolare gli Usa, sia il processo di globalizzazione dei mercati, che ha portato con sé anche l'affermarsi di determinati modelli di consumo nel mondo, seppure riadattati in base alle specificità locali. Il prodotto moda italiano, quindi, grazie anche alla velocità delle comunicazioni, ha potuto diffondersi e farsi conoscere per il proprio contenuto di qualità, in cui l'idea e la creatività sono sempre abbinate a una forte attenzione alle lavorazioni e ai materiali utilizzati. Ma anche oggi le dinamiche economiche globali influiscono sulle nostre produzioni e sulla nostra presenza all'estero. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che oggi le nostre imprese della moda devono affrontare un contesto molto più complicato, segnato dalla competizione sulle produzioni di fascia media provenienti dalla Cina, dalla forte incertezza politica ed economica internazionali e, non ultimo, dal pericolo reale della contraffazione dei prodotti. La contraffazione e, più in generale, l'abusivismo costituiscono un problema non solo economico ma anche sociale, ormai sempre più importante. Si tratta di un furto per le imprese, un danno per lo Stato e un crimine per la società. L'affermarsi dell'abusivismo, infatti, introduce nel mercato una deroga profonda alle regole, e un mercato senza legge è un mercato fuori legge. Per questa ragione di base, da sempre, abbiamo indicato nell'abusivismo uno dei fenomeni degenerativi più pericolosi per le imprese e per i consumatori, soprattutto per tutto l'indotto, prevalentemente criminale, che gli fa da contorno. Il settore della moda è certamente uno dei più colpiti; un settore reso più vulnerabile dalle recenti tendenze competitive che sono emerse a livello internazionale. La dimensione ormai globalizzata nella quale si muovono le imprese e l'estensione del valore del marchio in nuovi comparti mediante l'impiego di licenze, da un lato ha reso più difficile il controllo dei fornitori, e dall'altro, ha incentivato la contraffazione e l'abusivismo. Un fatto questo che è ancor più grave per l'Italia e, soprattutto, per Milano, che sulla moda ha costruito una delle sue eccellenze. La crescita del fenomeno della contraffazione e dell'abusivismo colpisce, dunque, questo ingente patrimonio di imprenditorialità, di lavoro, di creatività, di cultura. E questo perché con l'abusivismo e la contraffazione vengono intaccate l'esclusività del design delle creazioni più innovative e la credibilità qualitativa delle produzioni, fattori che più di altri hanno segnato il successo internazionale dell'Italia e di Milano. Come Camera di Commercio riteniamo, quindi, importante dare il nostro sostegno al settore moda e al territorio nel suo complesso, promuovendo maggiori controlli da un lato, ma anche incentivando le imprese ad aumentare il deposito di marchi e brevetti. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un importante punto di forza dello styling lombardo è che questo interpreta e simboleggia uno stile di vita che consente un'immediata identificazione per il consumatore, il cui gusto oggi è certamente più elevato ed è molto attento non solo all'oggetto in sé, ma anche al mondo che richiama. Per questo motivo insistiamo sulla forte integrazione necessaria tra la città di Milano e il settore della moda, perché quando una persona acquista una griffe italiana oggi non pensa più solo al suo design, ai materiali e alla sua validità di status symbol, ma pensa anche allo stile di vita che quel capo rappresenta, al pezzo di Milano che include. Migliore è l'immagine della nostra città, migliore sarà la pubblicità per la moda qui prodotta e distribuita. Per questo stesso motivo considero strettamente correlati l'ambito moda e l'ambito turismo. E non solo perché la maggior parte dei turisti che visitano ogni anno Milano ama spendere nei suoi negozi, ma anche perché credo che entrambi i settori abbiano bisogno di eventi come questo, di un maggiore impegno di tutti gli attori cittadini e lombardi, per valorizzare al meglio le eccellenze e le potenzialità della nostra città e delle sue imprese. Da qui nasce la necessità di elaborare una politica che valorizzi tutte le risorse in grado di promuovere l'area milanese e di accrescerne la capacità attrattiva. Questo richiede una visione ampia: occorre costruire una collaborazione stretta e operativa tra istituzioni pubbliche, mondo associazionistico e soggetti privati, che devono essere in grado di agire per obiettivi comuni e condividere le progettualità. Significa dare la possibilità a ciascuno di fare la propria parte offrendo un contributo concreto che rafforzi ulteriormente il ruolo internazionale di Milano nella moda. Milano è certo - come si ripete con un poco di retorica - la città degli affari, della finanza, della moda, del design. Ma come ha detto il Cardinal Martini: "Il gran cuore di Milano è una realtà che talvolta viene sommersa dall'ansia del lavoro, del guadagno, però rimane sotto sotto, c'è ed esplode ogni tanto con grande beneficio per la città". Anche io credo che l'identità ambrosiana sia ancora forte, fatta appunto di apertura verso l'esterno, di senso civico diffuso, di un'operosità mai fine a se stessa. Su questa base concreta, fatta dal lavoro di tante piccole e medie imprese che noi pensiamo debba essere pensata e programmata la "Milano di moda".





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