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di Diana Bracco

Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Bracco / Presidente Federchimica.

La competitività si costruisce attorno alla capacità di creare un sistema-Paese sinergico, in grado di essere veramente parte di una rete globale. Purtroppo, benché l'Italia disponga di molte eccellenze in campi diversi, nel suo complesso rischia di rappresentare una smagliatura della rete globale. Le ragioni sono diverse: dalla scarsità di risorse economiche a infrastrutture materiali e immateriali deboli. Ma, prima di queste, c'è un'altra ragione: manca una politica di lungo termine che spinga le imprese a svilupparsi nei settori a più alta tecnologia, a investire in ricerca e che favorisca l'interazione tra pubblico e privato. Come imprenditrice di un'azienda che ha scelto di essere globale, nella consapevolezza che fosse l'unica via per avere successo nel tempo, ho affrontato i mercati mondiali per come si presentavano: complessi, competitivi, contraddittori. Ho costruito un percorso di sviluppo del Gruppo Bracco a rete, fondandolo sull'innovazione. E per innovare bisogna essere presenti dove c'è innovazione, dove ci sono idee che, sappiamo, non hanno confini. Ne sono testimonianza tre centri di ricerca - a Milano, con i distaccamenti di Ivrea e Trieste, a Ginevra e negli Stati Uniti - e collaborazioni con Istituti di ricerca pubblici e privati che spaziano dall'Europa, all'America, al Far East. Guardare al mondo, confrontarsi, sapendo mantenere sempre delle proprie vie di elaborazione, è una visione imprenditoriale di famiglia, passata di generazione in generazione. Milano ha rappresentato sempre, per noi, un elemento di connessione determinante del proprio sviluppo. A Milano è legata la storia di Bracco, un'impresa che in questa città ha trovato le sue origini. Qui ha preso vita il network che ha trasformato, in quasi ottant'anni, una piccola azienda in un gruppo globale, presente in oltre cento Paesi al mondo, capace di competere nei mercati dell'Healthcare più avanzati, come gli Stati Uniti. Bracco rappresenta un'azienda uscita "dal proprio guscio" per affermare nel mondo un nuovo made in Italy, quello high-tech, bilanciando investimenti a livello locale con quelli all'estero, anche quando sarebbe stato facile delocalizzare. I segnali di sostegno, ma anche solo di apprezzamento, del sistema-Paese sono risultati pochi e sfumati. Anche l'Europa è in ritardo, ma alcuni Paesi hanno messo in atto interventi sostanziali per attrarre investimenti o almeno per contrastare delocalizzazioni. Ancor oggi siamo attanagliati da una burocrazia soffocante e ben sappiamo che la burocrazia produce costi e rigidità dei sistemi e solo raramente porta vantaggi ai cittadini e alle imprese. L'esigenza, che penso tutti sentiamo, è di disporre di regole chiare che facilitino l'agire delle imprese, tutelino la collettività e l'ambiente e non ostacolino chi desidera insediare nuove realtà produttive, creare sviluppo e occupazione, cioè benessere. Prendiamo un'altra questione, quella brevettuale, conditio per gli investimenti: in Europa assistiamo ancora a uno sterile dibattito e intanto il brevetto europeo non c'è. A questo si aggiunga che in Italia non è ancora stata recepita la direttiva europea per il brevetto biotecnolgico. In sintesi, la diffusa convinzione che la ricerca sia una priorità non si traduce ancora in scelte politiche coerenti e concrete. Milano, dal punto di vista economico, culturale e sociale ha sicuramente potenzialità da esprimere che possono rafforzare la sua posizione competitiva. Certamente la recente istituzione del distretto delle biotecnologie - voluto dal Miur, in accordo con la Regione - all'interno di un piano mirato a valorizzare aree di eccellenza nella ricerca - rappresenta un propulsore che apre nuove prospettive anche a livello internazionale, non solo al sistema industriale lombardo, ma all'intero Paese. Per creare i presupposti di uno sviluppo duraturo sono necessari una strategia locale sinergica con quella nazionale e un approccio attraverso il quale anche le condizioni sociali e ambientali siano migliorate.

Il tema ambientale in relazione a natura, persona, sviluppo, economia

La situazione ambientale va messa a fuoco nelle sue diverse sfaccettature, quindi sul piano economico e considerando il rapporto tra natura, persone, sviluppo. Federchimica è impegnata dagli anni '90 per promuovere nelle imprese del settore chimico, attraverso il programma Responsible Care, un progetto di sviluppo sostenibile e di qualità della vita per noi tutti. È uno sforzo innovativo per trasformare la "questione ambientale" da vincolo a opportunità strategica rilevante per competere con successo. Il legislatore nell'Unione Europea e in Italia, attualmente, ha due occasioni strategiche su cui poter intervenire. - Il Parlamento Europeo e il Consiglio dei Ministri dell'Unione Europea stanno esaminando in questi mesi la Proposta di Regolamento, il cosiddetto "REACH", che prevede di registrare, valutare e autorizzare oltre 30.000 sostanze chimiche. L'industria chimica in Italia è pronta a questa nuova sfida, per assicurare ulteriori benefici e maggior sicurezza ai cittadini europei. Il rischio, però, è la concorrenza sleale fatta da prodotti provenienti da Paesi terzi, dove non ci sono gli stessi vincoli legislativi di carattere socio-ambientale. - La seconda occasione strategica è la delega al riordino ambientale, su cui attualmente il Ministero dell'Ambiente è impegnato; segnalo con piacere che uno dei ventiquattro esperti di cui il Ministro si è voluto avvalere è una dirigente della Regione Lombardia. Se bonifiche, acque e danno ambientale non sono vincolo allo sviluppo ma anche opportunità, come avviene negli altri Paesi, questo nuovo rapporto legislativo fra Amministrazione Pubblica centrale, regionale e industria può rilanciare la creazione della ricchezza economica e sociale di cui il Paese ha bisogno. Pensiamo alle aree industriali dismesse: possono divenire un'occasione per ridare vita a territori diversamente destinati al deterioramento. A questo riguardo, Bracco ha realizzato due esperienze di valore a Ceriano in Brianza e a Torviscosa in Friuli: non solo il territorio ha trovato un'opportunità di rilancio socio-economico e nuovi sbocchi occupazionali, ma è stato testimone di un rinnovato rapporto tra pubblico e privato, fondamentale per lo sviluppo del Paese. Una competizione sostenibile richiede di trovare concretamente un equilibrio tra crescita delle imprese, tutela ambientale e sociale. La ricerca di questo equilibrio non è sempre facile: richiede, infatti, risorse ingenti, processi innovativi, intelligenze dedicate e grande determinazione. Questo significa che il Paese si deve impegnare realmente in un processo di cambiamento radicale e promuovere politiche di lungo termine nei vari settori, così da rendere possibile uno sviluppo economico, ecologico e sociale da consegnare alle nuove generazioni.

La formazione e i giovani

Parlando di giovani, anticipatori di futuro, è immediato guardare al sistema formativo e alle prospettive occupazionali. Il primo è, in questo momento, connotato da luci e ombre: la cultura scientifica è ancora deficitaria, gli istituti tecnico professionali - ossatura dei tecnici del domani - sono in declino. L'università, dispersa tra una moltitudine di sedi e di corsi, non si raccorda con il mercato del lavoro. Di conseguenza, il divario tra domanda e offerta è crescente. L'intero sistema formativo, al di là delle eccezioni che sempre ci sono, risulta ancora, nel suo complesso poco selettivo rispetto al merito e con una tendenza ad appiattire verso il basso il livello qualitativo. Quello che auspichiamo è un sistema formativo non d'élite, ma in grado di dotare veramente le nuove generazioni di uno spessore culturale e specialistico tale da poter affrontare proficuamente il lavoro. Un sistema formativo che, nel ciclo primario, tenga in considerazione anche le esigenze di integrazione - sempre più evidenti soprattutto nelle grandi città - mentre a livello secondario e universitario consideri non solo le nuove competenze che la società della conoscenza richiede, ma educhi alla cultura del lavoro e si connetta al il sistema produttivo. Infine, l'alta formazione dovrebbe consentire lo sviluppo delle nuove generazioni di ricercatori, favorire i giovani migliori che desiderino impegnarsi in un'esperienza di ricerca prospettando loro un cammino ricco di opportunità, piuttosto che di ostacoli.

I giovani e il lavoro

Attualmente, vista anche la stagnazione economica, l'accesso dei giovani al mondo del lavoro non è facile, nonostante le nuove forme contrattuali abbiano sicuramente offerto più favorevoli opportunità rispetto al passato. D'altra parte, i giovani devono abbandonare le logiche delle generazioni che li hanno preceduti: flessibilità e mobilità sono imprescindibili. Non bisogna aspettare il lavoro, ma "inseguirlo" dove c'è. Questa mentalità rappresenta un cambiamento, e non solo culturale, drastico e inevitabile: dobbiamo tutti imparare a governarlo. Le esigenze delle imprese e delle persone evolvono sempre più rapidamente. È, questa, una realtà di tutti i settori produttivi e in particolare di in un settore composito e diversificato come quello in cui opero, caratterizzato da differenze dimensionali, merceologiche, di redditività, di produttività. Bisogna, dunque, ridimensionare l'equazione ricorrente che considera flessibilità uguale a precarietà. Sempre a proposito di giovani, Bracco vanta un'esperienza dagli orizzonti ampi. Nella consapevolezza che i giovani portino i valori nel domani, oltre ad averne inseriti molti in azienda, sia come stagisti, sia come dipendenti, da più di un decennio abbiamo attivato, nell'ambito del progetto "Bracco per la qualità della vita", una serie di programmi formativi, culturali, ricreativi per sostenerne la crescita personale e professionale delle nuove generazioni. Rientra tra questi il sostegno al Collegio di Milano, un esperimento di modello europeo per attirare i migliori studenti, dottorandi e ricercatori italiani e non. Il Collegio si propone infatti come centro di eccellenza che vede insieme Atenei e mondo economico - pubblico e privato - per un progetto comune: formare la classe dirigente del domani, creando a Milano un polo di attrazione intellettuale. Anche Federchimica ha lanciato un progetto - il Progetto Stage - che consentirà a decine di giovani di tutta Italia di conoscere la realtà del mondo del lavoro e alle imprese di coinvolgerli nelle proprie attività accrescendo il loro background universitario attraverso un'esperienza diretta.

Le donne e il lavoro

Come imprenditrice, mi viene spesso richiesta una considerazione sulla questione donna e lavoro, anzi più spesso mi viene domandato se il famoso "soffitto di vetro" esiste ancora. La risposta, purtroppo, è ancora sì. D'altra parte, la determinazione femminile, i cambiamenti sociali e la creazione di strutture atte a sostenere concretamente la conciliazione dei diversi ruoli della donna, potranno aiutare le donne che sanno veramente mettersi in gioco a infrangerlo. Consapevole delle difficoltà che le donne incontrano nel loro cammino professionale, anche per le attuali carenze strutturali che caratterizzano in particolare le grandi città, ho voluto che in Bracco fossero avviati dei programmi a sostegno della popolazione femminile e, più in generale, della famiglia. Oggi Bracco si distingue nel panorama industriale italiano non solo per la numerosa presenza femminile (oltre il 40%), ma soprattutto per l'alto numero di donne dirigenti, molte delle quali nelle aree tecnico-scientifiche, per tradizione meno femminili. Inoltre, circa il 50% dei nostri ricercatori è donna. Le considerazioni esposte nascono da un'esperienza imprenditoriale in sintonia con Milano e con un obiettivo: trovare soluzioni innovative per rendere migliore la qualità della vita delle persone, in una prospettiva di responsabilità sociale. Bracco lo fa sia come player mondiale della diagnostica per immagini, sia interpretando una cittadinanza d'impresa, che significa essere attivi, integrati nella vita della collettività e partecipi della crescita di questa città. Il contributo di Bracco per una Milano veramente nodo di una rete globale.