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Intervista a Giusy Chiovato Rambaldo*, a cura di Laura Colombo**
*Commissione Europea, Direzione Generale Lavoro e Affari Sociali
** Comunicazione Esterna. CCIAA di Milano
Il Libro Verde della Commissione Europea ha come obiettivo principale un nuovo modello economico, non solo piu' dinamico e competitivo, ma anche piu' aperto ai valori sociali
La cultura della "responsabilità sociale" dell'impresa si sta sempre più diffondendo, tanto che sono in atto interventi istituzionali finalizzati alla definizione di politiche che favoriscano una maggiore coesione economico-sociale tra i principali attori economici, tra cui imprese e consumatori.
Una cultura che vuole contrastare le scelte economiche legate alla sola logica del profitto e del consumismo, valorizzando invece le ragioni di uno sviluppo che rispetti le diversità etico-sociali e ambientali.
Recentemente, la Comunità Europea si è occupata dell'argomento attraverso la realizzazione del Green Paper, un documento che si propone di approfondire il dibattito sulla promozione della responsabilità sociale delle imprese a livello europeo ed internazionale, facendo ricorso alle esperienze già in essere.
A fare il punto sulle politiche di sviluppo sostenibile e sulle iniziative intraprese dalla Comunità Europea a sostegno di un modello economico eticamente orientato è Giusy Chiovato Rambaldo, della Direzione Generale Lavoro e Affari Sociali della Commissione Europea.
D:
Molte sono state le occasioni per focalizzare l'attenzione sul tema della responsabilità sociale, ricordiamo ad esempio il Consiglio europeo di Nizza, quello di Lisbona e più recentemente quello di Göteborg. Potrebbe tracciare un percorso delle linee programmatiche delineate dalla Comunità Europea e le modalità di diffusione della responsabilità sociale delle imprese?
Molte sono state le occasioni per focalizzare l'attenzione sul tema della responsabilità sociale, ricordiamo ad esempio il Consiglio europeo di Nizza, quello di Lisbona e più recentemente quello di Göteborg. Potrebbe tracciare un percorso delle linee programmatiche delineate dalla Comunità Europea e le modalità di diffusione della responsabilità sociale delle imprese?
G.C.R.: Il Consiglio di Lisbona (marzo 2000) ha posto per la prima volta all'ordine del giorno della politica dell'Unione Europea il tema della Responsabilità Sociale delle imprese rivolgendo un particolare appello al senso di responsabilità sociale delle aziende riguardo alla formazione lungo tutto l'arco della vita, all'organizzazione del lavoro, alle pari opportunità, all'inclusione sociale e allo sviluppo sostenibile. La sfida attuale è come la Responsabilità Sociale delle imprese potrà contribuire al nuovo obiettivo strategico, posto dal Summit di Lisbona per il prossimo decennio, ovvero diventare l'economia più dinamica e competitiva, capace di realizzare una crescita economica sostenibile ed una maggiore coesione sociale.
Per tradurre questi impegni politici in azioni concrete, la Commissione Europea ha adottato nel giugno del 2000 un nuova Agenda Politica Sociale (approvata nel Summit di Nizza – dicembre 2000), evidenziando il ruolo della Responsabilità Sociale delle imprese nell'indirizzare le conseguenze sociali dell'integrazione economica e nell'adeguare le condizioni di lavoro.
La Comunicazione della Commissione sulla Strategia per lo Sviluppo Sostenibile (maggio 2001) enfatizza l'importanza della politica pubblica nell'istituire una struttura che garantisca l'integrazione degli interessi ambientali e sociali nelle attività delle imprese. La strategia per lo sviluppo sostenibile, approvata nel Summit di Göteborg (giugno 2001), completa gli impegni politici dell'Unione Europea per il rinnovamento economico e sociale, aggiungendo alla strategia di Lisbona, come terzo aspetto, la dimensione ambientale e richiedendo una più forte cooperazione tra le politiche economiche, sociali ed ambientali. Ad ogni sessione primaverile del Consiglio Europeo, la Commissione dovrà riferire sul progresso della realizzazione della strategia di Lisbona e di quella per lo sviluppo sostenibile.
Nel luglio del 2001 la Commissione Europea ha adottato un Libro Verde (Green Paper) sulla Responsabilità Sociale delle imprese con lo scopo di suscitare un ampio ed esteso dibattito sull'argomento e di sviluppare un approccio di partnership in Europa. In seguito alla consultazione sul Libro Verde, la Commissione presenterà nella primavera di quest'anno un'ulteriore Comunicazione sulla Responsabilità Sociale delle imprese.
D: Quale è stata l'accoglienza del Green Paper da parte dei soggetti interessati e quali dovrebbero essere i ruoli dei principali soggetti coinvolti, ovvero le imprese, le parti sociali, le istituzioni politiche e le ONG, nella promozione della responsabilità sociale delle imprese?
G.C.R.: La consultazione sul Libro Verde ha avuto molto successo, il che testimonia l'attualità e l'interesse del tema. Complessivamente, la Commissione ha ricevuto più di 250 risposte: metà di queste provengono dal mondo degli affari (aziende individuali, reti commerciali, associazioni di categoria e imprenditoriali) e il resto da Organizzazioni non governative, sindacati, organizzazioni internazionali, mondo accademico, Stati Membri (l'Italia non ha risposto).
Per quanto riguarda il diverso ruolo degli attori coinvolti, sono le aziende stesse che sviluppano volontariamente i principi e le pratiche della responsabilità sociale, ma il dialogo con gli stakeholders è un elemento essenziale della responsabilità sociale. Il Libro Verde fa riferimento alla responsabilità sociale dell'impresa come ad "un processo attraverso il quale le aziende gestiscono le loro relazioni con una varietà di stakeholders…". Le autorità pubbliche hanno un ruolo nel promuovere l'informazione e la conoscenza, favorendo lo scambio di buone prassi, accrescendo la trasparenza e promuovendo rapporti di partnership tra i diversi attori, allo scopo di incentivare pratiche innovative e credibili.
D: Come si conciliano, a suo giudizio, le politiche di coesione sociale adottate dall'Unione Europea rispetto a quelle degli altri Paesi al di fuori dell'ambito comunitario?
G.C.R.: Molti contributi al Libro Verde hanno sottolineato il ruolo chiave dell'Unione Europea nell'aiutare i Paesi al di fuori della Comunità a promuovere e a rafforzare i diritti umani e sociali fondamentali, attraverso, ad esempio, la politica commerciale e di aiuto allo sviluppo.
La sfida per l'Unione Europea è di trovare una via per promuovere standards sociali e ambientali nei Paesi al di fuori della Comunità, in modo da evitare fenomeni di dumping sociale e di "corsa verso il basso", senza essere accusati di assumere misure protezionistiche.
D: Nell'illustrare i vantaggi e i problemi derivanti dall'impatto economico della responsabilità sociale delle imprese, potrebbe specificare con quali strumenti avviene il controllo dell'osservanza dei codici di condotta e se sussistono degli incentivi comunitari per favorire la diffusione della responsabilità sociale?
G.C.R.: Per controllare l'applicazione dei codici di condotta, le imprese spesso ricorrono ad una combinazione di pratiche di monitoraggio interno e processi di verifica esterna.
Questi ultimi si distinguono in due tipi:
1) verifica svolta da una società di consulenza specializzata;
2) verifica di "terza parte", che implica la partecipazione di soggetti "indipendenti" rispetto agli interessi dell'azienda, quali ONG, sindacati, ecc.
Al momento non ci sono incentivi comunitari (cioè imposte agevolate) che promuovano la responsabilità sociale delle imprese, ma piuttosto possibilità di co-finanziamenti per progetti relativi alla responsabilità sociale delle imprese (organizzazione di conferenze, studi, costituzione di reti di informazione, realizzazione di codici di condotta, sviluppo della formazione professionale e della certificazione per auditors).
D: Recentemente abbiamo visto alcuni casi di colossi aziendali internazionali che, per rafforzare le proprie attività sul mercato, non hanno esitato ad incappare in situazioni di sfruttamento. Esiste il pericolo che si verifichino ancora situazioni del genere e quali sono i rischi dai quali dobbiamo guardarci?
G.C.R.: Il rischio che alcune imprese violino codici di condotta e norme nazionali e/o internazionali è sempre presente. Nel campo della responsabilità sociale, i rischi specifici di cui dovremmo essere consapevoli riguardano l'utilizzo da parte delle imprese della responsabilità sociale come un puro esercizio di pubbliche relazioni o la comunicazione di notizie e fatti non fondati.
D: Lo sviluppo dei Paesi più poveri non sempre è favorito dal mercato ed è posto all'attenzione dei Paesi più industrializzati. Qual è l'atteggiamento della Unione Europea nei confronti delle Organizzazioni non Governative?
G.C..R.: Non esiste un atteggiamento "ufficiale" dell'Unione Europea nei confronti delle ONG. Ciononostante, le ONG rivestono una funzione importante sia nel dialogo civile, sia nel dibattito sulla responsabilità sociale.
D: Ritiene che sia possibile conciliare la visione etica dei diritti con l'obiettivo di fare profitto?
G.C.R.: Molte imprese impegnate nella responsabilità sociale si riferiscono a quest'ultima come a una forma di "self-interest illuminato", sottolineando il legame tra la responsabilità sociale e la competitività e performance economica dell'azienda. Le aziende che integrano nella propria strategia d'impresa considerazioni sull'impatto sociale e ambientale delle proprie attività sono più "equipaggiate" per una gestione efficace dei rischi e per assicurare la viabilità nel lungo periodo dell'azienda stessa.
D: La Commissione Europea ha pensato di favorire la formazione di una classe dirigente che si ponga come soggetto determinante nella governance della globalizzazione?
G.C.R.: Molte risposte al Green Paper sottolineano il ruolo centrale dell'educazione e formazione dei managers, degli impiegati e di altri soggetti (come ad esempio, i rappresentanti delle ONG, gli auditors, gli studenti di discipline economiche) per promuovere la responsabilità sociale delle imprese. È significativo, a questo riguardo, che sempre più università e business schools in Europa offrono corsi di formazione in materia di responsabilità sociale ed etica degli affari.
D: Guardando il quadro europeo, quali sono i Paesi che si stanno impegnando maggiormente in questo ambito?
G.C.R.: In termini di distribuzione geografica, la maggior parte delle risposte provengono dal Regno Unito, seguite dalla Francia, dalla Spagna, dall'Italia e dalla Germania. Tra le varie iniziative adottate a livello nazionale è bene menzionare:
– l'obbligatorietà di redigere un bilancio sociale per le aziende quotate in Borsa (Francia);
– l'obbligo per gli amministratori di fondi pensione di rivelare in che modo considerazioni sociali ed ambientali sono integrate nelle loro politiche di investimento (Francia, Germania e Regno Unito);
– un ministro per la responsabilità sociale delle imprese (Regno Unito);
– uno schema nazionale di "marchio sociale" volontario (Belgio);
– la condizionalità di crediti all'esportazione al rispetto delle direttive dell'OCSE per le multinazionali (Olanda).
D: Quale ruolo potrebbero avere le istituzioni locali e "settoriali" nella promozione della responsabilità sociale delle imprese? E in tale contesto come pensa che si debba collocare il contributo delle Camere di Commercio?
G.C.R.: Le questioni connesse alla responsabilità sociale delle imprese non sono necessariamente le medesime nei vari settori industriali. In questo contesto, il ruolo delle associazioni di categoria è molto importante per lo sviluppo di specifici approcci settoriali. Le Camere di Commercio sono attori fondamentali per diffondere l'informazione e aumentare la consapevolezza, promuovere le pratiche ed assistere le PMI nello sviluppo di politiche socialmente responsabili.





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