Scarica il file in formato PDF

di Giorgio Vittadini
Presidente Compagnia delle Opere

Solamente in un'autentica concezione sussidiaria dello Stato le singole aziende possono svolgere fino in fondo un ruolo sociale

Si può partire da una considerazione apparentemente più ampia: l'origine di tutto, di ogni azione e quindi anche dell'azione sociale, è la persona. Non lo Stato, non le leggi, non l'organizzazione o la burocrazia, ma l'io, ciascuno di noi che si muove per un desiderio di verità e giustizia. Si muove perché incontra un bisogno e decide di condividere quel bisogno. La molla che fa scattare un'iniziativa è l'azione della persona, una motivazione che può essere ideale, profonda, che non si perde mai del tutto, anche quando, costruita la più grande impresa, quel desiderio radicato si appanna per la routine nella vita di tutti i giorni o magari si disperde in una egoistica speculazione. Il risultato dell'azione, dell'azione dell'io, è fondamentalmente un'opera che cerca di rispondere a un bisogno incontrato. Partendo da questa concezione si può interpretare lo sviluppo di una civiltà, che è costituita da un insieme di opere realizzate. Queste non sono quindi esperienze isolate, ma fattori di uno sviluppo umano e sociale complesso.

 

I principi e l'azione della Compagnia delle Opere

L'ispirazione ideale che da sempre muove la Compagnia delle Opere è proprio la valorizzazione di chi agisce per mettere la propria capacità d'impresa al servizio del bene comune, nella realizzazione di un destino buono per tutti. Qui sta anche il nocciolo del valore sociale della singola impresa o opera realizzata dalla singola persona. Il "fare", il "realizzare" è sempre un "fare con". Questa impostazione salva l'uomo dalla tentazione di ridurre tutto a misura di sé o a coltivare l'utopia del successo a ogni costo. La storia economica, sociale, civile del nostro Paese testimonia la fecondità di questo "fare con", da cui è nata non solo la dottrina sociale della Chiesa, ma anche quella Welfare Society che è precedente al Welfare State. E' proprio questo il punto su cui si basa l'azione della Compagnia delle Opere. Una Welfare Society presuppone infatti una concezione di società e di mercato che parta dal "basso", dalla intrapresa di persone che si mettono insieme per costruire un'iniziativa, un'azienda, opere sociali, realtà di base, associazioni e imprese. E in questa sua concezione, la Compagnia delle Opere interpreta la secolare realtà italiana. In nessun altro Paese al mondo, il concetto di imprenditorialità cooperativa ha assunto il valore e le dimensioni di quelle esistenti in Italia. Solo qui ci sono 13 milioni di persone, su un totale di 22 milioni, che lavorano in aziende con meno di 15 dipendenti. In sostanza noi abbiamo maturato una tradizione e un'esperienza originale, unica.

 

Stato e iniziativa privata

Nel suo piccolo, la Compagnia delle Opere vuole proseguire su questa strada: continuare a mettersi insieme per "fare con". Naturalmente per realizzare questo è necessario che lo Stato finalmente riconosca il ruolo dei corpi intermedi applicando il principio di sussidiarietà, che è il riconoscimento della possibilità di poter fornire le risposte ai bisogni sociali prima che lo Stato intervenga. E' stata proprio questa la ragione per cui la Compagnia delle Opere si è impegnata a raccogliere oltre un milione di firme perché il principio di sussidiarietà entrasse a far parte del dettato costituzionale. In gioco è soprattutto il primato della società di fronte allo Stato, un primato che va inteso come tessuto creato da rapporti dinamici tra movimenti, che creando opere e aggregazioni costituiscano comunità intermedie e quindi esprimano la libertà delle persone potenziata dalla forma associativa. In tale primato di libera e creativa socialità, si dimostra la forza e la durata della responsabilità personale, si salva la cultura della responsabilità. Da questo punto di vista, il governo di una società non può non avere come sua prima preoccupazione quella di favorire e valorizzare ciò che nasce dall'individualità dell'uomo, prendendo consistenza in forme associative. Ma la sussidiarietà non può essere ridotta unicamente alla sua accezione "verticale", consistente nella ripartizione e nel decentramento delle competenze degli organi statali tra le diverse amministrazioni locali. La sussidiarietà autenticamente intesa e applicata rimanda anzitutto a un contenuto ben sostanziale attinente al rapporto tra i cittadini, le formazioni sociali che ne sono espressione organizzata e lo Stato. L'accezione "orizzontale" della sussidiarietà riconosce ai cittadini e ai corpi intermedi della società il diritto e la piena autonomia a progettare, organizzare e gestire servizi che rispondono a bisogni manifestati dalla collettività. E' proprio in una concezione sussidiaria dello Stato che la singola impresa può svolgere fino in fondo un ruolo sociale. Solo partendo da questa consapevolezza può essere superato ogni tipo di pregiudizio ideologico nei confronti dell'iniziativa privata. Anche il privato, quindi, può svolgere un ruolo che ha un valore pubblico e quindi sociale.
Questo significa che lo Stato, anziché teorizzare e praticare l'educazione di Stato, deve riconoscere che seicento anni di storia e tradizione del privato sociale in questi campi, come in altri, hanno una ragion d'essere che supera lo stesso concetto di Stato. E ai cittadini devono essere assicurate le stesse condizioni economiche per accedere ai servizi di pubblica utilità progettati e gestiti da organismi non lucrativi, come avviene in tutti i Paesi più sviluppati. In tale senso, la Compagnia delle Opere si impegna da anni a favorire la creazione di nuove realtà imprenditoriali o per sostenere la riconversione di attività in crisi, sempre con l'obiettivo di allargare il numero degli occupati, soprattutto tra i giovani.
Per citare un esempio, pensiamo alla Sila Gum di Lamezia Terme, un'azienda sorta nell'ex area Sir. Alcuni giovani del posto, in joint-venture con una grande impresa alimentare del nord e con il supporto della legge sull'imprenditoria giovanile, hanno dato vita a una ditta produttrice di dolciumi che collabora con colossi come la Nestlè. La promozione dell'impresa riguarda anche quelle aziende che puntano a espandere la loro presenza sui mercati esteri. Il consorzio della Compagnia delle Opere, Co.Export, ha organizzato missioni finalizzate alla creazione di rapporti commerciali tra imprese italiane e straniere, nei mercati come la Cina, il Brasile, il Messico e l'Europa dell'Est. Un esempio ancora più dettagliato è costituito dalla Fiera dell'Artigianato. Per rendere più efficace e concreta l'azione a favore dei piccoli e medi imprenditori, la Compagnia delle Opere ha promosso la creazione della Ge.Fi, società di organizzazione fieristica, il cui intento è proprio quello di dare valore a chi agisce, a chi mette a frutto la propria capacità di progettare e creare prodotti originali, a chi promuove attraverso questi prodotti la qualità della cultura tradizionale italiana.

 

Le imprese sociali

In questo quadro, non si può non citare la realtà delle imprese sociali che operano a diverso titolo come erogatori dei servizi Welfare: sanità, assistenza, istruzione di ogni ordine e grado, formazione professionale, cultura, servizi di inserimento al lavoro, tempo libero. In questi settori, l'impresa sociale è vista come realtà "meritoria", vale a dire particolarmente capace di interpretare ruoli di pubblica utilità per motivi di legittimazione, consenso, corresponsabilizzazione. Infatti, essendo i servizi di pubblica utilità alla persona, "ad alto costo per unità erogata" e "spesso a scarso/nullo prezzo di mercato" sono preferibilmente erogati da imprese sociali che non vogliono solo massimizzare il profitto, ma piuttosto perseguire un agire imprenditoriale socialmente finalizzato. Questa missione porta a erogare tali servizi con attenzione particolare al prodotto (mediante servizi relazionali e reti di assistenza), al processo (mediante personale attenzione alle relazioni come modalità di intervento), allo scopo complessivo (la solidarietà sociale). L'autorità pubblica, avendo constatato il fallimento del Welfare State e la pericolosità di un mercato in cui la finalità del profitto appiattisce la complessità degli obiettivi prima descritta, trova nell'impresa sociale un potenziale alleato per la costruzione di una Welfare Society. Proprio su questo tema, la Compagnia delle Opere ha promosso una legge di iniziativa popolare sottoscritta da 60 mila persone. La legge sull'impresa sociale non è uno sfizio di pochi fanatici di settore, ma uno dei primi passi da compiere se si vuole entrare realmente e non solo virtualmente in Europa.