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di Michele Perini Presidente di Fiera Milano S.p.A ed ex Presidente di Assolombarda.

Il sistema moda: eccellenza e potenzialità Milano ha caratteristiche e specificità che ne fanno una sorta di habitat naturale per la moda, oltre che un luogo in cui essa può esprimere al meglio il suo potenziale. Come hanno confermato studi recenti, Milano si configura soprattutto come uno "spazio di relazionalità" significativo e rilevante: addirittura uno dei primi dieci al mondo, sorprendentemente davanti ad altre grandi global cities. Ed è proprio dalla possibilità e da una capacità diffusa di creare relazioni sul territorio che derivano elementi come la vivacità imprenditoriale, la creatività e la capacità di adattamento che caratterizzano il sistema produttivo milanese, o la sua capacità di cogliere idee per riadattarle al proprio contesto. Fattori come questi, intangibili e difficili da misurare, favoriscono la competitività territoriale, influenzando pesantemente la capacità delle imprese di produrre ricchezza e innovazione. In altre parole, la vera forza del territorio milanese è sempre stata quel clima imprenditoriale in cui è più facile che altrove stabilire e incrementare rapporti che facilitino un rapido scambio di informazioni e di conoscenze. Consolidare e sviluppare questo patrimonio, oggi, significa continuare a sostenere una sfida molteplice, che investe il piano culturale, quello dell'identità storica e quello progettuale. E significa porsi come obiettivo prioritario la valorizzazione delle oggettive potenzialità del sistema Milano. Il settore della moda è, indiscutibilmente, una di queste, ed è in quest'ottica che bisogna fare una precisa riflessione. Il che, naturalmente, non deve farci prescindere dalle criticità oggettive e preoccupanti che oggi investono questo comparto e che ieri e oggi abbiamo sentito richiamare più volte. A partire dalla pesante minaccia che esso subisce da parte del contesto internazionale e dalla logorante incapacità dell'Unione Europea di essere proattiva su nodi essenziali della politica industriale, come la questione della verifica dell'import cinese. Ma occorre anche riflettere su come identificare e sviluppare quelle modalità e quei percorsi che possono rendere Milano sempre più attrattiva e creativa, aperta al nuovo e pronta ad accettare la sfida della globalizzazione. Anche con il supporto del sistema moda e, naturalmente, anche a vantaggio del sistema moda: quel sistema moda che è uno dei punti di eccellenza e uno dei principali potenziali di Milano. Vedendo la questione in questi termini, proviamo a tornare al tema della globalizzazione, di per sé notoriamente ambivalente e portatrice tanto di rischi quanto di opportunità. Io mi auguro che sapremo trovare le vie perché essa possa rappresentare un'occasione di sviluppo e non una causa di spoliazione delle radici e dei luoghi che negli anni hanno mostrato una crescente fioritura del capitale umano e sociale. Luoghi come Milano. Per la nostra città, e per le sue articolate e complesse declinazioni produttive, io credo che la globalizzazione possa e debba rappresentare un gioco a somma positiva. Un gioco in cui il sistema moda può senz'altro avere un ruolo di primo piano. Qualcuno ha scritto che "la globalizzazione è un grande mare nel quale galleggiano tutte le barche". Io credo che Milano possa e meriti di più, in attesa che l'attuale congiuntura faccia segnare miglioramenti significativi o che chi ha competenze e poteri faccia ciò che dovrebbe per il sistema produttivo. Credo che Milano possa e debba veleggiare verso un rilancio economico che, partendo dal locale, possa investire il globale. Con un sistema moda protagonista.