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di Carlo Sangalli

Presidente della Camera di Commercio di Milano.

Milano nodo della rete globale: un progetto che stiamo portando avanti ormai da tempo, frutto della sfida che abbiamo raccolto e alla quale ci siamo dedicati e ci dedicheremo molto ancora, con l'obiettivo di consolidare la presenza di Milano in un più ampio contesto, in uno scenario internazionale, non solo come attore ma anche come protagonista. La sfida è, quindi, valorizzare Milano come "nodo" della rete globale. L'obiettivo del nostro lavoro, nato ormai da tempo in seno al Consiglio della Camera di Commercio, è discutere e valutare il posizionamento di Milano nella rete globale dal punto di vista geopolitico, economico e sociale. Un percorso che abbiamo condiviso con esperti e intellettuali, con i quali va avanti una fruttuosa collaborazione che ci vedrà impegnati anche nella realizzazione di una nuova rivista interamente dedicata a questo argomento. Le analisi e le ipotesi che sono nate in questi anni non hanno lo scopo di trovare soluzioni o esaurire ogni argomentazione, piuttosto si propongono di nutrire e di arricchire il dibattito sul ruolo della nostra città nel mondo, un dibattito stimolato dall'osservazione e dalla presa di coscienza del nostro momento storico, caratterizzato dalla globalizzazione. Una globalizzazione che sta certo disegnando un "mappamondo" reale fatto di rapporti economici e nuovi protagonismi produttivi, cambiando le strategie dell'impresa milanese. Riteniamo, quindi, necessario adottare nuovi e più ampi punti di vista per una governance del territorio e delle funzioni che lo attraversano, consapevole del consolidarsi delle reti dell'innovazione, della formazione e del lavoro, analizzando le ripercussioni della globalizzazione sul lavoro, femminile, sui legami familiari e sull'intero tessuto sociale e le conseguenze di tali effetti sulla negoziazione tra le parti sociali. In Italia, Milano sembra essere l'unica città nelle condizioni economiche, sociali e strutturali per potersi confrontare alla pari con le altre metropoli mondiali. Infatti, una autorevole ricerca internazionale ha inserito Milano dentro le prime dieci città globali dopo New York e Londra. Questo vantaggio è una responsabilità, ma soprattutto un'opportunità che non ci si può lasciar sfuggire. Un'opportunità che si deve sfruttare al meglio, cercando di rendere Milano un nodo economico più appetibile di quanto già non sia, senza però, in nessun caso, far prevalere le ragioni della globalizzazione, della standardizzazione e dell'omologazione su quelle imprescindibili della tradizione e dell'identità imprenditoriale che hanno reso Milano ciò che è oggi: una solida realtà economica fondata sul lavoro e sui valori. Chiara è, senz'altro, la necessita di dotare Milano di nuove risorse, strumenti e impulsi. Una rinnovata identità economica che parta dal basso, dalla autoimprenditorialità che è anche una via occupazionale. La nostra "fabrichetta", infatti, che è cambiata e si è diffusa, è diventata una modalità di lavoro, un nodo di globalizzazione diffusa e di sviluppo delle economie locali. Per mantenere intatti i capisaldi, le tradizioni della nostra economia e contemporaneamente lanciarla in un contesto internazionale più ampio, si sono identificate tre diverse vie imprenditoriali da portare avanti.

- La prima, che chiamiamo delle reti corte, è l'organizzarsi delle piccole imprese in gruppi d'azienda, così da essere flessibili e al tempo stesso specializzate, con le economie di scala di una azienda media.

- La seconda è quella delle reti medie, ossia della delocalizzazione delle imprese milanesi nel resto d'Italia: presenza di sedi produttive che creano oltre 600 mila posti di lavoro fuori dalla Lombardia.

- La terza è quelle delle reti lunghe, che è la presenza all'estero delle imprese milanesi, che creano quasi 250 mila posti di lavoro.

Milano fra tradizione e innovazione

Le nostre analisi non possono prescindere dalla considerazione che Milano non offre una qualsiasi produzione, ma una produzione di qualità. Una qualità che richiede lavoro specializzato e competenze sia artigianali sia imprenditoriali. Esigenze, queste, che fanno sì che Milano richiami un grande numero di laureati, la presenza dei quali incita al continuo tentativo di offrire delle condizioni economiche e professionali adeguate ai professionisti, così da stimolarne la permanenza, la produttività e la fedeltà. Insomma, Milano, in questo mutato contesto socio-economico, deve confrontarsi adeguatamente con una serie notevole di criticità ma, d'altro canto, può contare su alcuni vantaggi competitivi chiave. Prima di tutto Milano, fedele alla sua tradizione storica, rimane un importante mercato, cioè un polo di attrazione che va oltre la scala regionale e che si è dotata di una vera e propria piattaforma attrezzata di nuove infrastrutture strategiche, come ad esempio l'aeroporto di Malpensa e la nuova Fiera di Rho/Pero. Inoltre, Milano ha saputo potenziarsi diventando un centro di servizi, un centro che ha interpretato le nuove esigenze globali producendo quindi quei servizi avanzati che sono tipici di questa nostra società. Milano, infine, è un'area di eccellenza tecnologica-scientifica, fattore dal quale non si può prescindere se si vuole pensare a Milano come metropoli au pair delle altre città mondiali. Quest'ultimo è un fattore che necessita di un sostanziale approfondimento anche in una città avanzata come Milano, perché un adeguato livello di capacità innovativa è presupposto fondamentale allo sviluppo, dal momento che ne determina la capacità di competere con il resto del mondo sia per le capacità delle risorse umane sia per l'alto valore delle nostre produzioni. Una recente ricerca che, come Camera di Commercio, abbiamo fatto insieme alla Bocconi sulla "capacità innovativa" di Milano, ci ha fornito dei dati molto positivi. Ebbene, la "capacità innovativa", legata al numero degli studenti universitari, di dipendenti in imprese tecnologiche, dei brevetti tecnologici, vede proprio Milano in testa in rapporto con altre 11 città europee come Francoforte, Amsterdam, Barcellona, Atene, Zurigo e Lione.

Investire sulla qualità

Rendere Milano ancora più competitiva e attrattiva significa, dunque, investire sulla qualità dello sviluppo, sulla qualità del lavoro, sulla qualità della vita. A questo scopo, la Camera di Commercio di Milano e tutti gli altri attori coinvolti nel dibattito hanno stabilito tre priorità:

1) la prima è l'attenzione allo sviluppo e all'implementazione della tecnologia, alla quale si sta cercando di rispondere con la progettazione del Palazzo dell'Innovazione, un luogo fisico, un incubatore, per sostenere la competitività delle piccole e medie imprese, producendo e trasferendo innovazioni in campo tecnologico;

2) la seconda priorità è quella di attrarre, e soprattutto di trattenere, i "talenti". È l'impegno che, insieme alle università, si sta tentando di attuare sul piano dell'internazionalizzazione, attraverso stage e borse di studio;

3) da ultimo, non certo per importanza, la tolleranza che richiama il consolidarsi di quel "welfare ambrosiano", una via originale della collaborazione pubblico-privato. L'unica in grado di ricucire gli strappi del passo rapido della globalizzazione e dei costi di una modernizzazione che rischia di ampliare le distanze e marginalizzare gli esclusi. Milano si sta indubbiamente adattando ai nuovi scenari, cercando di valutare la capacità di cogliere in modo tempestivo le nuove sfide, per accrescere la propria competitività all'interno di uno spazio geopolitico che vede la partecipazione non soltanto degli Stati, ma anche di attori sopranazionali, quali l'Unione Europea, o sub-nazionali, come le regioni e le stesse città, coinvolte in vere e proprie "reti urbane". Ora, proseguendo nel percorso che abbiamo intrapreso, una volta esaltati e consolidati i vantaggi strutturali di Milano, ci si deve concentrare sul superamento dei punti di debolezza, quali ad esempio i ritardi nei trasporti e le carenze nella ricerca, offrendo al contempo alcune idee per la loro soluzione. Oggi, Milano è a un bivio: può diventare una campionessa di competitività in Europa e nel mondo, trascinandosi dietro l'Italia, oppure adagiarsi sui comodi record nazionali, divenendo però periferia del continente. Un'idea per Milano Per evitare questa "autoghettizzazione" sono emerse tante proposte da parte della schiera di intellettuali dei quali ci siamo circondati. Per esempio, quella del concentrarsi sul tema delle biotecnologie, di impatto economico fondamentale nel lungo periodo, nel quale potremmo già disporre dei numerosi ricercatori italiani (milanesi in gran parte), che stanno portando all'avanguardia altre Nazioni. Interessante anche gli spunti forniti da Giulio Sapelli, per la riforma della governance, da Umberto Paolucci e Mario Monti, per una valorizzazione del potenziale dei giovani, da Cesare Romiti, che ha focalizzato l'attenzione sulla coesistenza delle infrastrutture fisiche con quelle "virtuali" della conoscenza. Tante nuove proposte, diverse fra loro ma concordanti su un aspetto: a Milano serve un'idea, una scossa. Una scossa che riposizioni non solo la nostra città, ma l'intera Italia, nel contesto globale. Perché, come ha detto Josè Maria Aznar nell'introduzione al suo intervento, "quando si parla di scossa in Europa, spesso è a Milano che facciamo riferimento: per le capacità delle sue imprese e delle sue istituzioni, che sono in grado di anticipare il futuro".