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di Gabriele Albertini
Sindaco di Milano.
È sotto gli occhi di tutti: Milano, ancora una volta, è protagonista del cambiamento. Non si tratta delle grandi opere di trasformazione urbanistica, il cosiddetto "Rinascimento Milanese", ma del mutato rapporto tra pubblico e privato, tra politica e istituzioni, tra amministratori e cittadini. La città stessa, la sua tradizione di civiltà chiedevano questa evoluzione. È stato un ritorno, più che l'arrivo verso una nuova destinazione. Lo "sviluppo di Milano" non è da intendersi come un'operazione artificiosa, forzata, imposta. Una città così complessa, così strutturata nei suoi àmbiti economici, sociali e finanziari deve essere - prima di tutto - "ascoltata". Poi interpretata, infine orientata. Le scelte del pubblico seguono i metodi imprenditoriali del privato. Le esigenze del pubblico trovano sostegno nel privato che, al di là del giusto profitto, ne riconosce la forza prioritaria e la qualità sociale. È questione di credibilità. Un prestigio perduto negli anni passati e finalmente recuperato, sia in Italia sia all'estero. In questo processo di immagine e di sostanza, un passo fondamentale è stato segnato da quell'evento straordinario che furono gli Stati Generali di quattro anni fa. Un tentativo, il primo in Italia, di ascoltare la società civile, di promuovere la partecipazione di chi davvero può dare un contributo in termini di conoscenza, di esperienza, di intelligenza, di volontà, alla costruzione di una città migliore. Un atto di coraggio da parte della Pubblica Amministrazione. Un gesto di umiltà che venne ripagato con una formidabile iniezione di fiducia ed energia. Allora ero un imprenditore prestato alla politica, lo sono ancora e non lo ritengo un demerito. Ma non erano prestati alle loro professioni coloro che risposero all'iniziativa degli Stati Generali: docenti universitari, urbanisti, architetti, sociologi, economisti, giuristi, esperti di media. Milanesi, e non solo milanesi, professionisti di altre città italiane e straniere. Tutti insieme per fare emergere i bisogni di Milano e per trovare le soluzioni. L'informazione sullo stato effettivo della città è necessaria. Gli Stati Generali hanno definito un metodo. Ed è un metodo validissimo, se oggi viene riproposto per dire cose nuove, per dissipare le nebbie che impediscono di vedere la strada per il progresso di Milano.
Politica e imprenditoria
Parlavo di politica come servizio civile temporaneo e non come professione. È un modo per segnare un cambiamento epocale, da cui si vorrebbe tornare indietro e la comprensibile nostalgia per la cosiddetta politica politicante di tanti che ne furono espressione. L'impegno delle persone provenienti dalla società civile, dall'impresa, dalle professioni ha cambiato in meglio il volto della Pubblica Amministrazione. E oggi, per definire i suoi obiettivi e i suoi risultati, si usano espressioni derivanti dal mondo imprenditoriale: si parla di competitività, di soddisfazione dei cittadini, di efficienza e qualità dei servizi. Sono argomenti che fino a pochi anni fa stridevano fortemente con l'immagine della nostra Amministrazione Pubblica. E che stridono tuttora, di fronte alle cattive notizie che continuano ad arrivare sul malfunzionamento di tanti servizi pubblici. È segno che rimane ancora molto da fare. Ma, al tempo stesso, siamo sicuri di avere compiuto importanti passi avanti. Miglioramenti che hanno avvicinato la parte pubblica a uno dei tessuti imprenditoriali più importanti d'Europa, a quello che gli studiosi e i protagonisti dell'economia, della cultura, dei media concordano nel definire un "nodo della rete globale". Milano concentra il 43 per cento delle società estere o costituite all'estero e il 20 per cento delle imprese "organizzate a gruppo" del totale nazionale. Sono dati che parlano dell'importanza dei gruppi di impresa a Milano e mettono in luce rilevanti capacità nel "fare rete". Vi si aggiunge il grande settore delle imprese di servizio - agenzie di pubblicità, società di consulenza, studi legali internazionali, società assicurative, istituti di credito e finanziari - che garantiscono gli scambi fra città e il coordinamento dell'attività economica su scala globale.
Milano: esempi di collaborazione tra pubblico e privato
C'è un altro dato che deve far riflettere profondamente. Nella classifica sulla connettività globale di rete, Milano si colloca all'ottavo posto, davanti a Los Angeles, e preceduta solo da Londra, New York, Hong Kong, Parigi, Tokyo, Singapore e Chicago: metropoli di dimensioni ben maggiori, importantissimi porti o capitali di grandi Nazioni. In una città così dinamica, il settore pubblico fa un'enorme fatica a tenere il ritmo. Ma il distacco tra pubblico e privato si è molto ristretto. Milano, anche la sua parte pubblica, ha guadagnato in credibilità e competitività. E questo ha fatto nascere quella fiducia che era necessaria per costruire una proficua collaborazione tra istituzioni e imprese private. Penso allo strumento del project financing, che l'Amministrazione milanese ha lanciato anche nel nostro Paese. La nostra scelta è stata quella di creare le condizioni di sviluppo, affidandone al privato la realizzazione. Il contributo dei privati ha consentito di portare a termine opere altrimenti impossibili da realizzare. Opere che hanno concorso a elevare la qualità della vita in città.
Il cablaggio e il networking
Tra queste, vorrei citare quella più innovativa: l'infrastruttura nel cui ambito avviene il networking. Oggi Milano è fra le città più cablate del mondo, vantando quasi 300mila chilometri di fibra ottica. Il 69 per cento delle vie milanesi è cablato; il 75 per cento degli edifici e l'87 per cento delle unità immobiliari. Grazie a un innovativo regolamento comunale, la costruzione di reti informatiche è stata liberalizzata e oggi vede la presenza di 17 operatori, tra cui molti stranieri. Adesso bisogna orientare l'impegno per l'estensione di questo servizio avanzato anche oltre i confini della città. E soprattutto bisogna elevare il livello di utilizzo dell'infrastruttura. Non è un caso se, pochi giorni fa, è stato siglato un protocollo di intesa nell'ambito delle telecomunicazioni a larga banda che, nell'arco di tre anni, porrà fine al digital divide in Lombardia. Un esempio per tutta l'Europa. Ecco un caso in cui la Pubblica Amministrazione ha creato le condizioni dello sviluppo. Può avere anche un ruolo come motore dell'innovazione, ma a questo compito fondamentale devono contribuire anche altre forze: le imprese, le università, le diverse istituzioni pubbliche e private.
I nodi dello sviluppo futuro
Dobbiamo collaborare sempre più, con progetti mirati a obiettivi veloci e concreti, per potenziare il nodo della rete globale. Dobbiamo avere una maggiore flessibilità istituzionale che consenta di mettere in moto processi decisionali rapidi e coordinati, frutto di collaborazione locale e globale. Da alcuni anni il Comune di Milano ha avviato quella che ho definito una collaborazione competitiva con altre città europee. E anche il vostro sindaco è andato in Europa, per trarre dall'Europa utili lezioni e nello stesso tempo per fornire il nostro contributo di idee e realizzazioni. Il benchmarking è lo strumento che ha consentito di conoscere meglio noi stessi e gli altri, in una situazione profondamente mutata, oggi che le città più che gli Stati fanno economia, interagendo direttamente fra loro, sempre più su scala globale. Sul tavolo ci sono problemi fondamentali da affrontare per il nostro sviluppo futuro: la mobilità, sia all'intero di Milano sia in quella che ormai è diventata una "città regione" che si estende anche oltre il territorio provinciale e persino regionale, dato che un numero elevato di city users arriva ogni giorno da Torino e da Genova. Una cosa è certa: un'area con elevati standard di funzionalità consente una migliore qualità della vita ed è capace di attrarre iniziative e investimenti.
Ricerca e alta formazione
C'è un altro grande tema, quello della ricerca e dell'alta formazione. A Milano ci sono dieci università e alcuni tra i più avanzati istituti di ricerca scientifica. La macchina universitaria offre grandi opportunità. Ma i servizi offerti dalla città devono migliorare. Pensiamo che negli Stati Uniti, dopo il calo di iscrizioni seguito alle misure antiterrorismo, il Dipartimento di Stato ha annunciato che semplificherà l'iter dei visti per studio. Gli studenti stranieri sono considerati un elemento che può contribuire a vincere la sfida per la competitività. Anche noi dobbiamo prendere consapevolezza del nostro ruolo di "città universitaria". Milano capitale dell'economia: non è uno slogan. E un obiettivo che va perseguito insieme, da tutte le forze che operano "sul territorio" e che, a loro volta, devono trasformarsi in "forze per il territorio".





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