scarica il file (in formato pdf 23 Kb)
di Carlo Sangalli
Presidente della Camera di Commercio di Milano
Il legame tra la moda e Milano è molto stretto: la moda detta alcuni riti collettivi, i tempi e ridisegna anche l'urbanistica della città. Le vie della moda, certo, ma anche le vie commerciali e alcuni quartieri semiperiferici, luoghi di deindustrializzazione che la moda e i servizi hanno saputo recuperare e valorizzare con creatività. Una creatività che è tratto distintivo della nostra città, nella quale le tradizioni di design, buon gusto e attenzione alla qualità sono confluite, valorizzando un settore strategico e al tempo stesso complesso, che fa interagire piccole e grandi imprese, manifattura e distribuzione, artigianato e commercio. Ecco perché siamo convinti che il contributo delle istituzioni nel dare un sostegno alla moda significa prima di tutto non lasciarla sola, non fare del mondo della moda una "città parallela", un'isola. Il tema della valorizzazione della moda è dunque una nuova alleanza con la città, una promozione di segni e presenze del fashion dentro Milano, nei suoi caratteri distintivi come nella sua imprenditoria diffusa. Per questo motivo come Camera di Commercio, insieme al Comune di Milano, a Banca Intesa e alle Università Bocconi, Cattolica, IULM e Politecnico lo scorso maggio abbiamo cercato di dare il via a una riflessione più approfondita sul tema della moda a Milano, partendo da una due giorni di dibattito, gli "Stati Generali della Moda", ai quali sono intervenuti tutti i principali attori del settore moda, dando al convegno un'impronta fattiva e collaborativa. Come Camera di Commercio abbiamo ritenuto particolarmente importante concentrarci su questo tema, perché siamo convinti che la moda milanese, oltre a essere uno dei settori di punta della nostra economia, sia anche l'attività che meglio caratterizza e promuove Milano nel mondo. Perché Milano ha fatto del suo stile, della sua moda, uno dei suoi marchi riconoscibili nel mondo, ha saputo cavalcare l'onda della globalizzazione e oggi le imprese che lavorano in questo settore sono tra quelle che contribuiscono maggiormente al nostro export. Ecco qualche numero: un abito milanese su cinque è destinato agli Stati Uniti, un capo di pelletteria su quattro va in Giappone. Milano è la prima città italiana per il vestiario, con 3.323 imprese rappresenta infatti il 7% italiano. E con 3 miliardi e mezzo di export, da sola costituisce il 9% delle esportazioni di moda italiana. Ma non si tratta solo di numeri, la moda a Milano non porta solo redditi per chi lavora nella filiera produttiva del settore, ma porta benefici a tutto il territorio. E penso che questo strettissimo legame tra moda e territorio, moda e città, sia evidente per almeno tre ragioni. La prima è che l'eccellenza della moda nasce da una storia lunga, dalla tradizione tessile che da sempre caratterizza la Lombardia: una produzione all'insegna della qualità. Il connubio poi con il design, anch'esso frutto di una storia imprenditoriale lunga, diffusa e matura. Le grandi firme non sono che le punte avanzate di una ricchezza diffusa di tante piccole imprese, dal settore produttivo fino alla distribuzione. Vi fornisco solo alcuni dati: Milano per lo styling ha un fatturato di oltre la metà del totale nazionale, oltre 535 milioni di euro su un totale nazionale di oltre 1 miliardo (51,4%). Moda e impresa milanese è dunque un lungo "matrimonio d'interesse". La seconda ragione è il "matrimonio d'amore", nel senso che oggi più di ieri la moda non è legata solo alla qualità del prodotto, ma richiama la cultura, l'identità, la storia del luogo di produzione, tanto che oggi si parla non solo di Made in Italy, ma anche di Living in Italy. Oggi chi compra un pezzo firmato, non si accontenta della qualità, ma si vuole portare a casa anche un pezzo di Scala o di Cenacolo, o l'idea di una certa qualità della vita. La terza è legata ai tempi e ai luoghi della città, perché la moda detta alcuni riti collettivi e ha disegnato anche urbanisticamente alcune aree della città. Pensate all'importanza delle vie della moda e di quelle commerciali, ai nuovi insediamenti sui Navigli, ma anche di alcuni quartieri semiperiferici, la zona di via Tortona, fabbriche dismesse che la moda e i servizi hanno saputo trasformare e valorizzare. Ma pensate anche ai riti dello shopping, dei saldi, ai tempi che la moda detta alla città. Un solo dato, nell'area milanese sono attive oltre 12.000 imprese nel settore tessile e della moda e di queste la metà sono negozi. Quindi il tema della conferenza, ripreso in questo numero di Impresa & Stato, è fortemente incentrato sul tema della convivenza tra la città e la moda e si pone come obiettivo quello di capire e indicare ciò che la città può fare per la moda e ciò che la moda può fare per la città. Fare questo significa che occorre pensare a una "cabina di regia" comune su alcuni temi trasversali e decisivi, come l'innovazione e la formazione. Con la conferenza programmatica abbiamo dunque fatto un primo passo, utile alle istituzioni per ascoltare e capire dai diretti interessati, dai protagonisti, cosa dobbiamo fare, quali sono le priorità del nostro impegno. Dalla "Città della Moda" ai nuovi spazi per le sfilate, agli eventi da abbinare alle settimane della moda. Perché le settimane della moda costituiscono il momento catalizzatore, la punta di immagine del sistema, perché oltre ad attrarre compratori e stampa qualificata, sono l'occasione per diffondere il marchio Milano a livello globale. Milano è una delle principali piazze della moda in tutto il mondo, accanto a Parigi, Londra e New York. I motivi di questo successo sono sicuramente dovuti alle dimensioni, la notorietà e il riconoscimento di mercato dei marchi che sfilano. Ma accanto a questo dato di fatto, quello della composizione dei calendari delle sfilate, credo ce ne sia uno ancora più importante, che è dato dalla composizione della nostra "filiera moda" che vanta un sistema produttivo e commerciale integrato. La completezza della filiera della moda milanese è il vantaggio competitivo che Milano ha giocato, e deve continuare a giocare, nella competizione internazionale, non solo per la commercializzazione dei nostri prodotti, ma anche per rimanere una sede importante per le sfilate. La sfilata, infatti, oltre a essere un evento ad altissimo impatto di comunicazione, rappresenta l'elemento visibile di un sistema complesso fatto di piccole e medie imprese che lavorano a tutti i livelli, dalla produzione alla commercializzazione, al marketing. Favorire l'evento sfilata vuole dire favorire tutte le imprese che lavorano ai servizi ad alto valore aggiunto, gli showroom commerciali, le pubbliche relazioni, la manifattura stessa, con una serie di ricadute positive non solo per il sistema moda ma per l'intera città. Noi come Camera di Commercio siamo impegnati a dare un contributo concreto al settore della moda. Il primo è economico, che quest'anno abbiamo intensificato per le iniziative su questa realtà, investendo nel 2005 circa 1 milione di euro. Tra i progetti supportati e finanziati dalla Camera di Commercio di Milano per sostenere la moda ricordo quelli dedicati ai giovani stilisti, con la Camera della Moda, il sostegno a Milano Vende Moda per iniziative di promozione della moda nella città e nei quartieri, l'aiuto all'Unione Artigiani per il Defilé dei Maestri Sartori, e il contributo alla manifestazione Milano Unica. Senza dimenticare la partecipazione alla Fondazione Città della Moda del Design e Polo istituzionale. Abbiamo poi messo in cantiere un Palazzo dell'Innovazione e del design, dedicato anche alla moda, con un investimento di 30 milioni di euro. Il secondo contributo è a sostegno delle imprese dell'intera filiera, perché non dobbiamo dimenticare il grosso problema del settore tessile. Credo che anche le Camere di Commercio possano offrire un proprio contributo, che individuerei in tre strade. La prima consiste nella definizione di un'operazione di tracciabilità dei prodotti, per le "etichette intelligenti". Del resto come Camera di Milano lo abbiamo già fatto nel settore alimentare, ricostruendo la qualità della filiera dei prodotti bovini. La seconda via è quella dei controlli. Già ora svolgiamo controlli su alcuni prodotti. Ad esempio voglio ricordare che poco tempo fa, in base a nostri controlli su prodotti elettrici provenienti proprio dalla Cina, la Guardia di finanza ha potuto procedere al sequestro di materiale non a norma. Aggiungo inoltre che, come risulta da una nostra indagine, la contraffazione e l'abusivismo costano alle imprese commerciali di Milano 50 milioni di euro all'anno. La terza via è quella dell'incentivazione al deposito di marchi e brevetti. Un tema strettamente legato sia al trasferimento dell'innovazione nelle imprese, sia alla regolazione del mercato, alla tutela dalla contraffazione, alla difesa dei marchi. Ecco, io credo che il tema della moda sia la cartina di tornasole del livello internazionale di questa città, e sia anche un esempio classico in cui Milano diventa traino per l'intero Paese, con le attività cittadine che fanno da volano a un intero sistema industriale esterno alla città.





PROGRAMMA-29maggio.pdf
CatalogoFiere.xls
ristorazione_Milano_2011finale.doc