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di Riccardo Bonacina* e Giuseppe Ambrosio**
*Direttore editoriale di VITA Non Profit Content Company
** Direttore di VITA Comunicazione, Docente della Scuola di Direzione Aziendale dell'Università Bocconi di Milano
In questi anni, molte aziende, diverse per dimensione, natura e mission, si sono impegnate in iniziative a favore del volontariato e della tutela dei diritti delle categorie più svantaggiate
Per le imprese, cioè per i soggetti cui l'obiettivo principale dovrebbe essere quello della massimizzazione del valore economico, la scoperta della dimensione della responsabilità sociale è tutt'altro che casuale. Le imprese hanno via via dovuto comprendere che il sistema in cui sono inserite non ha un equilibrio complessivo di lungo periodo che si possa basare esclusivamente sul profitto e sulla redistribuzione secondo i canoni dell'economia classica. La dimensione della responsabilità sociale è oggi una dimensione che ha a che fare con il futuro stesso dell'impresa e del mercato.
Essere responsabili socialmente ha peraltro assunto negli anni significati sempre più estensivi dell'intervento delle imprese. Si è partiti con una dimensione più interna, di cura e sviluppo dei bisogni dei propri lavoratori; in seguito l'interesse ha riguardato i portatori di interessi più esterni all'impresa fino a toccare le comunità di riferimento.
La novità essenziale di questi ultimi venti anni è stata però la scoperta che la comunità non è più un soggetto amorfo e destrutturato, ma che invece ha dato luogo alla nascita ed alla diffusione, in maniera sempre più pervasiva, di corpi sociali intermedi, chiamate organizzazioni non profit ed inserite nel cosiddetto Terzo settore. Oggi in Italia solo quelle censite dall'ISTAT (in questo caso il sommerso è davvero vasto) sono circa 212 mila con 630 mila occupati e oltre 3 milioni di volontari.
Le imprese hanno quindi, in questi anni, dovuto interloquire con le migliaia di organizzazioni del Terzo settore che producono i cosiddetti beni relazionali, intervenendo nella tutela delle categorie svantaggiate (disabili, anziani, malati, extracomunitari, detenuti) e rappresentandone i diritti, difendendo l'ambiente, diffondendo l'educazione allo sviluppo nei Paesi più poveri del mondo, promuovendo modalità di gestione del tempo libero e della socialità.
Probabilmente, il fatto di doversi rapportare con un soggetto nuovo, molto radicato sul territorio e nella comunità ma autonomo ed esterno alla propria sfera di controllo (e questo si badi deve rimanere un punto fondamentale di intransigenza nello sviluppo del sistema, la separatezza istituzionale, cioè, dei soggetti privati profit e di quelli non profit), ha portato le imprese a modificare notevolmente le proprie strategie di responsabilità sociale verso l'esterno.
Non è un caso che secondo una ricerca del 2001 della Experian Research, su un campione di 800 imprese, rappresentativo di quelle con più di 100 dipendenti, ben il 44%, prevalentemente nei settori della finanza, del credito e delle assicurazioni, ha finanziato iniziative di solidarietà, per lo più nell'area degli aiuti umanitari.
Le motivazioni alla base di tali investimenti sono state: il ritorno in termini di immagine, la validità e il reale contributo sociale delle iniziative, la rispondenza alla mission dell'impresa.
Fermo restando che essere responsabili socialmente dovrebbe avere come obiettivo prioritario una ridiscussione ed una successiva ridefinizione di tutte le procedure e di tutti i meccanismi interni di management, nel senso che un'azione di sponsorizzazione – per quanto eccellente – a favore dei bambini malati in Italia, non è sicuramente sufficiente a giustificare una diversificazione senza scrupoli degli investimenti nei settori delle armi oppure una globalizzazione senza regole di tutela dei diritti umani, le azioni riconducibili alla responsabilità sociale sono diventate molteplici e variegate.
Da un osservatorio privilegiato come sono le pagine del settimanale VITA Non Profit abbiamo tratto quelle notizie che più ci sono sembrate emblematiche al riguardo dell'evoluzione e della diffusione della dimensione della responsabilità sociale in aziende diverse per dimensione, natura e mission. Ecco quelle che ci sono sembrate le più interessanti del 2001.
1° marzo 2001 - Nike
Molestie sessuali, verbali, sfruttamento da parte dei superiori. Oggi in Indonesia li subiscono, rispettivamente, il 2,5%, l'8% e oltre il 3% dei 4 mila dipendenti in 9 fabbriche indonesiane licenziatarie della Nike. Numeri gravi resi pubblici il 22 febbraio dall'organizzazione non governativa Global Alliance For Workers and Communities, e ripresi da quasi tutti i quotidiani. Che però hanno "bucato" la vera notizia: mai prima d'ora una multinazionale, da anni nel mirino delle organizzazioni non governative e delle associazioni di consumatori per gli episodi di sfruttamento del lavoro minorile del 1994 in Pakistan, aveva commissionato e permesso di rendere pubblica un'indagine sulle reali condizioni di lavoro nelle sue fabbriche del Sud del mondo. Ed è il terzo rapporto in due anni promosso dalla multinazionale che ha così strappato persino da Le Monde un titolo lodativo.
11 aprile 2001 - Sigma Tau
Fatturato: L. 3 miliardi. Farmaci in catalogo: 30. Dipendenti: 150. Paragonata alle grandi multinazionali del farmaco, sembra un piccolo dispensario la Sigma-Tau Sudan Ltd. Ma non è il profitto che il suo fondatore aveva in mente quando, nel 1984, firmò una joint venture con la società africana Sharaf Paharmaceutical & Chemical Co. per aprire un'azienda di farmaci generici a Kartoum.
"Piuttosto uomini che morivano di malattie curabili come la malaria e un continente che, in futuro, avrebbe potuto produrre qualche profitto", spiega Antonio Orlando, responsabile dello sviluppo del business di Sigma Tau, commentando la scelta della sua azienda.
I 30 farmaci generici antimalarici, infiammatori e antibiotici che vengono prodotti solo quando in Occidente è scaduto il loro brevetto, hanno un prezzo di vendita di molto inferiore al costo dei loro equivalenti coperti da brevetto nei Paesi industrializzati, e fissato dai dirigenti africani della Sigma-Tau Sudan che amministra e reinveste tutti i profitti. Dei tre miliardi di fatturato in Italia non arriva una lira.
4 maggio 2001 - Novartis
Community Day
. Una giornata dedicata al volontariato e alla solidarietà, che ricorre il 24 aprile di ogni anno, giorno in cui, nel 1996, gli azionisti approvarono la fusione di Ciba e Sandoz, da cui è nata Novartis. Un'azienda che oggi ha un fatturato globale di 29 miliardi di franchi svizzeri. Per il 2001, proclamato dalle Nazioni Unite anno internazionale del volontariato, il
. Una giornata dedicata al volontariato e alla solidarietà, che ricorre il 24 aprile di ogni anno, giorno in cui, nel 1996, gli azionisti approvarono la fusione di Ciba e Sandoz, da cui è nata Novartis. Un'azienda che oggi ha un fatturato globale di 29 miliardi di franchi svizzeri. Per il 2001, proclamato dalle Nazioni Unite anno internazionale del volontariato, il management dell'azienda ha rivolto un invito particolare a tutti i collaboratori: trascorrere una "giornata speciale" facendo volontariato. Scopo dell'iniziativa, spiega Giacomo Di Nepi, amministratore delegato di Novartis Farma Italia, "impegnarci personalmente e in modo concreto a portare avanti ciò che, istituzionalmente, facciamo come business: lavorare per migliorare la qualità della vita".
Un invito a vivere la solidarietà in prima persona che, in Italia, è stato ampiamente accolto dai collaboratori dell'azienda. Volontari per un giorno, e molti per la prima volta in vita loro, che il 24 aprile hanno lasciato in ufficio cravatte, computer e ruoli aziendali definiti per una giornata di lavoro molto speciale. Destinazione per i collaboratori della sede: la società civile, nella fattispecie il centro diurno Perusini per malati di Alzheimer, la comunità per tossicodipendenti Exodus, l'Associazione per il tempo libero degli handicappati Atlha e il villaggio Sos di Morosolo (Varese), che accoglie minori in difficoltà. Obiettivo, dare una mano nelle attività più diverse, dalla preparazione del pranzo, al giardinaggio, all'animazione. Istruzioni per farlo, nessuna, solo tirare fuori l'iniziativa personale. Tempo a disposizione: dalle 9.00 alle 16.00. Ovvero la più classica delle giornate lavorative.
Sette ore di lavoro che Novartis ha destinato a queste iniziative, ma non solo: ha deciso di donare anche il corrispettivo economico della giornata lavorativa, circa 40 milioni, alle associazioni coinvolte nel Community Day, per la realizzazione di un progetto. Dimostrando che, oltre al business, una multinazionale può esportare anche modelli di solidarietà globale.
9 maggio 2001 - Juventus
Juventus, non solo un nome ma anche una "missione". Così la squadra bianconera ha deciso di onorare il nome che porta impegnandosi a favore dei giovani anche fuori l'ambito sportivo. Già dal 1999, la società si è impegnata, stanziando due miliardi di lire, nell'iniziativa "Fatti e progetti per i giovani". Finalità del progetto, di durata quadriennale e quindi giunto oggi a metà strada, è la creazione delle migliori condizioni di vita e di studio per molti giovani. Partner dell'iniziativa, le Missioni don Bosco e la Facoltà di Economia dell'Università di Torino. Primo obiettivo raggiunto dal progetto, la realizzazione e il mantenimento del Centro di accoglienza delle Missioni don Bosco, un vero centro d'integrazione sociale che accoglie minori extracomunitari ed è contemporaneamente luogo di aggregazione per i giovani torinesi. Il secondo obiettivo perseguito riguarda la formazione, in particolare nel campo del management dello sport: sono state così finanziate 10 borse di studio (intitolate alla memoria di Giovanni Alberto Agnelli) di cui 5 agli studenti del primo anno della facoltà di Economia e Commercio e 5 a quelli di specializzazione in Management dello sport. Oltre a questi interventi, la società bianconera da anni sostiene la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro e, più recentemente, ha appoggiato l'iniziativa di tutti i suoi atleti che, come gruppo, si dedicano ad aiutare l'Ospedale Gaslini di Genova per la costruzione di una nuova area dedicata all'accoglimento e all'intrattenimento dei bambini ricoverati.
8 giugno 2001 - Deloitte Consulting
Trenta donazioni di sangue effettuate, due parchi puliti, un intero oratorio ristrutturato, una casa di riposo per anziani assistita, tre progetti di consulenza organizzativa e di marketing conclusi, numerose lezioni sull'euro ai bambini eseguite e tanti altri progetti di solidarietà condotti a termine.
È il bilancio, nettamente in attivo, dell'impact day, l'iniziativa di solidarietà organizzata l'11 maggio scorso dalla Deloitte Consulting (un'intera giornata dedicata al volontariato da parte del personale della società) nelle città di Roma e Milano. All'evento hanno partecipato 302 dipendenti (su 450) pari a ben il 67% del personale.
2 ottobre 2001 - Anfia
"Camper per il Volontariato", progetto promosso dal Gruppo Veicoli da Campeggio dell'Anfia, Associazione Nazionale fra Industrie Automobilistiche, prevede l'assegnazione gratuita per un mese di 5 camper ad associazioni italiane attive nel campo del volontariato sociale e della tutela ambientale, da utilizzare nell'ambito dell'organizzazione di singoli eventi o manifestazioni. L'iniziativa è partita il 25 marzo scorso con l'Enpa, Ente Nazionale Protezione Animali, ed ha coinvolto via via gli altri titolari dei progetti accolti: Italia Nostra, l'ONG Fratelli dell'Uomo, il Centro di Servizio per il Volontariato Sardegna Solidale, l'Associvile, la Fondazione Exodus e l'Associazione Volontari H24. Dal 3 al 7 ottobre, giornata che conclude l'iniziativa, i camper messi a disposizione dall'Anfia saranno utilizzati a Roma dal CSI, Centro Sportivo Italiano, come spazio segreteria, per il pronto soccorso e a disposizione dello staff, nell'ambito della manifestazione "Villaggio dello Sport" sulla Terrazza del Pincio, dedicata a diverse discipline sportive.
18 ottobre 2001 - Procter & Gamble
La Procter & Gamble, azienda attiva nel campo sociale da oltre 14 anni con il marchio Dash nella promozione di iniziative a favore dei bambini in Italia e all'estero, ha messo a disposizione un contributo economico di 1 miliardo e mezzo di lire per finanziare 30 progetti, del valore di circa 50 milioni ciascuno, proposti da associazioni non profit italiane.
Il progetto "Un aiuto per crescere", sotto l'Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e con il patrocinio di Unicef Italia, intende sostenere le associazioni di volontariato che si occupano della tutela dell'infanzia disagiata. "Occorre contribuire a creare una cultura dell'infanzia – sottolinea Roberto Salvan, direttore generale di Unicef Italia – che ponga i bambini al primo posto e al tempo stesso rappresenti un reale riconoscimento al valore del volontariato, al lavoro quotidiano e costante che tante persone portano avanti tra mille difficoltà in difesa dei diritti dell'infanzia".





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