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di Sergio Vedovato

Presidente Provincia di Novara.

I peccati originali sono difficili da superare. Persino quando si parla di aeroporti. Si è detto che Malpensa nasceva come hub internazionale, ma questa è stata fin dall'inizio una semplice petizione di principio a cui non sono seguite scelte e comportamenti conseguenti. D'altra parte, il progetto Malpensa non è nato come progetto basato su vere e proprie scelte strategiche, ma più semplicemente per cogliere l'opportunità di inserirsi nel canale aperto dei grandi finanziamenti europei. La stessa infelice collocazione geografica è solo la conseguenza del preesistente insediamento aeroportuale, la cui origine risale alla preistoria dell'aviazione civile italiana, senza tener conto dei vincoli orografici e ambientali e della difficoltà di creare una efficace rete di collegamenti intermodali. Prima si è piantata una bandierina sulla carta geografica e poi si è pensato a tutto il resto. Infatti, ancora oggi, siamo a discutere delle difficoltà di Malpensa e delle difficoltà del territorio di sopportare e di supportare l'aeroporto. Vista dal Piemonte, questa realtà balza all'occhio con grande evidenza. Malpensa dista poche centinaia di metri dal Ticino, il confine naturale tra Piemonte e Lombardia, eppure tutta la vicenda della sua costruzione, del suo difficoltoso avvio e della sua incerta gestione sono vissute, sia in Lombardia che in Piemonte, come una faccenda esclusivamente lombarda. Tutto ciò non può stupire; in fondo, anche nel resto d'Italia, Malpensa è vista come un'infrastruttura lombarda e questo è un limite fortissimo alla sua credibilità complessiva. Per quanto ci riguarda paghiamo il prezzo di un disinteresse storico dell'Ammistrazione regionale piemontese su questo tema e, in generale, dell'incapacità della Regione Piemonte e della Regione Lombardia di dialogare e costruire collaborazioni istituzionali costruttive sui grandi temi strategici di comune interesse. La Lombardia ha pensato, come spesso le succede, di essere autosufficiente; il Piemonte ha creduto opportuno rinchiudersi nella difesa dello scalo piemontese di Caselle. I territori piemontesi limitrofi a Malpensa sono stati lasciati a se stessi: con l'impatto ambientale dei sorvoli, l'esclusione dalla commissione aeroportuale sul rumore, senza governare alcuna significativa ricaduta economica. Ancora oggi mancano gli accessi dal Piemonte. La bretella autostradale da Boffalora non c'è e il collegamento ferroviario servirà più che altro all'area torinese. Non una lira, e nemmeno un euro, della legge speciale per Malpensa è stata destinata a finanziare infrastrutture viarie in Piemonte. Sulla viabilità ordinaria abbiamo ancora ponti sul Ticino che risalgono all'inizio del secolo scorso. Tra Sesto Calende e Castelletto Ticino, la statale del Sempione diventa un imbuto impossibile. E richiede un intervento urgente per alleggerire il peso dei pedaggi autostradali in modo da consentire l'uso dell'autostrada dei Laghi-Gravellona come un'alternativa agli ingorghi che, a volte, arrivano fino Stresa. Tra Somma Lombardo e Varallo Pombia, il passaggio stradale avviene su una diga di sbarramento sul fiume. Il collegamento trasversale più diretto tra Malpensa e il novarese, verso Oleggio, è costituito da un ponte che costringe al senso unico alternato a vista e da una strada ripida e tortuosa che si blocca alla minima difficoltà atmosferica. Il ponte tra Turbigo e Galliate è stato costruito pensando più alla ferrovia che alla strada e non è certo molto agevole. Se poi allarghiamo lo sguardo, dobbiamo segnalare che in questi anni è stato praticamente lasciato cadere il tema della Pedemontana piemontese, che invece dovrebbe essere rapidamente affrontato per collegare aree economiche e industriali forti come il biellese e il distretto delle rubinetterie e del valvolame del Lago d'Orta con Malpensa e la Lombardia. Sono questi temi che debbono essere ripresi con determinazione e serietà e che abbiamo, come Provincia di Novara, cercato di sottolineare fin dal nostro insediamento, nel luglio scorso. L'azione delle Camere di Commercio, come espressione dei soggetti economici, è importante e in molti casi fondamentale, ma occorrono una visione e un'azione politica che rimettano al centro le strategie di sviluppo. In tutta Europa la crescita degli aeroporti si gestisce e si determina se vi è condivisione e partecipazione da parte di tutti i soggetti interessati. Davvero tutti e con pari dignità. La Provincia di Novara è pienamente consapevole di essere un territorio di cerniera tra le due Regioni ed è fortemente interessata a mantenere e sviluppare le relazioni storiche che la legano alla Lombardia sul piano economico, culturale e sociale. Non solo Malpensa, quindi, ma anche la nuova fiera, il ruolo dell'intermodalità e della logistica, l'integrazione del sistema ferroviario, la ricerca e l'innovazione sono i punti sui quali costruire una nuova collaborazione che dia opportunità di sviluppo per le nostre aree riconfermandone il ruolo trainante per l'intera economia nazionale.