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di Francesca Calovi
Dottoranda in criminologia presso l'Università Cattolica del sacro Cuore di Milano e ricercatrice a Transcrime
Le attività di produzione di merci contraffatte e usurpative hanno un forte impatto negativo sulla stabilità del sistema socio-economico del nostro Paese e determinano perdite rilevanti per tutti i soggetti operanti al suo interno: per le imprese, in termini di investimenti esteri, di trasferimento di tecnologie e di immagine; per i consumatori, in certi casi, a causa dei danni alla salute che possono derivarne; per lo Stato, in ragione delle perdite di natura fiscale (evasione dell'IVA), e per la società in generale, nella riduzione dei posti di lavoro. La contraffazione ha ormai colpito diversi settori merceologici (medicinali, alimentari, elettronica e giocattoli), ma uno dei comparti che sembra soffrire maggiormente di questo problema è quello della moda. In questo settore, l'Italia è uno dei Paesi produttori leader a livello mondiale - nel 2001 ha prodotto da solo 25,2 bilioni di euro in termini di valore aggiunto - (dati della Commissione europea, 2004a); tuttavia, è anche il maggiore consumatore di beni contraffatti a livello europeo, nonché uno dei maggiori produttori a livello mondiale (Indicam, n.d.)1. L'impatto di contraffazione e usurpazione in questo settore è significativo:
- sia in termini di perdita economica per il Paese, poiché si stima che nel 2003 questo settore abbia sofferto perdite tra i 2.156 e 3.021 milioni di euro2;
- sia in termini di numero di imprese operanti nel comparto moda, che nel periodo 1999-2004 si stima si siano ridotte dell'11% (Unione del Commercio, del Turismo, dei Servizi e delle Professioni della provincia di Milano ¿ 2005). A livello locale, ne risente fortemente soprattutto la Lombardia, che da sola produce quasi un terzo (31%) del valore aggiunto dell'industria tessile - abbigliamento nazionale (dato ISTAT)3.
Su questi temi l'Osservatorio per l'economia sana della Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Milano, con il supporto scientifico del Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale (CNPDS) in collaborazione con Transcrime, Joint Research Centre on Transnational Crime (Università di Trento/ Università Cattolica di Milano) ha avviato il progetto "Analisi dell'impatto dell'attuale regolazione sul mercato della moda finalizzata alla riduzione delle opportunità criminali (crime proofing)" al fine di:
- produrre conoscenza sulle vulnerabilità dei mercati della moda e sulle problematiche inerenti alla tutela della proprietà industriale in questo settore;
- proporre soluzioni suscettibili di migliorarne lo stato di salute e l'efficienza. Il progetto consta di quattro fasi:
Fase 1: studio della vulnerabilità del mercato della moda, ove per vulnerabilità si intende quanto un determinato settore risulti attrattivo per la criminalità e quanto sia esposto al rischio di attività illegali, nella fattispecie di attività di contraffazione e usurpazione.
Fase 2: applicazione del metodo di crime proofing alla normativa sulla proprietà industriale, ovvero si cerca di colmare le lacune legislative individuate nel corso dell'analisi di vulnerabilità e connesse alla regolazione di un determinato mercato.
Fase 3: applicazione del metodo di crime proofing ai prodotti. Qui si cerca di intervenire su quelle caratteristiche del prodotto (abbigliamento o accessorio) che, alla luce dello studio di cui alla fase 1, rendono il prodotto vulnerabile ad attività criminali, ovvero ne facilitano la copia.
Fase 4: proposta di nuova regolazione del mercato volta a ridurre le opportunità criminali. Lo scorso luglio si è conclusa la prima fase del progetto, con la presentazione del primo rapporto di ricerca da parte di CNPDS e Transcrime sul tema "La vulnerabilità del mercato della moda a condotte di contraffazione e usurpazione in Lombardia". Di seguito si illustrano la metodologia adottata e i risultati provvisori di questo rapporto.
Obiettivi e fasi
Gli obiettivi della ricerca erano quelli di:
- analizzare le opportunità di infiltrazione e gestione illecita del settore moda che il sistema di imprese lombarde offre ai criminali;
- stimare il livello di vulnerabilità dei rami e processi produttivi di questo settore a condotte di contraffazione e usurpazione.
La ricerca ha proceduto in due fasi4. Nella prima fase (fase descrittiva) si sono raccolte e analizzate informazioni relative al settore moda al fine di produrre conoscenza sullo stesso5. Quanto appreso è stato poi utilizzato nella seconda fase (fase analitica) per delineare il profilo di vulnerabilità del settore a condotte di contraffazione e usurpazione. A questo scopo si è proceduto a una duplice analisi del settore della moda:
- analisi longitudinale, in cui sono stati considerati quattro rami del settore: natura del prodotto6; soglia di accesso al mercato7; mercati alternativi al mercato della moda8; contesto europeo9;
- analisi verticale, in cui sono stati valutati i seguenti processi produttivi: acquisti; vendite; contabilità; amministrazione; risorse umane; produzione; distribuzione. In entrambi i casi sono stati utilizzati diversi indicatori, a ciascuno dei quali è stato attribuito un punteggio a seconda del grado di vulnerabilità a condotte di contraffazione e usurpazione10. Il livello complessivo di vulnerabilità è stato determinato calcolando la media semplice dei punteggi assegnati ai singoli indicatori. Nella sezione successiva si illustrano i risultati dell'analisi di vulnerabilità del settore moda lombardo. Le criticità del settore Dallo studio effettuato si è riscontrato che le principali criticità delle imprese lombarde del settore moda a condotte di contraffazione e usurpazione sono i "mercati alternativi al mercato della moda", e i settori "vendite", "risorse umane" e "produzione", rispetto ai quali è stato rilevato un livello di vulnerabilità molto elevato. Per quanto concerne i "mercati alternativi al mercato della moda", si è considerato se i criminali operanti in questo settore sono coinvolti in ulteriori attività lecite alternative. Poiché i principali produttori di contraffatto sono operatori del mercato legale con una conoscenza approfondita del settore di riferimento e del know-how tecnico necessario, essi difficilmente disperdono le proprie energie in altre attività lecite parallele. Al contrario, tendono a concentrare tutte le risorse disponibili esclusivamente nella produzione di abbigliamento e accessori contraffatti. Quanto al mercato nero di prodotti contraffatti, esso è molto esteso e fiorente anche in ragione del contrasto esistente tra la domanda elevata di beni di lusso e la difficile situazione economica del Paese. Questo divario sembra indirizzare i consumatori verso beni più economici e/o contraffatti. Con il termine "vendite" si fa riferimento alle tecniche utilizzate dalle imprese per attrarre la clientela. Il livello di vulnerabilità molto elevato di questo processo produttivo è da imputarsi a tre elementi:
1. l'assenza di costi di pubblicità e marketing per chi produce contraffatto (diversamente dalle imprese lecite che investono fortemente in questo settore);
2. i prezzi molto elevati dei prodotti delle fasce alte del settore moda (quelli maggiormente attrattivi per i consumatori);
3. l'esiguità degli sconti praticati per i prodotti delle fasce alte del settore. Il livello di vulnerabilità molto elevato delle risorse umane, ossia delle attività di gestione e di formazione del personale, sembra derivare dal basso livello di corporate culture interno all'impresa. Nel settore moda il processo produttivo è molto frammentato e i terzisti che lavorano per conto di più imprese raramente sono vincolati da contratti di esclusiva. Questa realtà produttiva ostacola la diffusione e la condivisione dell'etica aziendale, che sarebbe altrimenti in grado di sanare eventuali carenze (quali, ad esempio, l'insoddisfazione dei dipendenti) e può favorire più o meno direttamente l'ingresso della criminalità nel settore. Infine, l'elevata vulnerabilità della produzione appare determinata essenzialmente da due fattori. La mancanza di attaccamento delle aziende terziste ai valori dell'impresa committente può indurle a utilizzare conoscenze e informazioni sensibili e/o riservate per attività parallele di natura illegale. Infatti, pur detenendo un know-how tecnico-scientifico molto elevato, i terzisti spesso ignorano il valore economico di beni immateriali come marchio e design, e le conseguenze derivanti dalla violazione dei diritti di proprietà industriale. Inoltre, le imprese del settore moda tendono a demandare una o più fasi del processo produttivo ad aziende esterne (terzisti), e a ritenere all'interno solo i momenti legati alla progettazione delle nuove linee. Di solito i terzisti sono meri esecutori e non vengono coinvolti in fasi distinte da quelle della produzione, quali progettazione e scelta delle materie prime. La mancanza di coinvolgimento con le attività svolte dall'impresa madre può determinare insoddisfazione ed estraneità, sentimenti che potrebbero indurre condotte contrarie agli interessi all'impresa. Tra queste, anche quelle a favore della produzione e commercio di merce contraffatta e usurpativa. A presentare un livello di vulnerabilità elevato a condotte di contraffazione e usurpazione sono invece gli indicatori "natura del prodotto" e "soglia di accesso al mercato". Questo è da imputarsi principalmente:
- al valore intrinseco di questi beni, altamente desiderabili dai consumatori e con un alto valore aggiunto;
- al fatto che questi beni mantengono il loro valore fisico per un periodo sufficientemente esteso da costituire un'ottima opportunità di investimento per i criminali;
- al fatto che i maggiori produttori di contraffatto siano imprenditori che già operano nel mercato legale, quindi che detengono know-how, macchinari e materie prime necessari;
- alla facilità con cui abbigliamento e accessori possono essere trasportati e alla liberalizzazione del mercato europeo che rende più difficili i controlli della merce in transito all'interno dell'Unione;
alla scarsità di risorse allocate per la protezione dei diritti di proprietà industriale;
- all'inefficienza delle autorità giudiziarie italiane dovuta a eccessivi carichi di lavoro e lentezza delle procedure;
- alla natura stessa del mercato di abbigliamento e accessori, caratterizzato da un alto livello di competizione;
- alla scarsa presenza di beni di lusso sul mercato, che lascia insoddisfatta una percentuale importante di domanda. La vulnerabilità del settore della moda lombardo a condotte di contraffazione e usurpazione appare invece: media relativamente ai fattori "contabilità" e"amministrazione"; bassa quanto a "contesto europeo" e "acquisti"; molto bassa relativamente al fattore "distribuzione".
Conclusioni
In questo primo anno di attività del progetto "Analisi dell'impatto dell'attuale regolazione sul mercato della moda finalizzata alla riduzione delle opportunità criminali (crime proofing)" si sono evidenziate le principali vulnerabilità del mercato della moda lombardo a condotte di contraffazione e usurpazione. Queste si possono suddividere in tre categorie, a seconda che siano riconducibili:
a) alla natura stessa del mercato, quindi, ad esempio, alla natura e al valore intrinseco del prodotto e alla facilità con cui può essere trasportato;
b) alla situazione - Paese, ovvero allo sviluppo economico del Paese e alle risorse allocate per la protezione dei diritti di proprietà industriale che incidono sull'operato delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria;
c) alle caratteristiche delle imprese operanti nel settore, ovvero alle scelte di gestione interna e di allocazione delle risorse per la lotta alla contraffazione. Per quanto concerne la natura del mercato e la situazione - Paese, gli unici interventi possibili sono una maggiore allocazione di risorse statali per la protezione dei diritti di proprietà industriale e il miglioramento dell'operato dell'autorità giudiziaria (ad esempio, attraverso l'adozione di orientamenti unitari)11. Quanto alle caratteristiche delle imprese del settore, è stato invece rilevato che le maggiori vulnerabilità derivano dalla tendenza a terziarizzare e delocalizzare parte della produzione, dalla mancanza di controlli approfonditi sull'operato dei terzisti, e dall'assenza di un'etica aziendale condivisa. A fronte del pesante impatto di contraffazione e usurpazione sul sistema socio-economico del Paese, sarebbe auspicabile che i diversi attori coinvolti agissero in maniera unitaria sia attraverso reali ed efficaci azioni di contrasto del fenomeno, sia attraverso iniziative di sensibilizzazione di imprese e consumatori, che troppo spesso ne sottovalutano la gravità.
Bibliografia
Commissione europea (2004), Community-wide statistics for 2003 per Italia, disponibile in Internet all'indirizzo http:/europa.eu.int/comm/taxation_customs/resources/documents/ital_2003_en.pdf. Commissione europea (2004), European business, Facts and figures, data 1998-2002, disponibile in Internet all'indirizzo http://epp.eurostat.cec.eu.int/cache/ITY_OFFPUB/KS-BW-04-001/EN/KS-BW-04-001-EN.PDF. Indicam (n.d.), Tutti i numeri della contraffazione, disponibile in Internet all'indirizzo http:// www.indicam.it/indicam/numeri.shtml. ISTAT (2004), Conti economici regionali, disponibile in Internet all'indirizzo http://www.istat.it /salastampa/comunicati/non_calendario/20040913_00/. Guardia di Finanza (2005), Risultati di servizio conseguiti, disponibile in Internet all'indirizzo www.gdf.it/ varie/lotta_contraffazione/Risultati_servizio_conseguiti.pdf. Unione del Commercio del Turismo dei Servizi e delle Professioni della Provincia di Milano (2005), Unione informa, disponibile in Internet all'indirizzo http://www.unionemilano.it /areacomunicazione/unioneinforma/documents/maggio_2005.pdf.
Note
1 Nel periodo 2000 ¿ 2003, l'Agenzia delle Dogane ha sequestrato più di 49 milioni di articoli contraffatti, di cui 5.984.801 articoli di abbigliamento e accessori (Fonte: Commissione Europea 2004) pari al 12,07 del totale, mentre tra agosto 2003 e agosto 2004 questa percentuale è ulteriormente salita al 21% (Guardia di Finanza, 2005). La maggior parte dei prodotti di abbigliamento e accessori sequestrati in questo periodo provenivano da Cina (58%), Hong Kong (14%) e Italia (10%) (Commissione europea 2004).
2 A risultati simili è giunto anche Indicam (n.d.), che ha stimato la perdita economica sofferta dal settore moda italiano nel 2003 intorno ai 2.100- 4.200 milioni di euro.
3 Elaborazione Transcrime sui dati ISTAT (2004).
4 Per effettuare lo studio di vulnerabilità del settore della moda lomabrdo a condotte di contraffazione e usurpazione, è stata utilizzata la metodologia sviluppata dall'Institute for International Research on Criminal Policy dell'Università di Ghent (Belgio) per valutare la vulnerabilità dei settori legali alla criminalità.
5 La fase descrittiva è suddivisa in tre sotto-fasi:
- studio del settore, in cui vengono raccolte informazioni a livello meso sul settore studiato;
- esplorazione del contesto politico, economico, sociale e tecnologico in cui si colloca il settore della moda e analisi dell'ambiente immediatamente esterno al settore;
- analisi del processo produttivo, in cui vengono raccolte informazioni a livello micro al fine di identificare la struttura delle imprese del settore e individuare i processi produttivi maggiormente rilevanti.
6 La "natura del prodotto" si riferisce alle qualità del prodotto del settore moda, ovvero integrità, mobilità, elasticità, compatibilità/flessibilità, differenziazione del prodotto e stabilità del valore del prodotto.
7 Per "soglia di accesso al mercato" ci si riferisce alle condizioni minime da integrare per accedere al settore della moda, ovvero alle barriere di accesso al mercato legale poste dalla normativa e sua applicazione, e dal mercato.
8 Per "mercati alternativi al mercato della moda" ci si riferisce ai mercati alternativi - legali o illegali - in cui le merci del mercato moda possono essere prodotte e distribuite.
9 Per "mercato europeo" ci si riferisce al livello di influenza delle politiche comunitarie del settore moda sulle politiche nazionali degli stati membri.
10 Il punteggio attribuito a ciascun indicatore varia da 0 a 4, dove 0 = livello di vulnerabilità molto basso; 1 = livello di vulnerabilità basso; 2 = livello di vulnerabilità medio; 3 = livello di vulnerabilità alto; 4 = livello di vulnerabilità molto alto.
11 L'analisi della normativa posta a tutela dei diritti di proprietà industriale sarà oggetto di studio della seconda parte del progetto "Analisi dell'impatto dell'attuale regolazione sul mercato della moda finalizzata alla riduzione delle opportunità criminali crime proofing", che si svolgerà nell'anno 2005/2006.





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