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di Stefano Rolando
Docente all'Università IULM di Milano e Segretario generale della Fondazione Iulm.
La parola "digitale" è entrata di prepotenza nel lessico politico e in quello dei consumi (dunque, norme e mercato) di un settore che ha tre ciclicità innovative concatenate: i supporti tecnologici, i caratteri della fruizione, l'interdipendenza di economie industriali settoriali. Accanto agli sviluppi commerciali è naturale che si vadano evidenziando anche sviluppi nell'area della pubblica utilità. In particolare, creando le condizioni di un nuovo pluralismo di soggetti comunicativi. La trasmissione digitale costituisce, infatti, una tappa di capitale importanza nello sviluppo tecnologico dei sistemi televisivi. Essa rappresenta il passaggio essenziale verso la convergenza di informatica e telecomunicazioni e consente di trasformare l'apparecchio televisivo in una piattaforma per lo sviluppo di servizi interattivi. Con "Tv digitale" oggi si intendono tutte le tecnologie di trasmissione audio/video di tipo digitale. Si differenzia quindi dalla tecnologia televisiva classica, in voga già da più di cinquant'anni, rispetto alla quale presenta notevoli vantaggi sia in termini di qualità, sia di prestazioni. La televisione digitale può essere trasmessa via satellite, via cavo e via etere terrestre. Ciascun supporto ha caratteri propri che si riflettono in specifici vantaggi e limiti a cui qui si fa schematicamente cenno:
- via cavo: tecnologia di trasmissione televisiva basata sul cavo coassiale anziché sulle antenne; con questa tecnologia è necessario che l'utente finale sia connesso direttamente tramite un cavo all'emittente, con conseguente aumento dei costi per l'emittente stessa che deve raggiungere singolarmente ogni utente, ma con grandi vantaggi dell'utente finale, che può usufruire dei notevoli vantaggi della trasmissione digitale, non ultima anche la possibilità di contemporaneo accesso a Internet a banda larga;
- satellitare: con questa tecnologia l'emittente invia i dati video a un satellite posto in orbita geostazionaria, il quale ritrasmette il segnale a un'area (footprint) molto vasta, comprendente diversi Paesi. Per ricevere queste trasmissioni, l'utente finale deve dotarsi di un'apposita antenna parabolica che raccoglie e amplifica il debole segnale proveniente dal satellite, posto a 36.000 Km di quota, e lo invia al decoder collegato a sua volta al televisore;
- digitale terrestre: analoga per prestazioni e qualità alla televisione satellitare, questa tecnologia permette, però, un più facile accesso da parte di tutti gli utenti, in quanto non richiede l'installazione di un'antenna parabolica, ma utilizza le strutture preesistenti, create per la televisione analogica, per trasmettere e ricevere i segnali; in questo modo, l'utente deve solo dotarsi dell'apposito decoder, senza dover in genere intervenire sull'impianto d'antenna preesistente;
- web Tv: tecnologia che sfrutta la banda larga di Internet (ADSL o connessione via cavo) per consentire all'utente finale di ricevere contenuti multimediali direttamente sul computer o sulla Tv di casa (tramite apposito decoder), con una qualità variabile da quella della televisione analogica a quella della televisione digitale, a seconda della capacità della linea di trasmissione usata per connettersi a Internet.
La web Tv
In particolare, flessibilità e sintesi del linguaggio televisivo, interattività e approfondimento del web sono gli elementi alla base di una vera e propria filosofia della comunicazione, che anima la web Tv la cui scelta rispetto ad altri canali è dettata da varie considerazioni. Innanzitutto le potenzialità del nuovo mezzo, che unisce le caratteristiche d'impatto del mezzo televisivo (multimedialità) a quelle di interattività di Internet. La web Tv, inoltre, presenta una maggiore accessibilità economica rispetto ad altre soluzioni (esempio: Tv via satellite) che richiedono investimenti eccessivamente onerosi. Infine, ben si combina con una logica narrowcast, per offrire un'informazione personalizzabile e flessibile all'utente: i contenuti, infatti, possono essere selezionati secondo le esigenze dello spettatore e sono visionabili in ogni ora del giorno.
La televisione analogica terrestre
La diffusione analogica televisiva terrestre, tuttavia, assicura da tempo in Europa una copertura capillare del territorio, essendo disponibile nella quasi totalità (oltre il 95%) delle abitazioni tramite antenne poco costose e semplici da installare. Essa presenta, quindi, potenzialità superiori rispetto a quelle offerte dalla televisione via cavo e via satellite e rappresenta la soluzione ottimale per chi voglia diffondere programmi in un numero elevato di famiglie e voglia perseguire, anche con il digitale, quegli obiettivi di servizio universale che da sempre, in Europa, hanno caratterizzato l'attività televisiva. Le reti terrestri, inoltre, presentano altri vantaggi essenziali, quali:
- la portabilità del servizio, cioè la possibilità di ricevere i programmi ovunque, grazie a un'antenna mobile, senza predisporre punti di allacciamento alla rete in ognuno dei luoghi deputati, anche temporaneamente, al consumo televisivo;
- la regionalità: il territorio regionale è troppo esteso per essere coperto capillarmente da una rete di trasmissione via cavo a costi non elevati, laddove il satellite ha una copertura geografica molto ampia, non circoscrivibile su scala regionale.
Le televisioni pubbliche
In tale cornice di innovazione tecnologica e di opportunità di impresa comunicativa, si vanno collocando le esperienze di Tv pubbliche e di pubblica utilità che hanno - proprio a partire da questi due ultimi citati requisiti - sollecitato lo sviluppo di iniziative verso l'utenza e anche verso la trasformazione di format relazionali su cu, fino ad ora, è cresciuta e si è stabilizzata la comunicazione istituzionale. Il fascicolo n. 24/2005, in distribuzione a settembre 2005, di "Rivista italiana di comunicazione pubblica" (Franco Angeli editore) ha ospitato un dossier su questa fertilizzazione di iniziativa di nuovo servizio pubblico, realizzato in collaborazione con il Formez, nel quale Sergio Talamo segnala i profili di una frontiera a disposizione di molti soggetti interessati a rigenerare i caratteri della comunicazione diretta e interattiva. Nel dossier sono anche repertoriate le prime principali esperienze delle cosiddette Tv istituzionali in questo settore (web Tv, Tv digitale terrestre e digitale via cavo). Sono rintracciate oltre venti esperienze in corso ed è annunciato, in occasione della prossima edizione del COM.P.A a Bologna, il Salone della comunicazione pubblica e dei servizi al cittadino, un premio per incentivare queste forme di televisione territoriale di servizio. In pari tempo la Fondazione dell'Università IULM di Milano (partner istituzionale della Camera di Commercio di Milano) sta impiegando le proprie energie di ricerca e sperimentazione in materia di digitale terrestre partecipando al Consorzio nel quale il Politecnico di Torino si occupa della ricerca tecnologica. Inoltre, sta attivando presso la propria sede a Milano un terminale della sperimentazione operativa che, con il coordinamento del professor Andrea Carignani, intende perseguire alcuni scopi che qui merita di ricordare. La Televisione Digitale Terrestre (DTT) è infatti attualmente al centro di un'intensa attività di ricerca e di sperimentazione da parte di Enti universitari o di ricerca, di aziende produttrici di tecnologie o servizi e di Enti pubblici, alla quale anche la Fondazione IULM ha voluto prendere parte attraverso la creazione dell'osservatorio DTTcom. Oltre agli aspetti più specificatamente tecnologici, i requisiti fondamentali per lo sviluppo della televisione digitale terrestre sono sicuramente rappresentati dalle modalità di comunicazione agli utenti finali, dallo sviluppo di contenuti e servizi appropriati e da un approfondito studio dei possibili mercati di applicazione. Da un punto vista normativo, con le leggi 66/2001 e 3/2003 è stato avviato un processo evolutivo del sistema radiotelevisivo nazionale e locale per adeguarlo all'avvento della tecnologia digitale e al processo di convergenza tra la radiotelevisione e gli altri settori delle comunicazioni, quali la telematica, la telefonia, la rete Internet. Inoltre, con la legge n. 112 del 3.05.2004, recante norme di principio in materia di riassetto del sistema radiotelevisivo, sono state adeguate le normative del settore ai cambiamenti che si determineranno con la ricordata evoluzione dalla tecnica analogica a quella digitale. Come accennato, la televisione digitale consentirà di accedere, oltre ai programmi televisivi tradizionali con una qualità migliore rispetto alla televisione analogica e un numero maggiore di canali, anche a servizi interattivi. Attraverso il televisore i servizi interattivi potranno essere utilizzati da soli o abbinati a trasmissioni televisive per arricchirne i contenuti e le forme di partecipazione dell'utente. Nello stesso tempo, l'integrazione tra la televisione e il mondo della rete può consentire di sviluppare nuovi paradigmi di comunicazione e di informazione basate sull'uso combinato della Tv e delle tecnologie Internet.
Conclusioni
Nell'ambito dei profili qui ricordati, le problematiche di pubblica utilità (informazione al servizio delle comunità locali, delle imprese e dei cittadini; sviluppo della formazione continua; servizi al turismo, alla cultura, all'assistenza socio - sanitaria, eccetera) trovano nuove opportunità che dipendono, ben inteso, dal progressivo abbattimento dell'esclusione e dell'analfabetismo digitale (tema ancora grandissimo, anche in contesti territoriali evoluti, su cui servono sforzi integrati di molteplici soggetti) e dalla crescita di una cultura del marketing sociale capace di raggiungere e soddisfare differenziati ambiti di bisogno. Ecco perché, in conclusione, si può parlare di una nuova prospettiva dell'innovazione dei processi comunicativi dal momento che tutti i fattori strategici della comunicazione sono messi in discussione e sono in fase di specifici adattamenti: quelli tecnologici, quelli sociali, quelli dei format linguistici e delle tecniche di apprendimento, quelli della creatività (culturale, espressiva, di impresa) e quelli delle forme distributive dell'informazione e delle conseguenti nuove frontiere di un marketing di settore che ha molto bisogno di esprimersi al di là delle saturazioni del mercato caratterizzato dalle reti televisive generaliste.





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