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di Luigi Vimercati

Assessore al Lavoro, Economia, Innovazione, Provincia di Milano.

La Giunta Provinciale di Milano presieduta da Filippo Penati ha posto l'innovazione al centro del suo programma di mandato, per agevolare lo sviluppo economico in tutto il territorio milanese, creare una rete di scambio delle informazioni, favorire la crescita degli investimenti e della produttività. E tra le attività di punta dell'area, quelle che rientrano nel comparto della moda sono di rilievo strategico, anche perché si identificano, in parte, nel più vasto scenario della cosiddetta industria creativa. La moda, con il design e la tecnologia, è a pieno titolo una di quelle "isole di creatività" che necessita una maggiore interconnessione con gli altri contesti economici e culturali. È nostra intenzione promuovere al massimo lo scambio di idee tra questi settori di eccellenza. La Provincia, già da tempo, ha promosso importanti iniziative a sostegno delle imprese creative e anche le piccole e medie aziende che rientrano nel sistema moda hanno usufruito di contributi significativi. Voglio qui ricordare, quale esempio, gli incentivi all'innovazione che ammontano in totale, ogni anno, a circa 2 milioni di euro. Il sistema moda conta nella provincia di Milano più di 4.000 imprese e circa 40.000 addetti. La nostra città è la prima al mondo per la presenza di grandi firme. Tutto questo significa anche una crescita esponenziale di eventi, in particolare le sfilate con la partecipazione di migliaia di esperti e operatori del ramo, che fanno di Milano un eccezionale polo di attrazione commerciale e turistica. Lavoro, Economia e Turismo sono tra le deleghe che mi sono state affidate dal Presidente Penati e proprio il sistema moda ha bisogno di un progetto globale che tenga presente e rafforzi i legami tra questi settori. Siamo pienamente consapevoli che anche il sistema moda sta attraversando un periodo di difficoltà, dovuto essenzialmente alla crisi dell'industria tessile susseguente alla liberalizzazione del mercato e all'apertura incondizionata delle importazioni a basso costo dai Paesi asiatici. Queste difficoltà si sono tradotte e si traducono in perdita di posti di lavoro, con una forte incidenza sull'occupazione femminile, un aspetto, questo, che mi è particolarmente caro e sul quale la Provincia sta lavorando con grande impegno per migliorare la situazione delle cosiddette categorie deboli di lavoratori. Il settore tessile milanese è concentrato nella zona di Legnano e Comuni limitrofi, dove nel 2001 erano occupati circa 10.000 degli addetti complessivi di tutta la provincia. Ebbene, solo due anni dopo i lavoratori erano diminuiti di quasi l'11 per cento e quest'anno l'emorragia si è ulteriormente aggravata per la crisi di aziende storiche quali la Manifattura di Legnano. Una crisi che, purtroppo, non ha investito solo le grandi imprese ma anche le piccole, che rappresentano oltre il 90 per cento del totale. Un dato su tutti: se fino al 2004 erano state soprattutto le aziende di medie e grandi dimensioni a entrare in sofferenza, nel 2005 anche le ditte piccole e gli artigiani hanno accusato la pressione delle produzioni a basso costo provenienti dall'India, dalla Cina e da altri Paesi esportatori.

Strategie

La Provincia non è rimasta a guardare e da subito si è attivata per sostenere la richiesta degli imprenditori e dei sindacati dell'Alto Milanese per un intervento del governo nazionale e delle autorità comunitarie, ha promosso un'alleanza con le province tessili confinanti di Como e Varese, si è mobilitata a fianco dell'Acte, l'Associazione delle comunità tessili europee (una rete internazionale che ha lo scopo di aiutare le imprese nelle negoziazioni con l'Unione Europea, ma anche di tutelare i consumatori contro i rischi da prodotto non genuino), per esercitare un pressing sull'Unione Europea. E i risultati non si sono fatti attendere: il Governo italiano si è fatto sentire a Bruxelles e il Commissario europeo al commercio, Peter Mandelson, si è finalmente dato da fare. Un significativo successo, poi, è stato messo a segno dalla Commissione provinciale per le politiche del lavoro, da me presieduta, che ha chiesto e ottenuto dal Ministero del Lavoro lo stanziamento di 48 milioni di euro per estendere la cassa integrazione straordinaria anche ai lavoratori delle piccole e medie imprese tessili, dell'abbigliamento e delle calzature in difficoltà per l'aggressiva concorrenza asiatica. Si è trattato di un passo importante perché per la prima volta, grazie all'azione concertata dell'Amministrazione provinciale, degli imprenditori e delle organizzazioni sindacali del territorio, la cassa viene concessa alle aziende con meno di 15 dipendenti. Ma per raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti tutto questo non è sufficiente. Sempre di comune accordo con le parti sociali rappresentate nella Commissione per le politiche del lavoro, la Provincia sta sviluppando iniziative organiche per rilanciare la competitività del settore non nei confronti dei prodotti low cost, ma di quelli di qualità che hanno reso il Made in Italy famoso e apprezzato in tutto il mondo. In particolare, supporto all'innovazione e alla brevettazione; promozione di sinergie tra aziende, università e centri di ricerca per il trasferimento di alta tecnologia; potenziamento dei servizi alle imprese; lotta alla contraffazione dei prodotti e dei marchi. In sintesi, occorre innanzitutto fare sistema, con le altre istituzioni locali: da soli, ormai, difficilmente si riesce a risolvere i problemi. Su questo punto mi sembra che Provincia, Camera di Commercio e Regione vogliano lavorare insieme. Lavorare per lo sviluppo di un marketing territoriale, per rendere più appetibile Milano e l'area metropolitana per uno stabile insediamento dei talenti creativi, per fornire appunto quelle risorse dedicate alla ricerca e all'innovazione che le piccole e medie imprese non sono in grado di procurarsi autonomamente. Tornando al tema dell'innovazione, mi preme ricordare, tra i grandi progetti che la Provincia sta mettendo a fuoco, quello del nuovo Polo di eccellenza per l'Innovazione, la Formazione e il Lavoro, cui è associata una Fondazione per l'innovazione in partnership con la Camera di Commercio. Il Polo sorgerà in via Soderini a Milano e costituirà la porta di accesso allo sviluppo di qualità e alle nuove professioni della regione metropolitana milanese. Il Polo sarà un luogo di formazione, di documentazione e di incontro integrato con la metropoli e fungerà, mettendo a disposizione spazi per esposizioni e iniziative scientifico-culturali, da vetrina dell'innovazione milanese; accoglierà i centri di trasferimento tecnologico e di promozione della nuova imprenditoria e dei settori emergenti, dalle biotecnologie all'industria creativa; rappresenterà il punto di riferimento principale per l'orientamento al lavoro e la diffusione delle nuove professioni, collegato con la rete delle università e della formazione professionale. Perché le industrie creative, le piccole e medie imprese e, quindi, anche i componenti attivi del sistema moda devono poter usufruire dei risultati che provengono dalla ricerca, ovvero dal mondo dell'università e dai centri specializzati. E ancora, a monte, voglio sottolineare l'importanza della formazione professionale, come leva di qualsiasi attività futura. Formazione che all'interno del Polo troverà una specializzazione dedicata alle professioni del Made in Italy, prime tra tutte quelle della moda con le sue diramazioni nel campo del design, della comunicazione, della gestione d'impresa.