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di Savino Pezzotta
Segretario generale della Cisl.
Nel corso del suo lungo e intenso pontificato, Giovanni Paolo II ha rivolto una costante attenzione alla questione sociale e ai problemi del lavoro. Dal suo alto insegnamento, che si pone in continuità rispetto alle grandi intuizioni che sono state tracciate dalla Rerum Novarum di Leone XIII del 1891, scaturisce un organico corpus dottrinale che suggerisce un metodo originale nella ricerca di soluzione ai problemi, che si intrecciano con le dinamiche del mutare dei tempi e delle situazioni, nelle quali la speranza e la solidarietà restano i cardini di riferimento nello stesso mutare dei contesti sociali. Sullo sfondo si staglia un modello di umanesimo integrale solidale, capace di animare un nuovo ordine sociale, economico e politico per tutta la famiglia umana, che ha come base portante la dignità di ogni persona, da attuare nella pace, nella giustizia e nella solidarietà. Un corpus, dunque, che va oltre le affermazioni di valore e traccia un originale percorso, che stimola alla proposta e all'impegno di progettazione culturale e sociale su cui innestare una fattiva e coraggiosa operatività per una coerente azione che porti ad attestare, nel vivere di ogni giorno, il criterio guida della centralità della persona, nella fecondità dell'incontro tra il Vangelo e i problemi quotidiani che l'uomo affronta nel suo cammino storico. L'attenzione è rivolta al mutare veloce della realtà che stiamo vivendo, nella quale le stesse profonde innovazioni tecnologiche che invadono il nostro modo di vivere e di agire ci stimolano a "piegare" lo stesso concetto di progresso lungo una linea direttrice che pone come obiettivo prioritario il bene dell'umanità: di oggi e di domani. Un insegnamento, pertanto, che apre un orizzonte nel quale, al mutare dei contesti sociali, occorre accompagnare un costante approfondimento sulle questioni che si pongono e delineare le opportune soluzioni in una traiettoria che ha un suo solido baricentro: la centralità della persona, con le sue esigenze, con le sue speranze, con le sue attese, con la sua dignità da tutelare ed esaltare. In questo scenario di riferimento, Giovanni Paolo II traccia una diversa connotazione dello stesso concetto di lavoro, quale espressione delle persone e, quindi, non riconducibile a uno strumento di produzione in una "fredda" equazione da correlare alle altre componenti produttive nell'organizzazione delle imprese. Ritengo che questo sia un passaggio di straordinaria importanza, che lievita tutta l'esperienza della Cisl la quale pone il lavoro, appunto, non come valore esclusivamente materiale, quanto nella sua finalità più nobile: quella di strumento per l'affermazione della persona, del suo partecipare alla costruzione del bene comune, in un intreccio virtuoso con tutte le altre componenti delle comunità. Il lavoro, di conseguenza, come fattore discriminante di ogni assetto imprenditoriale. Se, oggi, i fondamentali della teoria economica insistono molto sul capitale umano, di fatto si conferma una grande rivoluzione culturale, perché supera le relazioni consolidate tra capitale e lavoro con una prospettiva decisamente innovativa, perché pone come perno centrale il lavoratore quale attore strategico nel successo di ogni iniziativa produttiva. Che questo, poi, apra un diverso scenario per lo stesso ruolo delle organizzazioni sindacali non costituisce un problema per la Cisl. Anzi, la nostra attenzione a questa "cifra", che orienta il nostro quotidiano impegno, ci stimola a dare più efficacia alla stessa politica contrattuale che necessita, come noi sosteniamo, di nuovi modelli negoziali che esaltino questo aspetto e aprano a una più attiva partecipazione dei lavoratori alle stesse dinamiche delle imprese nelle quali operano. Vale anche di fronte ai nuovi processi della globalizzazione dell'economia, dell'accentuarsi della concorrenza, del costante sviluppo di imprese specializzate nel fornire prodotti e servizi, che necessitano di maggiore flessibilità nel mercato del lavoro e nell'organizzazione dei processi produttivi. Cambiano, di conseguenza, le forme storiche nelle quali si esprimeva il lavoro. Non mutano, tuttavia, per la Cisl, le sue esigenze insopprimibili, che si riassumono nella salvaguardia dei diritti dell'uomo che lavora, da coniugare con i mutamenti che caratterizzano le veloci trasformazioni in atto. Essi ci spingono a intensificare il nostro impegno per dare contorni concreti a un umanesimo del lavoro a livello planetario attraverso una forte solidarietà fra tutti i lavoratori.
La sussidiarietà
Vi è un altro concetto che sottende il magistero di Giovanni Paolo II: il bene comune, come insieme di condizioni che consentono alle persone di raggiungere più facilmente la propria realizzazione. Non è un concetto ideologico perché è la tensione verso il bene di tutti che si innesta su grandi valori: l'impegno per la pace, un sistema equo di diritti e l'erogazione di servizi pubblici essenziali. La responsabilità di salvaguardare il bene comune sta certo in capo allo Stato, ma anche agli individui, alle associazioni, ai sindacati, ai corpi intermedi che devono contribuire al suo sviluppo secondo le proprie possibilità. Per raggiungere questo obiettivo, la dottrina sociale della Chiesa insiste sul valore della sussidiarietà. La società civile è composta di molti gruppi e lo Stato dovrebbe non solo riconoscerne il ruolo e rispettarne la libertà d'azione, ma anche offrire un adeguato sostegno perché possano svolgere compiutamente la propria funzione. Nella "summa" di Giovanni Paolo II emerge con assoluta chiarezza - desidero sottolinearlo - la dimensione sociale del lavoro. Supera gli angusti confini dell'individuo perché lo colloca in un processo di relazioni nelle quali si esaltano i principi della cooperazione, della partecipazione e della solidarietà. Il richiamo del Papa alla partecipazione dei lavoratori è, per la Cisl, una grande sfida, perché la democrazia economica è un processo di valorizzazione della persona rispetto alle forme di subordinazione e di condizionamento. Con la partecipazione è possibile superare questa asimmetria e dare vita a un'organizzazione economica davvero al servizio dell'uomo.





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