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di Livia Consolo
Presidente CGM, Consorzio Nazionale della Cooperazione Sociale Gino Mattarelli
Tra le istituzioni presenti ed attive nel cosiddetto terzo settore (associazionismo e volontariato) vi sono organizzazioni non profit direttamente impegnate nella produzione di occupazione, di beni e servizi alla persona: l'esperienza del Consorzio Gino Mattarelli
Recentemente l'Istat ha pubblicato i dati del suo primo censimento sul terzo settore (volontariato, associazionismo, cooperazione sociale) in Italia. Le 221.412 istituzioni, divise per forma giuridica e per settore di attività in modo molto preciso, fanno emergere un quadro e un profilo della cooperazione sociale, l'unica forma esistente di impresa a diretta responsabilità verso la società e le comunità locali, che ruota attorno a dati molto significativi: le cooperative sociali sono solo il 2,1% del terzo settore in Italia, un numero molto piccolo in proporzione, ma sono la parte che sostanzialmente contribuisce con una quota di maggioranza relativa determinante alla creazione di impresa e di posti di lavoro. Se teniamo presente questo, ci rendiamo conto che con oltre 120.000 posti di lavoro, siamo in presenza di una dato ufficiale, che conferma lo sviluppo dell'occupazione in Italia attraverso forme d'impresa privata, specificatamente orientate al bene collettivo e che la gestione di importanti attività e settori dello stato sociale passa attraverso questa forma di impresa.Sono imprese nate dal volontariato e da molteplici spinte morali ed etiche verso la parte più debole della società, che esprimono una responsabilità diretta, sia individuale che di gruppo, verso la domanda sociale diffusa di servizi alla persona e di lavoro in settori (i cosiddetti "bacini occupazionali" dell'Unione Europea), in cui esiste elevato potenziale di crescita dei livelli di consumo, ad esempio beni ambientali, cultura e tempo libero. Sono imprese che hanno trovato la forma giuridica della cooperativa sociale, ai sensi delle Legge 381/91, legge che per prima ha riconosciuto la possibilità di utilizzare la strumentazione imprenditoriale di natura privatistica per promuovere e gestire attività di rilevanza pubblica.
Molte di queste imprese a specifica missione sociale hanno costituito, nel tempo, reti che promuovono la conoscenza delle loro motivazioni e della visione imprenditoriale che le caratterizza.
La "missione" di CGM
La rete storica e più estesa è CGM (1200 imprese sociali, 70 consorzi territoriali, oltre 620 milioni di Euro di volume d'affari nel 2000), che riporta nel proprio Documento Programmatico: "… ogni impresa sociale abita un piccolo luogo, e attraverso quel luogo abita il mondo e abitando il mondo lo cambia, e cambiandolo lo migliora, e migliorandolo lo riporta nelle mani dell'uomo che è il nostro traguardo; … la cooperativa sociale come istituzione della comunità locale; … maggior spazio e peso alle organizzazioni intermedie di terzo settore nello Stato e nel mercato; … dimensione comunitaria multistakeholder delle imprese sociali". È da questa visione che hanno tratto impulso, durante gli anni dello sviluppo recente, le relazioni organizzative e personali tra imprese ed organizzazioni del settore profit ed il mondo della cooperazione sociale, i sistemi di knowledge specifico, la distribuzione di servizi e di prodotti rivolti a consentire una specifica accountability.
La cooperazione sociale ha evidenziato una doppia catena del valore finalizzata a creare contemporaneamente valore economico, valore sociale e valore fiduciario ai diversi livelli, dai singoli lavoratori, volontari, ricercatori, ecc., alle imprese, al contesto territoriale ed alle istituzioni, passando attraverso la creazione di reti consortili e di un sistema nazionale di supporto. Soggetti diversi, in territori diversi fra di loro per tradizioni e storia che, tutti insieme, formano la ricchezza di un Paese in cui gli abitanti possano lavorare non solo per se stessi, ma anche per migliorare il proprio territorio, rispettandone l'identità, promuovendone il benessere collettivo e lo sviluppo.
Le caratteristiche della cooperazione sociale
Durante questi vent'anni, dalla nascita delle prime cooperative sociali all'odierno dibattito sulla futura normativa dell'impresa sociale, il lavoro è stato svolto consapevolmente per rafforzare i legami interni alle nostre comunità locali, affinché queste non trasformassero in rifiuto ed esclusione dei "diversi da noi" le spinte e le opportunità derivanti dalla globalizzazione dei sistemi imprenditoriali e dall'evoluzione dei mercati. A differenza dell'impresa for profit, che si orienta alla responsabilizzazione nei confronti delle comunità di riferimento, la cooperativa/impresa sociale è prima di tutto un'organizzazione non profit direttamente impegnata nella produzione di occupazione, di beni e servizi alla persona in modo continuativo.È controllata da persone che hanno volontariamente fatto una scelta progettuale di intervento in un'area di attività determinata: queste persone operano, attraverso l'impresa sociale, in modo autonomo e non solo da un punto di vista formale, rispetto alla Pubblica Amministrazione. Un'impresa sociale è tale se tutte le persone che vi contribuiscono sono coinvolte a vario titolo e altrettanto importante deve essere l'orientamento a rappresentare tutti i portatori di interesse e a far partecipare tutti i soggetti coinvolti. Sempre la nostra esperienza ci dice che è importante che l'impresa sociale espliciti l'obiettivo di promuovere il senso di responsabilità verso le comunità locali, il territorio nel senso più ampio del termine; deve essere insomma chiaramente identificabile come un'impresa che si autovincola a mobilitare e a rigenerare "il capitale sociale".Il messaggio che ne deriva è che stiamo parlando di qualcosa di estremamente delicato e complesso: complessa la governance senza un imprenditore classico, complessa l'accountability per dimostrare i benefici sia istituzionali (la sussidiarietà) che socio-economici (maggior soddisfazione dei cittadini e migliore utilizzo delle risorse).In termini generali è possibile oggi affermare che la cooperativa/impresa sociale per l'assetto istituzionale che la caratterizza, il sistema di valori, le strategie di crescita ed integrazione in rete, riesce in modo equilibrato a compenetrare mercato, politica e reciprocità, cioè le fondamentali forme di allocazione dei valori sociali, le diverse modalità di gestione delle transazioni in un sistema sociale. Infatti sono imprese assoggettate in parte (ma non totalmente) alla regolazione istituzionale pubblica nel sistema delle regole e nella definizione di ambiti privilegiati di sviluppo; hanno sistemi di valori e motivazioni delle persone che lasciano ampio spazio alla reciprocità come criterio di gestione delle transazioni.Sono cioè imprese vere e proprie che rappresentano l'anello di collegamento con quella "economia senza mercato" di cui è nota la rilevanza nel far funzionare complessivamente un sistema socio-economico, rappresentando un fattore di vantaggio competitivo e praticamente un predittore di successo anche economico.Per queste condizioni lo sviluppo dell'impresa sociale, coniugato ad una maggiore consapevolezza nelle imprese for profit delle responsabilità verso le comunità, potrebbe essere una leva possibile per tentare di "quadrare il cerchio" (Dahrendorf, 1995) tra benessere economico e coesione sociale: quindi è positivo che l'approccio a promuovere imprese normali "socialmente capaci" (Butera, 1999) si stia diffondendo sempre più frequentemente non solo per ragioni di equità sociale, ma più in genere di riproduzione di una società vitale.È evidente quanto sia essenziale in questo approccio, procedere nella direzione del bilancio sociale passando attraverso azioni di accreditamento e certificazione, valutazione delle performance, benchmarking nei percorsi d'eccellenza.
Garantire cioè forme di "contabilità" sociale, associate a quelle di tipo economico, diventa pertanto un obiettivo indispensabile per tutte le imprese che intendano garantire attendibilità, trasparenza e pubblicità con la finalità di consentire a chi legge di maturare un giudizio fondato e per fornire a tutti gli stakeholders un quadro delle performance aziendali in grado di reggere un processo interattivo di comunicazione con la società. E tutto ciò per aumentare le possibilità e le capacità di scelta da parte di finanziatori, enti pubblici, consumatori, clienti, in genere di tutti i cittadini ed istituzioni che interagiscono nell'ambiente.
CGM è la rete nazionale delle imprese cooperative sociali.
Associa 70 consorzi territoriali (provinciali o metropolitani) che a loro volta aggregano oltre 1200 cooperative sociali distribuite in tutta Italia, per un fatturato aggregato nel 2000 di oltre 620 milioni di Euro.
Le attività delle cooperative e dei consorzi soci di CGM riguardano i servizi sociali, sanitari ed educativi rivolti a anziani, portatori di handicap, minori, tossicodipendenti, ecc., e l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Complessivamente, operano entro la rete CGM oltre 23.000 lavoratori, di cui oltre 1.700 sono lavoratori svantaggiati e 4000 volontari.
CGM promuove la cooperazione sociale. Questo significa: all'interno della rete di soci, supportare i consorzi con servizi di vario tipo (consulenze tecniche, corsi di formazione, supporto commerciale e finanziario, divulgazione di bandi di progetti europei, diffusione di prodotti culturali e editoriali, contatti, ecc.); all'esterno della rete, farsi portavoce delle istanze della cooperazione sociale presso gli interlocutori istituzionali avanzando proposte di riforma delle politiche sociali e del lavoro.
Negli ultimi anni il Consorzio ha sviluppato gli aspetti più marcatamente imprenditoriali, incoraggiando il trasferimento di esperienze di impresa all'interno della rete consortile nazionale e operando a livello nazionale come general contractor e come promoter di azioni di sviluppo territoriale con progetti mirati.
CGM aderisce a Federsolidarietà-Confcooperative e si riconosce, inoltre, nel Forum Permanente del Terzo Settore, organo di rappresentanza istituzionale dell'universo non profit in Italia.
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