22. LA CAMERA DI COMMERCIO DI MILANO LABORATORIO PER LA RIFORMA

Con l'emanazione della legge regionale n. 1/2000, "Riordino del sistema delle autonomie in Lombardia. Attuazione del d.lgs. n. 31 marzo 1998", si realizza un'altra tappa importante dell'iter normativo avviato dalla legge Bassanini n. 59/97 e proseguito dal d. lgs. n. 112/98 che, nel quadro di una più vasta riforma istituzionale, ha dato il via ad un generale processo di redistribuzione di competenze, poteri e ruoli tra Stato centrale ed enti locali, avente come obiettivo quello di ridisegnare l'assetto complessivo dei rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione. Siamo ufficialmente entrati nella "fase due" della riforma Bassanini, quella del riparto di funzioni e di compiti amministrativi dalle Regioni agli enti locali territoriali e funzionali, tramite leggi-quadro di ridefinizione del sistema del governo locale, completato da una normazione specifica per materia e settori. In un processo tuttora in corso, in costante movimento, che non sempre si svolge con tendenze univoche e lineari, appare allora opportuno fermarsi un momento a riflettere, tentare un primo bilancio di questo triennio di riforma, verificare se e come le amministrazioni pubbliche in Lombardia stanno reagendo alla "sfida del cambiamento", imposto loro dalle esigenze dettate dai principi del decentramento, della semplificazione, della sussidiarietà`. Le Camere di Commercio sono "abituate" alle sfide del cambiamento, la capacità` di innovarsi è nel loro patrimonio genetico: senza dubbio la contiguità con il sistema delle imprese le ha rese più sensibili e attente, rispetto agli standard degli enti pubblici, alle sollecitazioni provenienti dalla società e dal mondo produttivo. Basta leggere gli ultimi 150 anni della loro storia per avere conferma di ciò, e anche senza andare così indietro nel tempo, è sufficiente ricordare che la riforma Bassanini investe il sistema camerale in una fase di profonda trasformazione istituzionale, politica, organizzativa, come risposta ad una forte esigenza generalizzata di modernità`.

I servizi offerti alle imprese milanesi

La Camera di Commercio di Milano - spinta, (se non obbligata, oserei dire) dall'importanza e dalla complessità` del suo utente di riferimento, il sistema imprenditoriale milanese, il cui "peso specifico" è unico nel paese, sia in termini quantitativi che qualitativi - ha spesso saputo anticipare le tendenze in atto, adottando soluzioni e strategie d'intervento innovative e da "apripista", nel panorama dei servizi pubblici. La politica del decentramento territoriale, concretizzata nell'apertura di sportelli decentrati in funzione dei bacini di utenza imprenditoriali più importanti della provincia; la realizzazione concreta del concetto di polifunzionalità e polistituzionalità, nei centri-servizi polifunzionali, creati d'intesa con il Comune e la Regione, per assolvere "in un solo atto e in un solo luogo" gli innumerevoli obblighi amministrativi previsti in materia di impresa; l'applicazione del fattore tecnologico e di un elevato livello di informatizzazione nella gestione dei processi amministrativi, queste sono solo alcune delle fasi di un profondo lavoro di ammodernamento e riorganizzazione della macchina amministrativa camerale realizzato, negli ultimi quindici anni, con l'intento di costruire una "pubblica amministrazione per le imprese", improntata alla "logica del servizio" e ai criteri di efficienza, funzionalità, economicità. Per questo, lo scenario delineato dalla riforma Bassanini - la costruzione di una pubblica amministrazione al servizio dei cittadini e come stimolo e supporto allo sviluppo del paese - non ci ha trovati impreparati. Al contrario, ci ha dato impulso per proseguire su una strada già intrapresa, ci ha rafforzato nel nostro processo di trasformazione e ricerca per diventare sempre più un ente pubblico in grado di fornire servizi adeguati, per qualità, alle esigenze del mondo delle imprese, diventando in questo senso "laboratorio di riforma", alla ricerca di nuove modalità di fare amministrazione e di nuovi metodi di governo del territorio.

Almeno su due livelli.

Innanzitutto, nel processo di semplificazione, che si sostanzia nell'obiettivo di ridurre i costi e i tempi per l'espletamento delle varie procedure amministrative richieste nella vita di un'impresa, portando il servizio nel punto più prossimo a quello in cui nasce il bisogno, sino a realizzare la piena interazione tra utente e pubblica amministrazione. E' l'ambizione che già cinque anni fa ha spinto la Camera di Commercio di Milano a costruire e rendere operativo il primo modello di Sportello virtuale, ossia uno "sportello telematico" con cui accedere direttamente dall'ufficio ai documenti del Registro Imprese e predisporre gli atti richiesti, rendendo così concretamente possibile la delocalizzazione degli sportelli camerali presso ogni impresa. In questo senso, lo Sportello virtuale ha rappresentato "una tappa rivoluzionaria" nel rapporto amministrazione/utenza, perché per la prima volta si ha avuta la percezione delle potenzialità del decentramento virtuale, come massima accezione del progetto di "portare la pubblica amministrazione a casa dell'impresa". Un risultato importante, a cui però mancava ancora un tassello: la completa interazione, la possibilità di dialogare con la P.A. Bisognava, tecnicamente parlando, rendere disponibile tramite lo Sportello virtuale anche la fase input, ovvero la trasmissione garantita legalmente di documenti dall'utente alla Camera di Commercio. Quello che sino a pochi anni fa sembrava un progetto irrealizzabile, ora grazie alle nuove applicazioni rese possibili dal processo di telematizzazione e alle previsioni della normativa, e soprattutto all'expertise acquisita dal sistema camerale, sta per essere raggiunto: a partire dall'anno prossimo quasi cinque milioni di imprese saranno in grado di "dialogare" direttamente con le Camere di Commercio per via telematica, per l'espletamento delle pratiche legate al Registro Imprese, in tutta sicurezza e nel rispetto della legge, grazie all'introduzione della firma digitale. E' un traguardo rivoluzionario nel processo di modernizzazione della pubblica amministrazione, che apre una nuova era nel rapporto tra imprese ed enti camerali, per il raggiungimento del quale fondamentale è stata la sperimentazione sulla firma digitale avviata a partire dal '97 dall'ente camerale milanese, e sfociata l'anno scorso - dietro autorizzazione dal Ministero dell'Industria - nel progetto Biltel, per l'invio telematico dei bilanci direttamente dagli studi professionali alla sede camerale, effettuata garantendo l'applicazione delle regole tecniche previste dal Decreto del Presidente della Repubblica n. 513/1997 (per la formazione, la trasmissione, la conservazione, la duplicazione, la riproduzione, e la validazione anche temporale dei documenti informatici).

I progetti per il futuro

C'è un altro aspetto che emerge con chiarezza in questa primo periodo di applicazione della riforma, e a cui credo come Camera di Commercio di Milano possiamo portare un importante contributo. Mi riferisco alla definizione di nuove modalità di rapporto, confronto e collaborazione istituzionale tra tutti gli enti coinvolti nel governo di un territorio. E questo coerentemente con il nuovo modello di amministrazione che emerge (o dovrebbe emergere) dalla riforma in corso: un'organizzazione pluralistica costituita secondo le logiche del decentramento, della semplificazione e sulla base del principio della sussidiarietà, in cui, nel rispetto delle proprie specifiche missioni, gli enti pubblici - territoriali e funzionali - collaborano tra loro e con i soggetti privati per lo sviluppo del territorio; una società in cui i processi di governo diventano sempre più multi-livello, perché la soluzione dei problemi richiede la compresenza di diverse risorse e diversi soggetti, la creazione di "reti". Una operazione indubbiamente difficile e impegnativa, ma è anche vero che il futuro che ci aspetta - data l'inarrestabilità dei fenomeni della globalizzazione e della rivoluzione telematica - sia quello di una società che valorizzi i governi plurimi, settoriali, funzionali, fondati sull'autonomia che operano tra loro secondo una logica di complementarità e di sinergia. Modalità di azione, che vedono le Camere di Commercio - soprattutto adesso rafforzate istituzionalmente dalla natura di "autonomie funzionali" - avvantaggiate, rispetto ad altri soggetti, data la naturale vocazione dell'ente camerale, istituzione tra Stato e Mercato, ad essere "integratore di sistema", ad operare in "rete", ad interfacciarsi costantemente con soggetti pubblici e privati. E' quello che a Milano abbiamo incominciato a fare anni fa attraverso l'esperienza degli Osservatori, luoghi di raccordo e confronto tra una pluralità di soggetti istituzionali, associativi, scientifici, che a partire da un'attività di comprensione condivisa del problema possano far convergere tutti i portatori di interessi coinvolti verso posizioni comuni e programmi di lavoro strategico. E' quanto più recentemente e su una scala di dimensioni maggiori abbiamo cercato di fare con "Milano per lo Sviluppo", la Conferenza dell'Economia promossa dalla Camera di Commercio di Milano: sperimentare un nuovo modo di "operare", aperto allo scambio e all'esame di tutti i soggetti interessati, nel rispetto dei principi della concertazione, della partecipazione democratica, della sussidiarietà, per far emergere proposte operative, progetti e piani di azioni per lo sviluppo socio-economico del "sistema Milano". E' il concetto di governance multi-livello, paradigma guida per ogni riforma che miri a trasformare l'amministrazione pubblica in risorsa e stimolo allo sviluppo del paese.

Scritto in collaborazione con Monica Muri, pubblicato su Impresa & Stato, n. 53 maggio-agosto 2000, p.58