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di Anna Soru

Area Ricerca Formaper, Azienda speciale della Camera di Commercio di Milano. All'analisi dati e alle elaborazioni statistiche ha collaborato Massimiliano Stucchi.

La transizione verso l'economia basata su Internet coinvolge ancora una ridotta percentuale delle imprese. Una ricerca condotta su un campione significativo di oltre 2.700 imprese lombarde, che per la prima volta include le microimprese, ha consentito di analizzare il livello e le modalità di utilizzo dell'ICT nelle imprese tradizionali. Proprio la presenza nel campione delle realtà con meno di 10 addetti aiuta a cogliere alcuni segnali di debolezza, non sempre percepibili dalle analisi condotte su imprese di dimensioni più grandi. Primo fra tutti emerge il dato sulla presenza di collegamenti a Internet: il 40% delle imprese non ha ancora accesso alla Rete, rimanendo escluso dalla possibilità di utilizzare il web a supporto delle attività inter-aziendali.(fig.1) Elemento che risulta aggravato se pensiamo che la Lombardia rappresenta il principale mercato ICT a livello nazionale, nonché il territorio dove è maggiormente concentrata l'offerta di hardware, software e servizi. Siamo quindi ancora lontani dalla situazione, da molti osservatori considerata essenziale alla sopravvivenza, in cui tutte le imprese hanno un PC e un collegamento a Internet, così come tutte le imprese hanno un telefono, fondamentale per l'integrazione con l'ambiente circostante. Le escluse da Internet sono prevalentemente microimprese, che risultano collegate in meno del 50% dei casi. Molte di esse sono artigiane, con una dimensione strettamente locale e isolate dai network di subfornitura, attive nei settori più tradizionali, soprattutto in attività che presuppongono una continua interazione personale e una contiguità fisica con il cliente e in cui l'influenza di Internet è perciò più limitata. Il loro non accesso alla rete è principalmente legato a una non conoscenza dello strumento. La difficile comprensione del suo utilizzo e delle sue potenzialità non ne favorisce la diffusione, affidata in buona misura al passaparola e alla conoscenza diretta di chi vende i servizi e di chi ne ha usufruito in maniera soddisfacente. Esiste quindi un problema culturale serio, in parte legato all'età non giovanissima della media degli imprenditori di piccole imprese, che ostacola la diffusione delle tecnologie ICT, con effetti sulla produttività dell'intera economia. La ricerca si concentra sulle imprese che hanno un collegamento con Internet, tra cui si osserva una buona diffusione di attrezzature e competenze informatiche di base. Nelle imprese analizzate sembra prevalere un approccio graduale, ma irreversibile, verso l'ICT, utilizzato per esplorare incrementalmente le diverse opzioni. Tra le opportunità offerte da Internet, il commercio elettronico, generalmente al centro dell'attenzione dei mass media, non rappresenta l'obiettivo principale delle imprese, né quello ultimo. Le ragioni sono molteplici: sia perché non sempre i beni e servizi prodotti possono essere scambiati on line, sia perché la fiducia sullo strumento è stata raffreddata dalla ripetizione di ottimistiche previsioni cui non ha seguito un'effettiva significativa espansione, sia ancora perché richiede cambiamenti organizzativi, e più in generale negli atteggiamenti, che hanno bisogno di tempo per essere attuati e assimilati. Le imprese appaiono maggiormente interessate ad altre applicazioni, a partire da quelle in cui ne percepiscono più facilmente gli effetti positivi e che non richiedono cambiamenti radicali nel loro assetto organizzativo: sono le applicazioni di cui hanno compreso il funzionamento e che sanno di poter gestire1. Da qui, da un lato, l'elevata diffusione dei siti informativi, con cui presentano i propri prodotti e servizi a un mercato che potenzialmente è mondiale e creano un canale di comunicazione coi clienti; dall'altro lato, le frequenti applicazioni dell'ICT nell'area dell'amministrazione o della gestione delle banche dati, o ancora l'uso di Internet per la posta elettronica, per la ricerca di informazioni, nei rapporti con le banche. Tutte applicazioni che non stravolgono l'assetto organizzativo delle imprese. Per contro sono più rare le applicazioni per acquistare e vendere, per la gestione della produzione o delle risorse umane, che presupporrebbero maggiori trasformazioni e rispetto alle quali le imprese restano per lo più in atteggiamento di attesa. L'adozione dei nuovi strumenti, in genere, non è quindi tale da consentire l'acquisizione di particolari vantaggi competitivi, attraverso l'accrescimento dei livelli di efficacia e di efficienza nello svolgimento di tutte le principali funzioni aziendali e/o l'acquisizione di specifiche competenze distintive. Anche le modalità di impiego delle ICT appaiono differenziate in funzione delle dimensioni aziendali, riflettendo diversità nelle esigenze e nelle risorse, in termini economici e di competenze (economiche e non). Un altro elemento che emerge dalla ricerca è il limitato, se confrontato con il dato di home-banking, uso di Internet nei rapporti con la Pubblica Amministrazione(tabella 1). Questa differenza dipende soprattutto da un ritardo del settore pubblico, rispetto al settore bancario, nello sviluppo di modalità di scambio on line. L'avvio di attività web e a maggior ragione di un'attività web abilitata a transazioni commerciali, generalmente, interviene in imprese che hanno già un uso diffuso di Internet, come evidenzia la tabella 2. L'attività web (e il commercio elettronico) non si è arrestata alle imprese di medio-grande dimensione, ma certamente coinvolge solo una parte di quelle piccole. Le grandi imprese hanno maggiori risorse e sono le prime a cogliere le opportunità e le piccole non sembrano interessate o sono state deluse dalle modalità collettive (partecipazione a portali, marketplace, etc.) di stare sul web, che pure potrebbero permettere significativi risparmi.

Il livello di informatizzazione del sistema economico

L'analisi delle imprese con un'attività web (che rappresentano il 28,3% delle imprese lombarde e quasi la metà di quelle che hanno un collegamento Internet) permette di fornire un'immagine più articolata dell'informatizzazione del nostro sistema economico. La ricerca ha individuato tre tipologie di attività web, che corrispondono a tre modalità di approccio. La modalità più diffusa (riguarda il 17,4% delle imprese lombarde, il 61,5% di quelle che hanno un'attività web) è quella del sito vetrina, con cui le imprese si propongono soprattutto di fornire informazioni sull'azienda e sui prodotti/servizi, spesso nella prospettiva di creare un nuovo canale di vendita. Si tratta cioè, in molti casi, di un primo passo esplorativo entro un processo di sviluppo più complesso. Un gruppo più ristretto (6,4% delle imprese lombarde, 22,7% di quelle con un'attività web) è invece in una fase più avanzata del processo di informatizzazione. La loro presenza sul web è più attiva ed è frequente l'uso dell'informatica per l'integrazione delle diverse fasi aziendali. Infine un piccolo gruppo (4,5% delle imprese lombarde, pari al 15,8% delle imprese con un'attività web) ha un'attività web che sembra essere stata costituita senza una chiara strategia e perciò non caratterizzata da obiettivi e funzioni specifiche. Se accanto ai dati che fotografano la situazione al momento attuale, consideriamo le dichiarazioni di intento, sembra che il processo di informatizzazione possa accelerare nel breve periodo: la domanda di ICT è in espansione nonostante la crisi; i collegamenti, al momento in prevalenza lenti, dovrebbero velocizzarsi; molte imprese progettano di accrescere le applicazioni ICT un po' in tutte le aree e soprattutto in quella commerciale; le attività web saranno più numerose e potenziate, anche perché il livello di soddisfazione sugli investimenti sostenuti è generalmente buono. Cresce il numero di imprenditori che ha una visione del web come di una funzione che si integra e deve essere integrata con le altre realtà aziendali. Si è già detto che il processo di informatizzazione è irreversibile e offre moltissime opportunità di sviluppo; è tuttavia difficile fare previsioni sulla velocità di diffusione e, infatti, le previsioni fatte nel passato si sono rivelate erronee. Le imprese hanno bisogno di tempo per capire quanto potranno ricavare da Internet; alcune, più innovatrici o visionarie, hanno deciso di provare se funzionava, anticipando i concorrenti; altre hanno preferito aspettare che la massa adottasse le nuove tecnologie. Ormai esiste una base adeguata di sperimentazione e, soprattutto, sono confortanti i risultati di coloro che hanno sostenuto maggiori investimenti nelle tecnologie ICT.

Note

1. Le interviste con gli operatori dell'offerta sottolineano la difficoltà di far capire ai clienti, soprattutto piccole imprese, la stretta integrazione delle soluzioni di rete con tutta la realtà aziendale.