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di Filippo Penati
Presidente della Provincia di Milano.
Quattro sono i pilastri sui quali si è sempre basata la forza dell'economia milanese, che copre più del 10% del prodotto interno lordo nazionale e che ha permesso a Milano e alla sua provincia di essere posta dall'Ocse al 13° posto, per livello di competitività, in una classifica che comprende 67 regioni metropolitane nel mondo. Innanzitutto, la diversificazione del tessuto produttivo, che permette la compresenza di quasi tutti i settori di attività. In secondo luogo, il forte legame tra i servizi avanzati, prevalentemente localizzati nel centro, e l'industria manifatturiera, presente sia nei settori avanzati sia in quelli tradizionali, portati a elevati livelli di efficienza. Un esempio significativo al riguardo è dato dalla filiera della moda, per la quale Milano è nota in tutto il mondo. Non si tratta solo dei grandi creatori di moda, ma anche della loro stretta integrazione con un artigianato di alta qualità, un comparto manifatturiero specializzato nell'innovazione dei prodotti (tessuti, abbigliamento), la produzione di software per l'automazione del disegno e la produzione assistita da calcolatore, le scuole di design, l'industria della comunicazione e dell'editoria specializzata, la grande commercializzazione fieristica. Altre filiere rilevanti sono presenti nel settore della sanità (dalla ricerca ai servizi ospedalieri, alle produzioni farmaceutiche) e dell'industria della comunicazione (media, pubblicità, televisione e commerciale). In terzo luogo, la posizione geografica del Milanese, situato nel punto di interconnessione tra la grande area continentale di sviluppo storico (la cosiddetta "banana blu", che corre da Milano a Londra attraverso la valle del Reno o, come di recente indicato, il "pentagono" Londra-Parigi-Milano-Monaco-Amburgo) e la fascia meridionale di sviluppo più recente, che corre da Valencia e Barcellona attraverso il Midi francese, fino alla valle del Po. Milano appartiene a entrambe le macroaree e, in qualche modo, ne costituisce lo snodo geografico, mettendo in comunicazione la Mitteleuropa con il Mediterraneo. Infine, l'internazionalizzazione della sua economia (e della sua cultura) e la forza della sua base di conoscenza. Milano è la sede delle filiali delle principali imprese internazionali (che sono presenti non solo con strutture di commercializzazione, ma anche di produzione), delle banche e istituzioni finanziarie straniere. È sede di ben 7 università con alta reputazione internazionale, frequentate da 160 mila studenti. Nella provincia di Milano, inoltre, si concentra il 15 per cento delle imprese italiane di alta tecnologia (con funzioni manifatturiere e terziarie) e il 31 per cento degli addetti di tale settore. Se l'economia milanese è forte, non dobbiamo, tuttavia, dimenticare i problemi che i processi di globalizzazione e di trasformazione impongono alla comunità dei residenti e al territorio. Milano ha avuto la fortuna, che però è anche un limite, di realizzare il suo sviluppo e le sue trasformazioni in modo spontaneo, basandosi sul dinamismo e la creatività di un vasto e articolato ventaglio di protagonisti. Oggi, di questo processo si colgono, in modo sempre più evidente, i limiti: l'assenza di una strategia esplicita e condivisa di sviluppo per affrontare il nuovo millennio; la mancanza di massa critica (non tanto finanziaria quanto manageriale, privata e pubblica) per la realizzazione di grandi progetti territoriali; l'organizzazione territoriale delle attività, spesso casuale e fonte di sprechi; la diffusione insediativa e lo sviluppo urbano incontrollati, che consumano preziose risorse di suolo e impongono un rilevante costo collettivo in termini di mobilità. Pochi sono stati, finora, i progetti territoriali di ampiezza strategica: l'aeroporto di Malpensa e il nuovo polo fieristico di Pero-Rho. Del primo si è ancora in attesa che produca tutti i benefici sperati; il secondo, appena inaugurato, ha bisogno di interventi complementari, che garantiscano l'attivazione di tutte le sinergie possibili sul territorio.
La strategia di governo provinciale
L'obiettivo dell'Amministrazione provinciale è proprio quello di contribuire al superamento di tali limiti, agendo su due grandi direttrici: il rilancio di una strategia complessiva per l'intero territorio e la riforma del modello di governo. La linea strategica può essere così riassunta:
- l'estensione di alcuni processi guidati di trasformazione economico-territoriale di successo (su grandi aree industriali dismesse), realizzati in passato attraverso l'azione di agenzie di sviluppo partecipate dalla Provincia (i casi di Sesto San Giovanni e di Legnano), ad altre situazioni di rilevante dismissione industriale;
- la riarticolazione delle grandi funzioni urbane e delle attività avanzate sull'intero territorio metropolitano, superando l'eccesso di concentrazione nel capoluogo e definendo alcune rilevanti direttrici territoriali relativamente specializzate (come quella del Nord-Ovest, con le due sedi della Fiera di Milano; quella sportiva e del tempo libero in direzione Ovest, quella delle tecnologie avanzate nel Nord-Est);
- l'avvio di un grande progetto nel campo dell'innovazione, in partnership con la Camera di Commercio, per nuovi servizi all'impresa, formazione avanzata e nuovi rapporti con l'Università, nella consapevolezza che la cosiddetta "società della conoscenza" non è solo una società della ricerca e dello studio, ma una società in cui le nozioni avanzate sono tradotte in progetti produttivi e in processi di apprendimento collettivo;
- la definizione di una politica di cooperazione e di integrazione più stretta con i grandi poli urbani di Torino e Genova, le rispettive aree di gravitazione e le rispettive direttrici territoriali, come parte di interventi più vasti a carattere europeo (il Corridoio 5, da Lione a Kiev, e l'asse Genova-Gottardo e Genova-Sempione-Renania, con nuova piattaforma logistica internazionale nel nord Milano);
- la riorganizzazione delle grandi reti di mobilità attorno al nodo milanese e il lancio di una politica territoriale più attenta alla tutela dei suoli e delle risorse ambientali (lotta alla dispersione insediativa, tutela delle aree agricole meridionali).
Queste linee d'azione non possono, ovviamente, prescindere da una nuova attenzione alla popolazione e ai suoi bisogni: nuove forme di solidarietà per affrontare i processi di trasformazione senza costi sociali eccessivi e nuovo impulso alla qualità della vita. L'attuazione di questa strategia complessa implica un nuovo modello di governance, capace di centrare i seguenti obiettivi: cooperazione interistituzionale su scala metropolitana; messa in opera di un piano strategico per l'area metropolitana, di cui la territorial review (un audit territoriale), affidato nelle scorse settimane all'Ocse, costituisce momento qualificante; avvio di un "patto per lo sviluppo" con i principali partner economici e sociali per perseguire chiare priorità e azioni condivise e sviluppare, grazie alle sinergie, una più forte progettualità. Le sfide e il programma di governo enunciato dall'Amministrazione provinciale, già in corso di attuazione, sono in linea con la nuova parola d'ordine contenuta nella Costituzione Europea: dare vita alla "coesione territoriale", ossia a un modello di sviluppo equilibrato, efficiente, sostenibile e fondato sulla valorizzazione delle identità territoriali. Sappiamo trattarsi di una sfida che le grandi aree metropolitane europee si accingono ad affrontare sulla base di esigenze del tutto simili, ma anche con la convinzione del ruolo insostituibile che le aree metropolitane stesse rivestono per lo sviluppo futuro dei Paesi. Per questo siamo disponibili a cooperare a livello internazionale, in particolare all'interno dell'Unione Europea, con le altre grandi città affinché il nuovo programma europeo di intervento sul territorio 2006-2013 possa essere orientato a sostenere i processi di riorganizzazione e di modernizzazione metropolitana.





Prontuario_adempimenti_ComUnica_societa.pdf
brevettinatale_Milano.doc