L'attuale necessità di collaborazioni fattive

 

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di Guido Corbetta
Co-direttore del Master in Fashion Experience and Design Management, Università Bocconi di Milano.

La Conferenza Strategica "Milano di Moda", tenutasi a Milano il 2 e 3 maggio u.s., è stato il primo congresso dedicato a discutere con tutti gli operatori del ruolo e del futuro della Moda a Milano. La Conferenza è stata organizzata dal Comune di Milano, dalla Camera di Commercio e da Banca Intesa, con il contributo di quattro Università milanesi: Bocconi, Cattolica, IULM, Politecnico. Qui sta il primo esempio di collaborazione fattiva: quattro Università milanesi hanno dimostrato che si può competere nello stesso territorio e, nello stesso tempo, ci si può unire in un progetto comune. Le relazioni e il dibattito hanno chiarito che la moda rappresenta un grande patrimonio per Milano e per l'Italia tutta. Questo settore ha prodotto ricchezza per la città, consentendole di superare la difficile transizione conseguente alla chiusura delle grandi fabbriche siderurgiche o automobilistiche. Le aziende operanti nel settore (e, in primis, gli stilisti) rappresentano una quota importante dell'economia della città e della provincia. La moda ha un forte impatto sulla strutturazione urbana di Milano e contribuisce sostanzialmente alla reputazione di Milano nel mondo. Milano è stata capace di diventare una delle capitali internazionali della moda (che trascina l'intero sistema italiano) e le ricerche svolte lo hanno documentato. Ma la moda, nel capoluogo lombardo, vive una situazione di maturità e, come in tutte le situazioni, dopo la maturità può venire un nuovo sviluppo o una fase di declino. Per avviare un nuovo sviluppo, la Conferenza ha indicato alcune linee di intervento. Le settimane della moda sono state progettate nella forma attuale ormai qualche decennio or sono e occorre ripensarle. Senza procedere a rivoluzioni imposte dall'esterno (ad esempio, dalle riviste americane) o progettate nell'interesse di pochi attori del sistema. Ma occorre procedere: qualche segnale positivo viene dalla Camera della Moda, che sta cercando di valutare - con i propri associati - qualche possibile cambiamento. La moda è progettazione, è design, è sviluppo dei prodotti, è creatività disciplinata: tutto guidato da un orientamento al bello. Ma per progettare il bello si deve vivere nella bellezza. Milano manterrà un ruolo di capitale internazionale della moda se saprà offrire a chi si interessa di moda un contesto gradevole, ospitale, capace di suscitare ammirazione, se non affetto. Ricordo che qualche anno fa il Presidente della Regione Formigoni decise di promuovere la bellezza come uno dei fattori di politica culturale e sociale. Una scelta felice, che però merita una risposta ben più adeguata di quella vista sin qui. La bellezza delle città non è fatta solo di grandi progetti belli (e in questo senso le nuove costruzioni previste nei quartieri Garibaldi - Repubblica e della Fiera sono un significativo passo avanti), ma altresì di tutta una serie di micro interventi. Su questo molto c'è da fare. Si guardi, a titolo di esempio, allo scempio compiuto sui muri di tutta Milano da ragazzi maleducati e, soprattutto, abituati a un clima di sostanziale impunità. Si tratta, ovviamente, di un fattore minore ma non minimo, per i suoi effetti moltiplicativi sull'intera città, perché "lo sporco chiama altro sporco". Ed è sorprendente il clima di lassismo nel quale il fenomeno si sviluppa. L'affermazione della bellezza richiede l'impegno di tutti: le amministrazioni locali possono e devono fare molto, ma anche i singoli cittadini devono sentirsi impegnati in questo compito, arduo ma non impossibile. Una volta progettata, la moda deve essere prodotta. E per produrre la moda occorre utilizzare tutti gli attori delle varie filiere produttive e le loro capacità innovative. Il sistema manifatturiero denota un calo rilevante delle imprese operanti. Se vengono meno le filiere che alimentano il "saper fare", sarà difficile mantenere a Milano anche la progettazione di qualità. Su questo punto, la Camera di Commercio si è assunta la responsabilità di far funzionare un osservatorio finalizzato non solo a descrivere l'esistente, ma altresì a definire qualche utile proposta. Vedremo i risultati. Infine, la moda deve essere venduta. Un dato ha colpito tutti i partecipanti alla conferenza: i negozi di una grande azienda della Moda localizzati a Milano hanno una redditività inferiore del 40-50% rispetto a quella dei negozi localizzati in altre città del mondo. È evidente che, di conseguenza, gli investimenti commerciali saranno dirottati verso altre sedi. In questa area almeno tre interventi sembrano necessari: lo sforzo senza precedenti per attrarre a Milano un numero crescente di turisti; l'impegno da parte degli attori tutti a ridurre i costi degli spazi per favorire un aumento della redditività dei punti vendita; la libertà di aprire i negozi secondo regole flessibili che consentano di massimizzare i risultati.

Linee d'azione

La prima conferenza strategica "Milano di Moda" ha avuto il pregio di riuscire a mobilitare una serie di energie di attori diversi: le istituzioni, le associazioni degli imprenditori di settore (Camera della Moda, Sistema Moda Italia e altre), i singoli imprenditori, le istituzioni educative. Ma ora occorre passare da una prima fase di impegno a una seconda fase di fattiva collaborazione, ossia di una collaborazione orientata alla produzione di risultati concreti. Una fattiva collaborazione richiede chiarezza di ruoli, disegni lungimiranti e stima personale reciproca tra i diversi attori. Le istituzioni devono svolgere il loro ruolo di metamanagement, creando un contesto favorevole; le associazioni imprenditoriali devono coagulare gli interessi dei propri associati giungendo a presentare proposte ragionevoli; gli imprenditori devono impegnarsi a investire risorse in progetti sfidanti, senza limitarsi a gestire l'esistente (peraltro, ove si limitassero a questo, dimostrerebbero di avere perso la loro vis imprenditiva).

Le istituzioni educative

A Milano operano almeno quattro università, impegnate a offrire prodotti formativi attinenti alla moda, e oltre una decina di scuole professionali dedicate. Si tratta di un sistema che ha dimostrato di ben funzionare, di riuscire ad attrarre molti studenti da altre parti d'Italia e anche da molti Paesi esteri, di offrire una formazione di qualità almeno pari a quella di altre istituzioni internazionali, di saper attivare anche collaborazioni di valore. Giustamente, da qualche anno, l'amministrazione cittadina ha deciso di organizzare un momento dedicato alla presentazione delle varie scuole. Si tratta di una occasione che, al di là dei miglioramenti sempre possibili, ha consentito almeno di mettere in comunicazione tutto questo mondo variegato. Limitandoci alle università, il clima di collaborazione che si è instaurato in questi ultimi anni ha già portato a qualche accordo mirato per proporre iniziative formative congiunte e potrebbe essere foriero di ulteriori e ben più visibili risultati.

La Città della moda

A questo punto, non si può non toccare il tema della celeberrima Città della moda. Qualche giornale ha sostenuto che, ormai, i progetti prevedono una Città della moda senza la moda. Sarebbe un errore grave sia per i policy makers che, avendo impegnato la loro immagine sul binomio moda-Milano, rischiano un calo di reputazione, sia per gli attori della moda, perché perderebbero un'occasione per creare a Milano un ulteriore centro di attrazione per tutto il sistema italiano e internazionale. Purtroppo, la fatica con la quale si sta cercando di far partire qualche iniziativa di formazione legata alla Città della moda non è certamente un segnale incoraggiante: già da qualche mese tre università milanesi stanno aspettando un segnale dalle istituzioni. Non sto cercando di incolpare nessuno o di individuare capri espiatori, atteggiamento che sarebbe ben contrario allo spirito di collaborazione che ho qui auspicato. E non sono neppure così ingenuo da non capire le dinamiche proprie degli interessi politici e degli interessi economici. Eppure, rimango convinto che sia possibile coniugare tutti questi interessi con la realizzazione di una bella iniziativa (e certamente la Città della moda lo è) che, da un lato, rispetti il disegno originario e, dall'altro, diventi una reale novità nel panorama internazionale, tale da consentire a Milano di riaffermare il proprio ruolo di leadership nella nuova filiera globale - immateriale della moda. La prima conferenza strategica "Milano di Moda" ha lasciato anche qualche coda polemica: non bisogna aver paura della polemica che nasce da un dibattito serio, perché è ovvio che gli interessi dei vari attori siano in parte divergenti. L'importante è che la polemica serva per trovare soluzioni innovative utili per il futuro di Milano, la nostra città: questo è il bene comune.