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di Mario Boselli

Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana.

Negli ultimi cinquant'anni, dopo la fase di ricostruzione post-bellica (II guerra mondiale), si è creata una sovrapproduzione, uno squilibrio crescente fra domanda e offerta di prodotti di tessile/abbigliamento a livello mondiale. Questo fenomeno ha avuto un'accelerazione negli ultimi decenni, in funzione della globalizzazione (delle economie e dei mercati). I Paesi ricchi ubicati nei tre macro-sistemi nord del mondo (NAFTA, CEE a 15 e Giappone) hanno perso parte rilevante della loro capacità produttiva di tessile/abbigliamento, continuando, e in svariati casi incrementando, il ruolo di Paesi consumatori di tali prodotti. In Europa ci sono i due grandi protagonisti mondiali del settore moda: la Francia e l'Italia. In effetti questi sono gli unici due Paesi in grado di sviluppare una strategia di penetrazione extra continentale a livello mondiale. La Francia è certamente il Paese storico della moda: fino alla fine degli anni '40, inizio anni '50, la moda era una ed era solo francese. L'Italia si è affacciata in questo mondo moda attraverso alcune iniziative romane nell'immediato dopoguerra ma la nascita del pret-à-porter alto, quello degli stilisti, ha avuto origine in una data precisa, il 12 febbraio del 1951 a Firenze, per poi svilupparsi prepotentemente a Milano ove, oggi, risiedono la maggior parte delle case di moda italiane veramente innovatrici, creative e dove avviene la presentazione delle collezioni uomo/donna. La Francia, con Parigi, è rimasta la capitale mondiale dell'alta moda e del lusso, inteso in senso estensivo, quindi al di là e oltre il pret-à-porter che viene spesso realizzato in Italia. L'Italia, infatti, ha sviluppato in circa 50 anni una formidabile capacità a produrre lungo tutta la filiera tessile - abbigliamento - moda in modo qualitativamente pregevole e quantitativamente rilevante. È interessante analizzare le ragioni del successo del Sistema Italia in quanto realizzatosi in un Paese senza materie prime e certamente poco competitivo, avente un costo del lavoro e dell'energia fra i più alti al mondo. Ciò serve a spiegare, anche in una prospettiva futura, che non tutto si gioca sul fattore prezzo e, quindi, sui costi. Le ragioni del successo della moda italiana sono prevalentemente la creatività e la tecnologia. L'industria della moda, che comprende tessile, vestiario, pelle, pelletteria, calzature, genera in Italia, già da più di due decenni, un'attività molto importante. Infatti, pur con una riduzione nel 2002/2003, i dati sono e restano assolutamente positivi, come risulta dalla tabella 1. Calcolato come media "pro - capite", il valore delle esportazioni di moda italiana è superiore al valore di mezzi di trasporto per la Germania e a quello dei prodotti dell'elettronica per il Giappone. La moda dà lavoro in tutta Italia a 890.000 persone, occupate in circa 100.000 aziende. L'attività dell'industria della moda è l'unica in cui l'Italia abbia una supremazia mondiale, detenendo la più alta percentuale di export mondiale di prodotti tessili e di vestiario tra i Paesi del G8. Come si spiega questa incredibile performance in termini di risultati e di durata del fenomeno? La mia opinione è che, al di là delle incredibili capacità imprenditoriali degli italiani, vi sono stati dei fattori che hanno favorito il successo del Made in Italy e che hanno permesso di realizzare la "creatività tecnologica" che abbiamo citato prima. Dire che ciò stia alla base dei suoi positivi risultati è opinione condivisa da molti; più difficile dire se ciò sia frutto di una scelta strategica della moda italiana o di una naturale diffusa capacità di imprenditori, manager e maestranze a operare in questo modo.

I fattori

I fattori sono per me identificabili nei due ambiti che costituiscono i pilastri del sistema moda (italiano). Area creativa - basata sulla nostra cultura, sulla nostra storia, sui nostri beni culturali - che, in sintesi, possiamo definire "effetto Rinascimento". Riflettendo sulla singolare dinamica del Made in Italy nei settori legati ai consumi per la persona (vestiario, mobili, arredamento, ecc.), molti commentatori hanno più volte sottolineato l'influsso positivo delle tradizioni storiche e, in particolare, "l'effetto Rinascimento", che tuttora persisterebbe nella cultura, nel senso estetico e nelle abilità artigianali degli italiani. In pratica, il fatto di vivere in un Paese che vanta il più ricco patrimonio monumentale del mondo costituisce una specie di scuola collettiva che sviluppa il senso per l'estetica e le cose belle. Area tecnologica basata sulla completezza della filiera tessile, sul meccanotessile, sulla ricerca applicata. L'integrità della filiera: un elemento distintivo del successo del Made in Italy è costituito dall'integrità della sua filiera produttiva: l'Italia continua a presidiare con successo tutte le fasi del ciclo tessile - abbigliamento, dalla produzione dei filati e dei tessuti alla confezione dei vestiti, passando per la cruciale fase del finissaggio (che opportunamente in Italia è spesso definita di "nobilitazione" delle fibre tessili). Il meccanotessile, in Italia c'è un'importante industria meccanica che produce gli impianti (macchine per filare, tessere, tingere, nobilitare, confezionare, ecc) utilizzati dalle aziende tessili; la vicinanza fra i produttori di macchinari e gli utilizzatori è stata spesso determinante per le innovazioni proprie del settore moda, per esempio per le torsioni sui filati e gli effetti sulla "mano" dei tessuti. La ricerca applicata: integrità della filiera e meccanotessile, collegati strettamente, consentono di massimizzare le risorse di innovazione e di creatività e di immettere valore aggiunto in ogni fase di lavorazione, in ogni prodotto. Questi fattori, per produrre gli effetti importanti che abbiamo visto, devono essere combinati, coniugati in modo adeguato dagli attori, dai protagonisti del Sistema Moda e ciò può aver luogo nei gruppi, nelle strutture aziendali complesse o nei distretti industriali.

I gruppi e le strutture aziendali complesse

È chiara la tendenza dei gruppi o delle strutture aziendali complesse del Sistema Moda a strutturarsi in modo integrato verticalmente al fine di essere più competitivi, di garantire qualità e affidabilità del prodotto e di proteggersi dalle copie e dalla pratica della contraffazione. Il gruppo di famiglia che presiedo ha una struttura integrata in modo verticale "a scaletta" che dal filo alla torcitura, alla tessitura a maglia, giunge fino al pret-à-porter con Area. Questo processo è stato realizzato negli ultimi 30 anni, mentre per gli altri 380 l'attività era concentrata nella trattura e torcitura della seta (l'attività serica, infatti, è iniziata a Garbagnate Monastero nel 1586, ove siamo ancora presenti con uno stabilimento). Una riflessione più approfondita meritano i distretti industriali nei quali si coniugano le attività produttive con le reti creative.

I distretti industriali e le reti creative

La caratteristica più originale della storia industriale italiana in questo dopoguerra è costituita dai distretti industriali. Di fatto, l'industria della moda italiana è localizzata in un arcipelago di aree territoriali specializzate: Como nei fili e tessuti di seta e di tipo serico, Biella, Prato e Vicenza nei filati e nei tessuti di lana, Castelgoffredo nelle calze da donna, Carpi e Treviso nella maglieria, Empoli nell'abbigliamento in pelle, Pesaro per i jeans, il Brenta per le calzature. La natura di estrema dinamicità e flessibilità organizzativa dei distretti, la necessità di rinnovare costantemente la produzione e di adeguarla al flusso delle richieste del mercato, ha creato le condizioni per la formazione in varie parti d'Italia (Milano, Firenze, ma anche le regioni del Nord Est) di centri di elaborazione creativa dove i prodotti industriali vengono progettati, disegnati, comunicati, sperimentati in stretta connessione con le aziende industriali. Questa "rete creativa" è, oggi, determinante per completare l'attività industriale in senso stretto, provvedendo a fornire il serbatoio di idee e soluzioni innovative essenziali per l'industria della moda. Infine, parlando dell'importanza e del valore per il Sistema Moda dei distretti, vorrei sottolineare che il vecchio detto "piccolo è bello", che è sempre meno valido in un mondo a economia globalizzata, ove la dimensione diventa fattore strategico di successo, torna ad avere una sua logica proprio grazie al distretto. Il distretto industriale svolge il ruolo fondamentale di unire una miriade di piccole e medie imprese (spessissimo specializzate) riuscendo così a ottenere vantaggi fondamentali per il settore tessile-abbigliamento (alta creatività, grande reattività ai cambiamenti della moda) che sono propri delle piccole e medie imprese, con una dimensione d'insieme in grado di competere in un mondo globalizzato con le economie internazionali più forti. In sintesi, per esemplificare il meccanismo del successo del Made in Italy moda possiamo dire che l'Italia è forse meno creativa della Francia e probabilmente è meno tecnologicamente avanzata dei tedeschi e dei giapponesi (basta pensare alle fibre), ma riesce a coniugare questi due fattori, creatività e tecnologia, in modo sinergico, realizzando prodotti di alto livello, ma utilizzabili, portabili, fruibili e quindi diffondibili nel mondo con importanti ritorni (e ci sono tutti i presupposti perché questo meccanismo virtuoso continui a produrre i positivi effetti per il Sistema Moda italiano e per il Paese). L'aver ottenuto questi risultati è dovuto, in gran parte, alla filosofia del prodotto: il realizzare quel "bello e ben fatto" che è una caratteristica specifica del tessile - abbigliamento moda italiano. A tutto ciò va aggiunta la grande capacità di innovazione e in particolare l'alto spirito di iniziativa dei nostri stilisti nel ben presentare detti prodotti, sia grazie a splendide boutique sia, sempre più spesso, con grandi eleganti magazzini, disegnati da ottimi architetti e creativi. Va poi considerato come un ulteriore fattore strategico di successo lo stile di vita italiano che ha valenze positive sia per chi visita il nostro bel Paese sia per l'immagine trasmessa dai prodotti del Made in Italy, sviluppando così un circolo virtuoso. Ma per guardare al futuro è indispensabile considerare il sistema tessile-abbigliamento-moda nella sua interezza e complessità e non solo riferirsi alle eccellenze.

Il futuro

Ora, quindi, se guardiamo all'insieme del comparto, dobbiamo rilevare che si sono verificati e si stanno ancora verificando cambiamenti sostanziali negli assetti produttivi mondiali e nei flussi import - export dei prodotti di tessile - abbigliamento che vanno esaminati in funzione delle loro caratteristiche: le produzioni più basiche, quelle "Labour Intensive", più standardizzate, massificate, producibili in grandi quantità, con scarse possibilità di differenziare il prodotto in termini di valore aggiunto, sono state progressivamente perse e lo saranno ulteriormente da parte dei Sistemi Paesi Nord del mondo, sopra citati. Ciò è avvenuto attraverso varie modalità: perdite pure e semplici e delocalizzazioni mirate. Le perdite sono state a favore di produttori ubicati nei Paesi a bassi salari nel Sud e, soprattutto, nell'Est asiatico, dove la parte del leone la sta facendo e la farà la Cina. Infatti quest'ultima, l'India e altri Paesi del Sud Est Asiatico diventeranno, come qualcuno ha scritto, i "sarti del mondo". Le delocalizzazioni mirate avvengono da parte di imprese operanti nel Nord del mondo verso Paesi competitivi del vicino Centro / Est europeo, del Nord Africa, del Sud e dell'Est asiatico. Pur perdendo la componente industriale - manifatturiera, si tende a mantenere il centro decisionale, il controllo delle operazioni e i flussi dei prodotti in Europa. Le produzioni più alte, in termini di creatività, qualità, innovazione stilistica, risorse tecnologiche, sono rimaste appannaggio di alcuni Paesi europei, in particolare della Francia e dell'Italia, come abbiamo visto prima, che hanno mantenuto una filiera produttiva prevalentemente europea con limitate deleghe produttive a Paesi più o meno vicini, per alcune fasi della produzione. Una vasta fascia intermedia di prodotti/situazioni il cui destino non è definito e la battaglia, se così si può dire, è, per l'Europa, ancora tutta da giocare. Infatti, con l'allargamento della CEE avvenuto nel mese di maggio del 2004, sono cambiate le possibilità competitive del sistema CEE, a 25 stati membri, inteso nel suo complesso e, in prospettiva, con un possibile ulteriore sistema di alleanze da sviluppare nell'area euro-mediterranea. A oggi possiamo affermare che nella fascia intermedia di prodotto due Paesi stanno giocando un ruolo significativo: la Spagna e il Portogallo (unitamente a una parte della produzione italiana). Le caratteristiche, in termini di difendibilità, che consentono e consentiranno di definire il futuro delle aziende operanti in questa ampia area che contribuisce in modo significativo all'occupazione manifatturiera (soprattutto mano d'opera femminile), sono:

- il prodotto: Capital Intensive, spesso con una forte componente tecnologica e Creative Intensive, dove la componente "immagine e comunicazione" gioca un ruolo essenziale, con le sue caratteristiche di complessità e di difficoltà a essere realizzato e quindi copiato;

- la quantità, l'entità limitata delle serie che viene realizzata;

- la velocità e l'affidabilità nelle consegne. Soprattutto per queste produzioni, ove il fattore prezzo è assai importante e sensibile, sono indispensabili le regole di reciprocità di accesso ai vari mercati e ciò nei confronti di tutti i Paesi del mondo, tanto più che la CEE è la zona del mondo, in assoluto, più "aperta". Il futuro è in parte "scritto" nella nostra recente storia e avrà un'ulteriore rapida e significativa accelerazione con la fine dell'Accordo Mondiale Multifibre e la conseguente eliminazione delle quote dal 21/01/2005. Penso, comunque, che l'accordo firmato il 26/06/2000 a Parigi fra il Presidente della Fédération Française de la Couture, du Pret-à-Porter des Couturiers et des Créateurs de Mode, Didier Grumbach e il sottoscritto, Presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, alla presenza dei Ministri Francois Huward, Ministro per il Commercio Estero e dottor Enrico Letta, Ministro dell'Industria e del Commercio Estero italiano e che sta avendo dopo quasi cinque anni una puntuale applicazione, sia una testimonianza della visione prospetticamente positiva per il futuro della parte alta, più pregiata delle produzioni CEE. Lunedì 17 gennaio 2005 è stato firmato, sempre fra la Camera Nazionale della Moda Italiana e la Fédération Française de la Couture du Prêt-à-Porter, il nuovo protocollo di intesa fra Italia e Francia, questa volta sottoscritto anche dal Governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, quale impegno a collaborare fattivamente per la realizzazione degli obbiettivi strategici individuati da C.N.M.I. e FFC. Oltre a confermare gli impegni sottoscritti il 26/06/2000 a Parigi, in tale accordo abbiamo tenuto conto del fatto che la concorrenza tra sistemi economici ha subito negli ultimi cinque anni un'accelerazione crescente e che la fine dell'accordo AMF Multifibre e del sistema delle quote, non potrà che aggravare questa situazione per i Paesi dei macrosistemi Nord del mondo e lo abbiamo quindi integrato con tre nuovi importanti temi quali l'obbligatorietà del marchio d'origine, la creazione di un sistema di «monitoraggio a priori» delle importazioni provenienti da Paesi extracomunitari (in particolare, dalla Cina) al fine di mettere a punto, se necessario, delle controffensive, la realizzazione dell'integrazione con i Paesi della zona pan-euromediterranea allo scopo di perfezionare e incrementare il livello di competitività della Comunità Europea e di permettere al settore di mantenere l'insieme della catena produttiva in prossimità del mercato europeo, in modo da poter unire i vantaggi in termini di costi, qualità e vicinanza. La mission è e sarà quella di vestire, con prodotti di eccellenza, "i nuovi ricchi" del mondo (in termini di potere d'acquisto), soprattutto presenti nei "nuovi Paesi" che si affacciano sul panorama internazionale: nazioni il cui PIL aumenta strutturalmente oltre il 3% all'anno quali la Russia e i Paesi Peco, la Cina e, più in generale, i Paesi Asiatici.

Conclusioni

Penso, comunque, che anche per le produzioni della fascia media possano esistere delle buone possibilità di difesa e persino di crescita, grazie a un sistema di sinergie produttive da sviluppare a centri concentrici in funzione dei tre punti citati in precedenza: prodotto, quantità, velocità, avvalendosi quindi, in primis, dei Paesi più vicini (ad esempio gli ex Paesi Peco, recentemente entrati nella CEE) e quelli dell'area Euro-Mediterranea. Infine, ricordiamoci di "amare" la moda che è la manifestazione più bella, più visibile, più positiva della globalizzazione, vera democrazia a disposizione di tutti.