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di Gianfranco Atzeni, Riccardo Marselli, Marco Tannini

Docente di Economia, Università di Sassari Docente di Economia Università di Sassari Docente di Economia Università Parthenope di Napoli

Progetto "Innovazione e tutela dei diritti di proprietà": i dati La Commissione Europea per valutare e confrontare le performance nell'innovazione dei Paesi Membri ha sviluppato uno strumento, l'European Innovation Scoreboard, che, grazie alla costruzione di indici, permette l'analisi cross-section e longitudinale fra i Paesi considerati. In particolare, nella versione del 2004, l'EIS si basa su 22 indicatori che, opportunamente sintetizzati in un unico indicatore, il Summary Innovation Index (SII)(1), forniscono un panorama dei risultati ottenuti dai singoli Paesi nei processi di innovazione. L'Italia, relativamente agli altri Paesi europei, si comporta malamente nell'European Innovation Scoreboard (EIS). Infatti, dalla sua costituzione al 2004, risulta indietro rispetto a quasi tutti i Paesi Europei e lontanissima dalle grandi economie avanzate. Tra i Paesi comunitari, in testa alla classifica si trovano Svezia e Finlandia, leader nell'innovazione in Europa. La figura 1, nella pagina seguente, confronta il valore assoluto del SII calcolato nel 2004 con la variazione media (trend) dello stesso indicatore. Si può vedere come per l'Italia a un basso valore del Summary Innovation Index si associa un basso valore del trend, entrambi al di sotto della media europea. Insieme all'Austria, Repubblica Ceca ed Estonia il nostro Paese sta perdendo ulteriore terreno, partendo da livelli di innovazione già molto scarsi. In questo contesto, per predisporre interventi che possano invertire la tendenza, può essere utile riflettere almeno su due aspetti, ovvero quali siano le modalità prevalenti di finanziamento della spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) da parte del settore delle imprese, valutando anche se esistano significativi fenomeni di razionamento e se misure di sussidio risultano pienamente efficaci, e in che modo sia possibile accrescere la qualità e l'intensità dei rapporti tra mondo produttivo e settori della ricerca, sia pubblica sia privata.

Il finanziamento dell'innovazione in Italia: accesso al credito e incentivi per la Ricerca e Sviluppo

Le caratteristiche intrinseche degli investimenti in R&S, come l'intangibilità del capitale accumulato e la natura di bene pubblico delle eventuali innovazioni, accrescono i problemi di finanziamento per i progetti finalizzati all'innovazione tecnologica(2). A conferma delle congetture teoriche, l'analisi empirica(3) (vedi figura 2) evidenzia che oltre tre quarti della spesa in R&S viene coperta da autofinanziamento, mentre gli altri due pilastri finanziari su cui poggia la ricerca privata in Italia sono i sussidi (6% contributi e 5% agevolazioni fiscali) e il credito bancario e agevolato (rispettivamente, 5% e 3%); il capitale di rischio, invece, riveste un ruolo del tutto trascurabile, contando per circa l'1% del totale. Anche se le decisioni di finanziamento della R&S comportano scelte tra imperfetti sostituti, la relazione di composizione delle fonti è un aspetto importante del problema. In particolare, è possibile verificare che le imprese particolarmente impegnate nella R&S non incontrano difficoltà significative nell'accesso al credito, mentre il contrario accade per le imprese a bassa intensità, le quali vedono con maggiore probabilità rigettate le richieste di finanziamento. Infine, una minore probabilità di rigetto è anche associata a un maggior autofinanziamento della ricerca e a quote crescenti di R&S svolta all'interno dell'impresa. Più in generale, ciò che appare è una relazione ad U rovesciata tra la R&S e la probabilità di avere difficoltà nel mercato del credito: la probabilità di avere vincoli finanziari cresce man mano che l'impresa è coinvolta in progetti innovativi, ma raggiunto un certo livello di spese in R&S la banca tende a considerarli più favorevolmente(4). Con riferimento all'efficacia delle politiche di sussidio si può affermare che complessivamente esse sono state efficaci, nel senso che le imprese sussidiate avrebbero investito di meno in assenza di incentivi. L'importanza dei sussidi si rivela maggiore al centro sud e per le PMI, anche se l'impatto per questi due gruppi è circa la metà rispetto alla media del campione. Tuttavia, quando i fondi pubblici rappresentano una quota notevole delle spese in R&S tale risultato non trova conferma: una interpretazione plausibile è che confidando su forti incentivazioni le imprese non attivano tutti gli sforzi necessari al reperimento di risorse alternative, con uno spiazzamento totale delle fonti interne.

Uso della conoscenza scientifica e attività innovativa

Cambiamenti nella tipologia del progresso tecnico e processi di globalizzazione accentuati hanno contribuito a modificare il modello di trasferimento tecnologico. L'attività innovativa svolta all'interno dell'impresa e quella condotta dalla comunità scientifica in generale sono sempre più complementari. L'assorbimento della conoscenza scientifica prodotta all'esterno non avviene più attraverso l'acquisizione di brevetti che incorporano il codice dei risultati scientifici ottenuti nei laboratori e centri di ricerca, ma condividendo esperienze di lavoro e stabilendo relazioni sociali con i componenti della comunità scientifica. In questo modo, l'impresa riesce ad acquisire i codici necessari per decrittare una conoscenza scientifica che, all'interno della comunità che l'ha prodotta, viene spesso trasmessa con modalità non esplicite(5). L'accesso da parte dei ricercatori di impresa alla rete sociale dei ricercatori accademici può avvenire attraverso vari canali, quali la partecipazione a progetti di ricerca, la presentazione dei risultati dei propri lavori a convegni e conferenze, la pubblicazione su riviste accademiche dei risultati della propria attività di ricerca, che dipendono strettamente dallo sforzo in R&S dell'impresa alla quale appartengono. Perché l'impresa tragga il massimo beneficio dall'impegno nelle attività di R&S è opportuno che provveda a stabilire i corretti incentivi in modo da valorizzare in modo ottimale le risorse (umane e progettuali) interne. Ma è anche consigliabile che la partecipazione alle attività di R&S non sia confinata ai componenti di un'unica struttura interna, quanto piuttosto che sia condivisa da un insieme di persone più ampio, in possesso degli strumenti culturali necessari per interagire con il mondo da cui originano i flussi di conoscenza scientifica e tecnologica. Partendo dall'analisi dei brevetti depositati presso l'EPO da titolari residenti in Italia nel 2000, in questo lavoro si è indagata la rilevanza di questo nuovo modello di trasferimento tecnologico. L'intensità dei flussi di conoscenza tra mondo produttivo e settore della ricerca è stata misurata con il numero di citazioni scientifiche contenute nei brevetti depositati. La tavola 1, pagina seguente, mostra come la stragrande maggioranza dei brevetti non contiene alcuna citazione scientifica, e questa percentuale cresca con il passare del tempo, evidenziando una crescente difficoltà di rapporti tra imprese e mondo della ricerca. Tenendo nel debito conto le molteplici influenze della dislocazione settoriale sull'attività di innovazione, si è cercato di stimare empiricamente l'importanza - a livello regionale - della spesa in R&S e della spesa in istruzione nello spiegare la frequenza delle citazioni scientifiche riportate nei brevetti depositati. La prima, da un lato, coglie l'esistenza di esternalità di conoscenze da sfruttare e, dall'altro, costituisce una misura aggregata dello sforzo che nella regione si compie non solo per produrre nuova conoscenza ma anche per rinforzare l'abilità ad apprendere e acquisire la nuova conoscenza generata da altri; la seconda, invece, si candida a rappresentare lo sforzo che ogni regione realizza per creare l'ambiente culturale adatto alla creazione e diffusione di nuova conoscenza: da questo punto di vista, se l'obiettivo è quello di facilitare la diffusione di conoscenze prodotte all'esterno, piuttosto che promuovere esclusivamente la produzione di nuova conoscenza, diventa rilevante saper combinare un sistema educativo che permetta di elevare il patrimonio complessivo delle conoscenze scientifiche e tecnologiche con un sistema universitario capace di produrre punte avanzate di competenze nel settore scientifico e tecnologico6. Poiché la significatività delle variabili in questione è coerente con lo schema del nuovo trasferimento tecnologico delineato prima, l'analisi empirica sottolinea l'importanza di attuare misure di policy rivolte a incentivare l'impegno delle imprese nelle attività di R&S; sostenere le capacità di un'ampia porzione della popolazione di confrontarsi con le sempre mutevoli conoscenze tecnico-scientifiche, evitando di promuovere esclusivamente le posizioni di eccellenza nella ricerca; promuovere una corretta articolazione spaziale del sistema universitario.

Conclusioni

Ciò che caratterizza in negativo la situazione del nostro Paese sono, da un lato, il trascurabile peso del capitale di rischio tra le fonti di finanziamento della spesa in R&S e, dall'altro, le scarse esperienze di rapporti tra imprese e mondo della ricerca e la modesta organizzazione specifica riguardante il trasferimento tecnologico. Più nel dettaglio, mancano interfacce (intese come soggetti dedicati, procedure, sistemi organizzativi) capaci di far interagire produttivamente le imprese da un lato e i ricercatori o i finanziatori dei progetti dall'altro. Su come debbano essere divisi i compiti per assicurare questo dialogo c'è ancora molto da discutere, almeno sul piano teorico. Certo è che mentre altrove nel mondo esistono delle prassi consolidate, e dei contratti standardizzati, attraverso i quali si cerca di favorire il matching fra scienziati e innovatori/imprese e fra queste e i finanziatori, da noi, salvo in casi sporadici, si osservano ancora modalità obsolete o semplice improvvisazione.

Note

1. L'indice SII2004 è basato su un numero di indicatori che può variare da un minimo di 12 a un massimo di 20 per nazione, suddivisi in quattro gruppi: 1) risorse umane per l'innovazione (5 indicatori); 2) creazione di nuova conoscenza (6 indicatori); 3) diffusione e applicazione della conoscenza (4 indicatori); 4) finanza per innovazione, output e mercati (7 indicatori).

2. Hall, B. H. (2002), The Financing of Research and Development, Oxford Review of Economic Policy, 18(1), 35-51; Hall, B. H., Z. Griliches, e J. A. Hausman. (1986). "Patents and R&D: Is There a Lag?", International Economic Review 27: 265-83.

3. La base dati utilizzata è l'Indagine sulle Imprese Manifatturiere italiane (IIM) condotta dal Mediocredito Centrale (www.mcc.it) nel 1998 e nel 2001. La IIM considera un campione stratificato di imprese con almeno 11 addetti, mentre contiene l'intera popolazione delle imprese con più di 500 addetti.

4. Questa evidenza può riflettere il fatto che elevati livelli di attività innovative si accompagnano a una crescente reputazione dovuta al successo dei progetti portati a termine nel passato, oppure al fatto che l'intensità della spesa in R&S è direttamente legata alla frequenza di rapporti con laboratori di ricerca esterni, i quali agiscono come indiretti certificatori della qualità dei progetti.

5. Amesse, F., Cohendet, P. (2001) Technology transfer revisited from the perspective of the kowledge-based economy, Research Policy, 30, 1459-1478; Breschi, S., Lissoni, F. (2001) Localised Knowledge Spillovers vs. Innovative Milieux: Knowledge "Tacitness" Reconsidered, Paper in Regional Science, 80, 225-273. 6. Sheehan, J., Wyckoff, A. (2003) Targeting R&D: Economic and Policy Implications of Increasing R&D Spending, STI Working Paper n.8, OECD.