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di Lucio Stanca
Docente di Architettura, Politecnico, Milano.
La "geografia delle categorie" è composta di tanti baricentri. Roma è il cuore della cristianità; Rieti è l'ombelico d'Italia; Manzano del Friuli è il baricentro dell'industria della sedia; Valenza Po lo è per l'oro. Tutto questo per semplificare le definizioni, ma anche per alimentare le dispute campanilistiche. A nessuna di queste fattispecie, invece, si può ascrivere il ruolo baricentrico che, nei decenni, Milano ha concretamente acquisito non solo in Italia ma anche in Europa, se non nel mondo, per quel che concerne determinati settori della produttività e dello sviluppo economico. Senza riprendere la logora definizione di "capitale economica" del Paese, in quanto le nuove tecnologie hanno determinato una sorta di dematerializzazione dei capitali rispetto alla geografia, sicuramente il capoluogo lombardo ha conquistato elementi di eccellenza in diversi comparti, dalla moda alla pubblicità, dall'editoria all'imprenditoria. E da qualche anno anche in quello, decisamente nuovo, dell'innovazione tecnologica. Tanto che sulla scia di questo settore, in poco tempo a Milano si è realizzata addirittura una non secondaria economia dei servizi, caratterizzata dalla tendenza dell'industria a muovere le frontiere della competitività dal prodotto al servizio, creando così una terziarizzazione delle attività industriali. L'occasione per monitorare questa evoluzione, che non ha certo la stessa appariscenza della moda, è stata offerta dal recente convegno della Camera di Commercio "Milano per lo Sviluppo: un nodo della rete globale", a quattro anni dalla precedente edizione. Un lasso di tempo sufficiente per percepire la dimensione dell'evoluzione avvenuta. In effetti, il quadro di riferimento si è caratterizzato sia dall'accelerazione della velocità del cambiamento, sia dalla nuova architettura istituzionale che si sta realizzando, ossia il federalismo. È in questo scenario che si è andato rafforzando questo nuovo profilo che porta Milano e il suo dinamico hinterland a essere un crocevia di innovazione tecnologica e digitale. Insomma, il baricentro della rivoluzione digitale, risultando essere la zona più cablata d'Europa. Il perno su cui poggia la trasformazione può essere ricondotto a tre elementi fondamentali: gli investimenti nella conoscenza, l'internazionalizzazione e l'innovazione. Vediamo per punti essenziali le caratteristiche di questi tre assi.
La conoscenza
L'investimento nella conoscenza è parte fondamentale della filiera formazione-ricerca-innovazione-mercato. Infatti la formazione è un elemento basilare che incide direttamente sul reddito individuale, dato che, come ci dimostrano le statistiche, il reddito di un laureato risulta essere mediamente superiore del 50% di quello di un diplomato. Non solo, ma l'innalzamento di un anno della frequenza scolastica determina un aumento di un punto percentuale del Pil. Sul patrimonio della conoscenza e formazione si inserisce, come elemento di stimolo, l'alleanza tra Milano e Torino. Accordo nato al fine di realizzare un'area policentrica collegata a una rete non solo di infrastrutture materiali, ma anche sul valore del capitale umano, quale prerequisito fondamentale per la crescita e lo sviluppo. Il sistema produttivo milanese ha riservato alla formazione del proprio personale un'attenzione particolare, testimoniata dal fatto che in un solo anno, dal 2001 al 2002, il numero dei lavoratori interessati ai programmi di formazione aziendale è aumentato ben del 39%. Non solo: la Lombardia da sola assorbe il 22% della spesa nazionale in ricerca e sviluppo, con una ripartizione maggioritaria nel sistema delle imprese (il 70% contro il 49% nazionale), seguita dal mondo universitario (20% contro il 33% nazionale) e dalle Pubbliche Amministrazioni (10% rispetto al 18%). Ma affinché questo sistema diventi veramente sinergico e determinante, come ha detto il governatore Roberto Formigoni, Milano ha una sfida: avere una capacità di attrarre centri di ricerca di multinazionali in grado di valorizzare il tessuto imprenditoriale e quello delle università lombarde. Del resto, dei 7 Distretti tecnologici aperti nel 2004 dal Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, ben 3 sono stati insediati in Lombardia nei settori delle biotecnologie, dell'ICT e dei nuovi materiali.
Internazionale
Se il "fatturato" del Sistema Milano trae origine per il 40% dalla presenza delle sedi delle multinazionali, la città deve puntare ad avere qui non solo le filiali, ma le sedi del coordinamento europeo delle stesse multinazionali. Traguardo possibile da raggiungere perché, sebbene distanziata da New York e Londra, Milano fa parte, con Parigi, Hong Kong, Tokio, Singapore, Francoforte, Los Angeles e Chicago, del cosiddetto "nucleo centrale di comando" del capitalismo contemporaneo. La localizzazione di Head quarters nel territorio milanese non si limita a dare un rilevante contributo economico, ma veicola nella città, anzi in Italia, una cultura d'impresa, competenze manageriali e relazioni internazionali, necessarie per un crescente sviluppo dell'area. Questi, innegabilmente, sono vantaggi immateriali, non misurabili, che vanno molto al di là dei freddi valori delle statistiche di mercato. Accanto a questo, poi, è necessario aggiungere un altro tipo di internazionalizzazione: quella delle università, che si realizza con la mobilità di professori e studenti stranieri, un travaso di conoscenza che travalica ogni pianificazione.
Innovazione
Praticare in modo convincente l'innovazione presuppone uno sforzo organizzativo che richiede, per esempio, di re-inventare la governance del territorio metropolitano. E per questo Milano deve cercare una cooperazione non solo orizzontale ma anche verticale, a vari livelli di governo. "Una delle ragioni del differenziale di produttività fra USA e UE è il diverso grado di sfruttamento dell'ICT. La maggiore accelerazione di produttività negli USA è nei servizi, dove "l'ICT è fondamentale", ha scritto il premio Nobel Robert Solow. Per questo è necessario che Milano divenga "laboratorio di efficienza del Paese" puntando sull'economia dei servizi in cui, come abbiamo visto, l'ICT fa la differenza. Non si tratta di inventare situazione nuove, ma di valorizzare l'esistente. La Lombardia, infatti, è leader in Italia nell'ICT e da sola copre un terzo del totale nazionale degli investimenti; occupa il 30% di addetti del comparto. Nella sola provincia di Milano si concentrano oltre 10.300 imprese dell'ICT, il 13,2% del totale nazionale di 79 mila imprese, cresciute del 4% nel 2003 sull'anno precedente. La regione risulta, così, allineata ai valori europei, ma indietro rispetto al Nord America, tranne per quel che riguarda la spesa TLC, pari al 3,9% del Pil, risultando superiore sia all'Europa (3,7%) sia al Nord America (3,4%). È proprio da questi presupposti che abbiamo sottoscritto l'Accordo di Programma Quadro con la Regione Lombardia. L'intesa si articola in interventi in tre macroaree prioritarie per la regione: la messa in rete del Sistema della Pubblica Amministrazione (Government to Government); il rapporto tra PA e utenti (Government to Citizen e Government to Business); servizi di mercato (Business to Business e Business to Citizen). Vengono realizzati 11 progetti che prevedono, ad esempio, l'inclusione dei piccoli comuni nell'attuazione dell'e-government, lo sviluppo di un sistema informativo territoriale integrato per la gestione dei servizi, la realizzazione di un sistema di interscambio anagrafico, la creazione di una rete wireless per le comunità montane e di una rete regionale lombarda della Pubblica Amministrazione. Nei quasi 20 milioni di euro previsti per la realizzazione di questi progetti, il nostro Ministero contribuirà con 3,6 milioni. Ma la nostra collaborazione con la regione Lombardia non finisce qui. Stiamo, infatti, verificando la possibilità di ulteriori interventi, richiesti dalla stessa regione, su interessanti progetti come quello che riguarda il Distretto del Tessile. Ora la Lombardia si pone al primo posto anche in un'altra frontiera, che non ha precedente in Europa. In questa regione, ove l'innovazione digitale applicata alla Pubblica Amministrazione locale è ormai di casa e ben radicata, dopo l'e-government è in arrivo anche l'e-democracy, ossia la partecipazione dei cittadini alla formazione dei processi decisionali delle Amministrazioni locali attraverso i più avanzati strumenti tecnologici della società dell'informazione. Sono, infatti, ben 7 i progetti di e-democracy presentati da Enti locali lombardi che sono stati ammessi ai finanziamenti pubblici per 1,27 milioni di euro. In particolare, quelli ammessi sono "Document@Rudiano", di cui è coordinatore il Comune di Rudiano; "PAM" coordinato dal Comune di Casalmaggiore; "e-GOS" gestito dal Comune di Monza; "PRGPartecipato" dal Comune di Trezzo sull'Adda; "e21" dal Comune di Mantova; "Start" dalla Provincia di Brescia e "Palco" coordinato dalla Regione Lombardia. Insomma, la regione Lombardia è al tempo stesso un crocevia e un volano di innovazione tecnologica e digitale, un nodo per la rete globale, che crea non solo una cultura diffusa e stratificata nell'applicazione di questi strumenti, ma anche esperienze che le imprese chiamate a realizzarli possono poi sfruttare nel più vasto e competitivo contesto europeo. Un patrimonio immateriale che accresce in modo materiale la modernizzazione del Paese e che valorizza il territorio in cui si sviluppa.





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