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di Marco Fratini

Giornalista La 7, coordinatore della redazione di Impresalive.

Quello che è chiaro, e del resto basta farsi una passeggiata in un negozio di elettronica per accorgersene, è che tutto ciò che è digitale ormai si mette in vetrina, è il prodotto che spinge di più, è l'oggetto del desiderio. In questi santuari del largo consumo tecnologico, si è ossessivamente circondati dai televisori di ultima generazione che, guarda caso, sono digitali. Li chiamano ormai con confidenza "plasma" e "Lcd" e ti promettono manicaretti audiovisivi che il vecchio televisore se li sogna. Sono piatti, belli, costosi, accattivanti nel design. Ma il punto è un altro: la gente che li compra (e chi non può ancora, spera di farlo presto) li piazza a volte sul muro come fossero dei Rembrandt o comunque non fa a meno di esibirli nel posto d'onore in salotto. Un segno che il digitale è già entrato nel quotidiano e ha saputo conquistarsi il suo spazio. Tutte le sere - o almeno in quelle sere in cui Milano e le sue frenesie lo permettono - in pantofole ci si siede al cospetto di questo utensile miracoloso che nello splendore dei "sedici noni" ci fa vedere il telegiornale, i film su Dvd o satellite, giocare sulla console con i nostri figli, ascoltare musica ad alta fedeltà. Ancora non sa parlare di suo, ma se lo facesse ci direbbe: se vuoi, io me ne sto acceso tutto il giorno, tanto male non mi fa... Nei fatti, anche se lui non lo dice, lo abbiamo assecondato. Sta sempre acceso o quasi. Ecco perché, anche se non si sa ancora esattamente dove ci condurrà la rivoluzione digitale, c'è l'impressione ormai di starci dentro, in un modo o nell'altro. Comprare un televisore di nuova generazione, una fotocamera, oppure impegnarsi a costruire un canale digitale come Impresalive: anche se con diverse prospettive, ognuna di queste cose converge verso un disegno culturale che è anche una grande ipotesi di (nuovo) mercato e di relazione. La Camera di Commercio di Milano lo ha già capito e così il progetto di Impresalive ha imboccato la strada della realtà. Sono avventure che per gli annali rimangono sempre "progetti" anche quando sono a regime, perché portano in sé quel fuoco (sacro?) che spinge i pionieri verso le evoluzioni e, a volte, anche verso le rivoluzioni pacifiche e condivisibili.

Il nome

La prima parte del nome, Impresa - è facile intuirlo - strizza l'occhio a chi ascolta (e ha voluto l'inizio di questa avventura). La seconda, live, "vivo" in inglese, è una contaminazione utile quanto necessaria: qui si deve dare l'impressione di vivere i fatti e di renderli il più possibilmente vivi, anzi vivaci. Tanto che alla fine, anziché Tv, Impresalive è giusto chiamarla "canale", con quell'etimo antico, ma certo, che ci riporta ai flussi, che ci fa venire in mente i fiumi. Solo che qui, anziché scorrere solo verso il mare, scorreranno anche dal mare (le imprese, i consumatori, tutti) alla fonte. Signori imprenditori, ora ce l'avete, costruite il vostro canale, la vostra Tv. O, almeno, stimolateci per farlo nel modo migliore.

IP TV

Dentro questa sigla, che sta per Internet Protocol Television, è racchiusa l'avanzata di una nuova Tv che viaggia sul cavo e non ha bisogno di antenne. Una Tv il cui segnale corre sulla banda larga dell'ADSL o della fibra ottica, e che sta prendendo piede, con l'obiettivo di replicare in Italia il successo raggiunto in altri Paesi come la Francia. L'idea è competitiva, probabilmente anche il business può esserlo. Secondo il rapporto di Mrg (IP TV Business Case and Global Forecast 2004-2007) citato da un pezzo recente de "Il Sole 24 ore", il mercato della Tv via Internet nel 2003 valeva 300 milioni di euro e tra un paio d'anni varrà 8,5 miliardi di euro. Il Gruppo Telecom ha deciso di sperimentarla in Italia e Impresalive è parte di questo progetto, così come La7, che è stata chiamata a occuparsi dei contenuti editoriali del canale. C'è un decoder, una magica "scatoletta", che trasforma il segnale che arriva sul doppino e lo invia sul televisore di casa. Impresalive è poi visibile anche sul web (http://www.impresalive.tv/).

Attivi e interattivi

Ma si potrebbe anche dire multimediali, democratici, informali, e comunque istituzionali quando serve¿ Impresalive dovrà essere capace di vestirsi diversamente. In Impresalive i contenuti classici sono un telegiornale e un talk show. Il primo si chiama Impresa News, è un prodotto quotidiano, e in pochi minuti vuole offrire una panoramica sulle notizie economiche, politiche ¿ ma anche più generaliste ¿ della giornata. L'obiettivo è diventare le vedette informative delle imprese. Cioè diventare, dal punto di vista giornalistico, un "Bignami" televisivo quotidiano: tutto quello che un imprenditore deve sapere per essere "mediamente" informato sulla giornata. Il secondo prodotto classico è Trentaminuti, il talk show. Si tratta in realtà di una chiacchierata sul mondo delle imprese, ma anche sui temi di maggiore attualità, con i dirigenti della Camera di Commercio. Impresa diretta In questo caso il contenuto è un po' meno classico. Il nome c'è piaciuto subito: c'è dentro la filosofia della Tv che lavora sui fatti in tempo reale - in presa diretta - e il fine di tutta questa avventura: l'impresa. Da lei si attendono contributi, fatti, parole, voci, suoni, idee. E la volontà di stabilire un contatto diretto è confermata dai videobox installati nelle sedi della Camera di Commercio. Basta premere un bottone e si ha a disposizione un minuto per dire la propria, per proporre o per arrabbiarsi, comunque per stabilire questo "contatto". Diciamo che se avessimo un camper sarebbe qualcosa tipo "Stranamore"...

Digito ergo sum

La variazione sul tema cartesiano è banale, ma utile. Mai come adesso il "digitale" può permettere a una Tv - che a sua volta è espressione del progetto di un gruppo - di essere qualcosa di diverso. Forse anche migliore, questo però lo deciderà il tempo (e speriamo non l'Auditel). Questo tenterà di essere Impresalive, per noi che cerchiamo ogni giorno di accendervi una curiosità senza passare dal vecchio telecomando. Una televisione che deve essere soprattutto una community, una comunità di persone e di intenti. Insomma, noi qui la faremo un po' strana (la Tv). Non troppo, però.