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di Stefano Maffei

Dipartimento INDACO (Industrial Design, Arte & Comunicazione), Facoltà del Design del Politecnico di Milano

La relazione tra il modello di sviluppo organizzativo locale del distretto industriale e il sistema complementare delle attività di design che li caratterizza può essere ritrovata all'interno della riflessione sulla relazione tra specificità merceologica e specializzazione produttiva, espressa dal concetto di Made in Italy1 sviluppato da Marco Fortis [Quadro Curzio e Fortis, 2000]. I settori che lo compongono rappresentano infatti alcuni degli ambiti2 principali in cui il design italiano3 si è storicamente sviluppato; ciò testimonia in maniera concreta l'idea che esista una relazione virtuosa tra lo sviluppo del nostro sistema economico e quello del nostro sistema di attività progettuali. Possiamo validare questa ipotesi affermando che il sistema economico e il sistema del design italiano si sono modellati con un processo d'interazione reciproca realizzatosi attraverso meccanismi di interazione sociale. Gli esiti della prima grande ricerca nazionale sul Sistema Design Italia4 hanno consentito di analizzare e comprendere più approfonditamente questa interazione tra design e produzione: all'interno dei sistemi d'impresa distrettuali italiani esiste effettivamente una fortissima attitudine esplorativa e progettuale che riguarda i processi di innovazione produttiva. Essa funziona da enabler per il sistema delle attività progettuali, che utilizza la conoscenza locale tacita ed esplicita per materializzare nuovi processi, forme d'azione organizzativa, artefatti. La ricerca ha documentato che ciò è il portato di due dati salienti:
– la presenza di un milieu socio-produttivo e ambientale caratteristico in cui – attraverso un processo di interazione sociale tra gli attori significativi – si specificano sia i processi di costruzione della cultura progettuale, sia la trama di relazioni generative delle forme organizzative [Maffei e Zurlo, 2000];
– l'esistenza di un processo di co-produzione collettiva dei valori, dell'organizzazione, del senso operativo [Maffei e Simonelli, 2002; Zurlo et al., 2002] basato su processi taciti di relazione e collaborazione tra attori – formalizzati e non – del sistema della produzione e del progetto.

L'interazione socio-produttiva

La ricerca ha prodotto un'indagine sul campo, che ha visto lo svolgimento di circa 90 casi studio di sistemi-prodotto5/imprese inseriti in contesti territoriali significativi. L'interpretazione dei casi ha messo in evidenza un aspetto centrale comune: la relazione tra design6 e la cultura produttiva all'interno delle diverse realtà produttive territoriali passa attraverso una forma di apprendimento collettivo, sedimentato nelle pratiche, che può essere definito come learning by interacting [Lundvall et al., 2002]. In esso è fortissima la componente situata [Suchman, 1987], cioè relativa ad una specifica collocazione spazio-temporale del fenomeno osservato. Secondo quest'approccio interpretativo, mutuato dall'etnometodologia, le risorse che gli agenti produttivi o progettuali dei distretti possono impiegare per lo svolgimento di un'azione conoscitiva o operativa dipendono dalle circostanze materiali e sociali in cui l'azione stessa si svolge. Il senso dell'azione produttiva o progettuale si sviluppa perciò contemporaneamente sia nel mondo materiale dei prodotti, dei processi ecc. sia nella sfera sociale, nei luoghi dell'interazione condivisa, attraverso i filtri delle regole comunitarie e dei repertori di conoscenze condivise tacite o esplicite. La storia dell'accoppiamento tra produzione e design ci racconta l'esistenza di un apprendimento localizzato nei sistemi di territoriali che trae la propria forza dal sistema delle relazioni interpersonali e delle opportunità d'azione che queste relazioni generano. Esso si solidifica nel tempo, reificandosi nelle strutture e nelle pratiche sociali e culturali ma anche negli artefatti e nelle strutture produttive (sistemi-prodotto e sistemi d'imprese). La comprensione dei processi di produzione di conoscenza, nelle sue pratiche di attivazione e reificazione attraverso il contributo delle attività di design, costituisce quindi un elemento fondamentale per la comprensione di un sistema economico competitivo basato sulle competenze degli attori locali. I sistemi di piccole e medie imprese dei distretti italiani, grazie a una storia e a una forma organizzativa che li rende capaci di attivare e sviluppare un insieme di competenze distintive, hanno potuto mettere in pratica un'offerta di prodotti e servizi che si è sviluppata dapprima attraverso un processo di learning by doing e successivamente si è selezionata e sviluppata ulteriormente grazie a pratiche connesse al learning by using7. In molti dei casi analizzati dalla ricerca8 è proprio questa la dinamica osservabile; simile a quella che Becattini [Becattini, 1998] ha definito come una sorta di matrice selettiva della domanda alimentata da una base di agenti fortemente competenti su scala locale. Essi apportano un contributo significativo alla dinamica di sviluppo dei nuovi sistemi-prodotto in virtù della loro capability di valutazione, sia degli aspetti di configurazione produttiva degli artefatti e dei processi che degli aspetti d'uso relativi alla valutazione prestazionale ed estetica. Ciò avviene attraverso un processo di conversione della conoscenza che prende forma attraverso l'attività progettuale tacita ed esplicita che accade nelle imprese nei distretti industriali in cui "Le conoscenze contestuali (locali, uniche) vengono messe in valore trasformandole, con appropriati processi cognitivi, in conoscenze codificate (trasferibili e riproducibili) in modo da conseguire il massimo delle economie di replicazione possibile…" [Rullani, 1998, p. 141]. Questa dinamica trova la sua realizzazione effettiva nei processi di messa a punto di sistemi-prodotto che sono portatori di insiemi di piccole innovazioni su base locale. Ciò alimenta il processo di interazione culturale e sociale mediato sia dagli stessi prodotti che dalle azioni e dai processi utilizzati per produrli [Russo, 2000] e concretizza quello che potremmo definire un circuito innovativo tipico di produzione e circolazione di conoscenza esplicita o tacita (progettuale, produttiva, distributiva, comunicativa). L'elemento fondamentale di questo processo è costituito dall'attenzione per i bisogni e i contesti d'uso degli utilizzatori finali dei beni9: proprio i contesti d'uso sono i punti di riferimento per la definizione del campo di sperimentazione produttiva per i sistemi di piccole e medie imprese [Zurlo et al., 2002]. Questo modello innovativo – basato sull'idea che tutto il corpo organizzativo e gli agenti dell'impresa partecipino al progetto – guarda alla tecnologia e al mercato come elementi complementari nella definizione di una configurazione del prodotto. Per comprenderne la specifica natura occorre indagare piuttosto la capacità degli utenti-abitanti-partecipanti di individuare l'insieme dei valori, delle aspettative, delle esigenze che guidano il processo di sviluppo di nuovi prodotti-servizi. L'insieme delle interazioni tra impresa distrettuale, attività di design e il territorio sono quindi l'elemento che vincola e configura il processo di produzione cooperativo di nuova conoscenza, che si materializza in nuove forme di prodotto/servizio. All'interno del territorio e dei suoi sistemi d'impresa si realizza quindi un efficace meccanismo di conversione della conoscenza tacita ed esplicita [Nonaka e Takeuchi, 1995; Reinmoller, 1998], che mette in campo competenze di tipo pragmatico, ovverosia orientate alla definizione di condizioni e situazioni connesse con la possibilità di azione [Lane e Maxfield, 1997].

Il learning in action

La conoscenza, attraverso un processo di learning in action10, si accresce con una dinamica non puramente cumulativa; essa si ricombina grazie ai processi d'interazione tra gli attori coinvolti nel processo. È un'innovazione che nasce quindi da una dimensione contestuale11 che risulta analizzabile solamente a condizione di studiare il luogo in cui essa si sviluppa, ovvero lo spazio fisico, sociale e produttivo dei distretti industriali. Per comprendere il context setting occorre quindi dotarsi di un approccio etnografico evoluto, che dia conto delle complesse e strutturate reti di relazioni sociali e azioni, quelle relazioni generative [Lane e Maxfield, 1997; Russo, 2000] che sono alla base dello sviluppo di soluzioni innovative. Nel caso dei distretti italiani a forte componente di design – il contesto dell'apprendimento coincide quasi sempre sia con un luogo fisico definito che con modalità cognitive precise. Questi due aspetti trovano un punto di contatto nella definizione che Wenger fornisce di comunità di pratica [Wenger, 1998], ovvero una comunità specializzata di attori che si relazionano tra loro sulla base di una azione comune, all'interno di un quadro di impegno reciproco facilitato da un repertorio cognitivo e strumentale comune. L'intersezione tra luogo e modalità cognitiva crea infatti degli spazi dinamici dell'apprendimento, dei forum di discussione, facilitazione, creazione: le arene [Wigren, 1999]. Nei distretti industriali, all'interno di questi spazi dinamici12, il processo di interazione si trasforma in un processo di negoziazione che vede coinvolte differenti comunità di pratiche ovvero imprenditori, professionisti, amministratori, tecnici. Ciò origina le peculiari costellazione di pratiche [Wenger, 1998; Wenger, McDermott and Snyder, 2002] che agiscono all'interno del distretto e che originano una configurazione tipica di azioni, risorse, e competenze. Gli attori sociali che innescano o compiono azioni di progetto (nelle sue forme tacite o esplicite) sono cioè anche quelli che in un modo o nell'altro sono i protagonisti della negoziazione all'interno dei distretti. Questi agenti sono i protagonisti della creazione di artefatti negoziali attorno a cui si organizza la cultura, la competenza e la potenzialità produttiva del distretto [Latour, 1987; 1996 e 1998]. In questo senso il modello innovativo esplicitato dalla ricerca sul Sistema Design Italia supera il semplice schema della creazione di conoscenza attraverso il learning by doing: il processo innovativo nei sistemi d'impresa design-oriented è perciò strettamente legato alla capacità di collegarsi ai processi d'apprendimento e di partecipazione che avvengono sul territorio. Questa connessione con il proprio intorno sociale, economico e culturale è il punto essenziale da cui scaturisce una strategia competitiva di produzione di conoscenza e artefatti (sistemi-prodotto) [Lave e Wenger, 1991; Wenger, 1998; Micelli, 1999]. Ciò riprende una delle conclusioni della ricerca SDI: dietro alla relazione tra attività di design e distretti industriali sta una forma originale d'innovazione in cui i processi di creazione del valore e configurazione dei prodotti non seguono né una logica guidata dalla pura opportunità della traiettoria tecnologica né si plasmano sui presunti bisogni del mercato ma sono invece il risultato di una complessa danza interattiva di comunità di pratiche specifiche di produttori-utenti.

 

Note

1. Rullani [Rullani, 2000, p. 160] parla di incontro tra schema merceologico del Made in Italy e il concetto di distretto.
2. Fortis li definisce come "… l'insieme dei settori operanti nelle aree ‘moda' , ‘arredo-casa', ‘tempo libero' ed ‘alimentazione mediterranea', a cui vanno aggiunti i comparti della meccanica collegata. Questa definizione qualitativa enfatizza la spiccata specializzazione italiana nel vestir bene, nella cucina mediterranea, nel proporre prodotti per il tempo libero e lo sport, nell'arredare e rendere più funzionale la casa…" [Quadro Curzio e Fortis, 2000, pp. 25-26]; si vedano anche in proposito [Brusco e Paba, 1997; Viesti, 1997; Fortis, 1998; Rullani, 2000].
3. Si vedano in proposito alcuni testi sulla storia del design italiano: [Gregotti V., 1982], [Pansera A., 1993], [Branzi A., 1996].
4. Questa ricerca co-finanziata dal Ministero dell'Università e della Ricerca (1998-2000), a cui hanno partecipato 17 sedi universitarie il cui titolo completo era "Sistema Design Italia. Risorse progettuali e sistema economico. Il ruolo del disegno industriale per l'innovazione di prodotto. Sviluppo delle risorse progettuali del Sistema Italia tra risorse locali e mercati globali", è stata insignita del Premio Compasso d'Oro 2001 per la miglior ricerca di scenario; da questo lavoro sono state tratte diverse pubblicazioni tra cui [Maffei e Simonelli, 2002] e [Zurlo et al., 2002], [Bertola et al., 2002].
5. Il sistema-prodotto è la combinazione degli elementi tangibili e intangibili – comuicazione, servizio – del prodotto [Normann e Ramirez, 1995].
6. Si veda per una più chiara comprensione di cosa sia il design secondo una visione sistemica il sintetico ma fondamentale [Maldonado, 1991].
7. In questo senso i distretti industriali sono un caso prototipico di quello che Nonaka e Takeuchi definiscono come il ciclo di produzione della conoscenza [Nonaka e Takeuchi, 1995], per il ruolo di spinta al cambiamento fornito dagli utilizzatori si veda [Von Hippel, 1978], [Lundvall, 1992] e [Lundvall, 2002].
8. Appartenenti a settori come il legno-arredo, l'illuminazione, l'agroalimentare.
9. Che possono essere normali utenti finali o parti stesse di filiere produttive.
10. Cfr. [Rullani, 2000, p. 164].
11. Si veda in questo senso il concetto di embeddedness [Polanyi, 1967], che interpreta le attività umane come il frutto inestricabile di una relazione con i contesti sociali e culturali.
12. Che quasi sempre corrispondono ai luoghi storici della comunità, ovvero il caffè, il circolo sportivo, la banca, la piazza, il club…

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